Ospedali, il sindaco di Sefro:
«Sono sicuro che i nostri territori
avranno un futuro sanitario»

L'INTERVENTO di Pietro Tapanelli sul dibattito in corso che riguarda le strutture di Camerino in primis e San Severino
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Pietro Tapanelli

 

«La giunta regionale si è da pochissimo insediata ed ha promesso massima attenzione anche ai presidi ospedalieri di Camerino e San Severino Marche. Entrambi sono essenziali per garantire i servizi di prossimità di tutela della saluta pubblica per le alte valli del Potenza, dell’Esino e del Chienti. Il presidente Acquaroli ha assicurato che ci sarà massimo coinvolgimento anche dei sindaci nella redazione del piano sanitario regionale e sono fiducioso sul fatto che presto si arriverà a dare un futuro, anche in ambito sanitario, ai nostri territori». Sono le parole di Pietro Tapanelli, sindaco di Sefro, che interviene nel dibattito sulla sanità dell’entroterra. Negli ultimi giorni infatti è stato un susseguirsi di appelli soprattutto in merito all’ospedale di Camerino e al reparto di Ortopedia, a corto di personale. Sono intervenuti oltre al sindaco della città ducale, anche i colleghi di Matelica e Pioraco, l’arcivescovo Massara, le suore di clausura del monastero di Santa Chiara: tutti hanno chiesto a gran voce di non abbondare la struttura camerte.  «Il nostro compito è, come sempre – dice Tapanelli – quello di vigilare e rendere l’attenzione sempre alta sui territori da noi amministrati. La sanità è di tutti e non può essere vittima di appartenenza politica. Certo che non si possono avere dieci ospedali sotto casa, ma i presidi di Camerino e San Severino  sono esistenti e vanno valorizzati e potenziati. Entrambi. Senza preferenze e campanilismi di sorta. Scherzosamente dico sempre che mi sento al 33% di Camerino, dove sono nato, al 33% di Sefro, dove vivo, e al 34% di San Severino Marche, dove lavoro. Ecco, quel punto di percentuale in più – sorride il sindaco – lo devo a chi mi paga lo stipendio. La gestione della pandemia ha rallentato sicuramente i piani inziali, ma sono fiducioso e credo che con un minimo di programmazione, abbandonando quella che ho sempre definito Sindrome di Calimero, puntando su poche ma efficaci tematiche di sviluppo, ora al centro anche dei piani di rilancio post Covid19, si possa dare un futuro alle nostre realtà. Certo è che i servizi devono esserci e la sanità è uno di questi».

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