Mancinelli contro Mangialardi:
«Non c’erano gli ingredienti per vincere»
IL COMMENTO della sindaca di Ancona sull'esito delle Regionali: «E' mancato un candidato presidente dalla personalità forte e riconosciuta e perciò capace di attrarre consensi rilevanti anche fuori del tradizionale perimetro del centrosinistra»

Valeria Mancinelli
Al centrosinistra sono mancati i fattori essenziali per vincere le Regionali. E’ questo il concetto espresso dal sindaco di Ancona Valeria Mancinelli attraverso un post pubblicato su Facebook questa sera, a scrutinio in corso, ma con la vittoria certa di Francesco Acquaroli come prossimo governatore delle Marche. «I risultati ci stanno dicendo – ha scritto il primo cittadino – che il centrosinistra vince dove concorrono almeno due dei tre seguenti fattori essenziali: un governo regionale percepito come efficiente e vicino alle persone, un radicamento politico e sociale nel territorio ancora forte, un candidato presidente dalla personalità forte e riconosciuta e perciò capace di attrarre consensi rilevanti anche fuori del tradizionale perimetro del centrosinistra. Nelle Marche non c’era nessuno di questi 3 ingredienti e abbiamo perso». La considerazione sui dati nazionali, dove il centrosinistra ha scavalcato gli avversari in Puglia e Toscana: «Ma anche il complessivo dato nazionale, pur moderatamente positivo – ha continuato il sindaco – non cancella anzi l’esigenza urgente di una radicale rigenerazione dell’intero campo progressista, per rimettersi in sintonia co i bisogni e le domande del Paese reale». Poco prima del silenzio elettorale, Mancinelli aveva lanciato un video-messaggio sui social in cui invitava i marchigiani a votare per Maurizio Mangialardi.
La disfatta del centrosinistra ha nomi e cognomi E adesso tutti a casa
Mancinelli lancia Mangialardi: «Le idee contano ma alla fine sono le persone a fare la differenza»
Mangialardi non venga additato come un capro espiatorio. Tutto il PD (insieme ai 5 Stelle) è responsabile responsabile del disastro: un vertice appannato e introvertito su se stesso e una base quasi inerte, salvo gli slanci di orgoglio degli attivisti.
Mangialardi è come Ricotta: impossibilitati a fare un miracolo dopo anni di assenteismo dai problemi veri della gente e in difesa dei grossi interessi e dei propri piccoli particolari.