«Anticorpi monoclonali,
partiamo con 133 sacche:
arma in più per evitare ricoveri»

LA CURA SPERIMENTALE sarà attivata presto anche negli ospedali di Macerata, Civitanova e Camerino. A spiegare come funziona l'infettivologo Alessandro Chiodera: «Terapia che si pone l’obiettivo di ridurre la pressione sui pronto soccorso e gli ospedali in genere»
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Alessandro Chiodera

 

di Francesca Marsili

Annunciati dal presidente Francesco Acquaroli, gli anticorpi monoclonali sono arrivati nella nostra regione: 133 flaconi destinati agli ospedali marchigiani per avviarne l’uso sperimentale contro il Covid-19. Tra i destinatari anche i tre presidi principali dell’Area Vasta 3: Camerino, Macerata e Civitanova. «Non sono una cura per i pazienti gravi ospedalizzati – spiega Alessandro Chiodera, primario del reparto di malattie infettive di Macerata – il trattamento a base di anticorpi monoclonali è una terapia che può essere somministrata nella primissima fase della positività, in quei soggetti che già sappiamo avere elevate probabilità, per le loro condizioni di base, di sviluppare una malattia grave a rischio di decesso».

L’infettivologo pone l’accento e prova a fare chiarezza riguardo al fatto che la terapia a base di anticorpi monoclonali non può essere somministrata a chiunque sia affetto da Covid-19 come si può erroneamente pensare. E’ un’ulteriore arma a disposizione che ha però delle limitazioni. «Il loro campo di applicazione ideale è nei pazienti che si sono infettati da poco, non ospedalizzati. Il farmaco deve essere somministrato nei primissimi giorni dell’infezione, in una fase in cui deve essere combattuta e neutralizzata una grande carica virale. Sono indicati – come da linee guida dell’Aifa – per malati che per età, condizioni del sistema immunitario o patologie concomitanti sono più esposte al rischio di progressione dell’infezione e a forme gravi di malattia».

L’uso degli anticorpi monoclonali quindi è una profilassi, ha l’obiettivo di anticipare lo scatenarsi della malattia e quindi di evitare l’ospedalizzazione, non è una curativo efficace per chi ad esempio è ricoverato o si trova già una fase in cui necessita di ossigenoterapia. Nell’utilizzo degli anticorpi monoclonali come ulteriore arma nella lotta al Covid-19, la nostra è stata tra le regioni capofila a richiederne l’autorizzazione per un uso sperimentale. L’ok da parte dell’Aifa che ha provveduto ad inviare il farmaco, è arrivato dopo l’approvazione di due progetti: uno dell’azienda ospedaliera Marche Nord e uno di Torrette con lo Spallanzani.

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Il Covid hospital di Civitanova

Ma entrando nel dettaglio dell’avvio dell’utilizzo degli anticorpi monoclonali sui pazienti, quando partirà? «Partiremo probabilmente entro marzo, non appena le direzioni sanitarie avranno deciso dove e come farlo» risponde il dottor Chiodera. Perché un ulteriore limitazione imposta dalla profilassi a base di queste molecole biologiche è che avviene tramite infusione praticata in ospedale, non può essere fatta a casa. E’ necessario quindi dedicare posti letto a questa terapia che si pone l’obiettivo di ridurre la pressione sui pronto soccorso e gli ospedali in genere, dettaglio non da poco in un momento come questo in cui di posti letto se ne hanno col contagocce. Le 133 sacche di anticorpi monoclonali sono conservate nella farmacia dell’Inrca di Ancona e saranno consegnate all’ospedale di riferimento ogni volta ne venga fatta richiesta per un paziente da sottoporre a terapia.

«Ci sarà un registro Aifa per canalizzare le richieste e “arruolare” i soggetti positivi al Covid-19 identificati come a rischio ricovero dai medici di medicina generale, dalle unità Usca – conclude il primario – servirà ad analizzare i risultati ottenuti in tutta Italia e quindi per valutare l’efficacia o meno del farmaco». Le strutture ospedaliere abilitate all’utilizzo degli anticorpi monoclonali sono 12 oltre all’ospedale regionale del capoluogo, quelli di Pesaro, Urbino, Senigallia, Jesi, Fabriano, Civitanova Marche, Macerata, Camerino, Fermo, San Benedetto e Ascoli.

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