Il prof Giovanni Moreschini
in pensione dopo 40 anni:
«I ragazzi mi hanno migliorato»
MACERATA - Il docente di Estimo all'istituto "Bramante-Pannaggi" a settembre lascerà l'insegnamento. «Quando il lavoro ti appassiona così tanto hai vinto. Ho sempre cercato di trasmettere il concetto che lo studio rende indipendenti, autonomi e liberi». Tra le passioni i viaggi e il calcio

Giovanni Moreschini
di Elisabetta Pugliese
«A settembre si concluderà ufficialmente il mio percorso. L’amore per l’insegnamento è stato il mio mondo, è un lavoro che ho svolto con molta passione e dedizione. I miei ragazzi mi mancheranno moltissimo, mi hanno reso una persona migliore». Dopo 40 anni Giovanni Moreschini, docente di Estimo all’istituto “Bramante-Pannaggi” di Macerata, è arrivato alla pensione. Un lungo percorso il suo, iniziato come studente alla facoltà di Agraria di Perugia. Dopo la laurea, un suo insegnante gli chiede di restare nell’ambiente accademico, ma lui rifiuta: «Non mi piaceva l’idea di rimanere nelle grigie stanze di laboratorio – spiega – e nonostante non avessi un’alternativa pronta decisi di tornare a Macerata». Poi vince il concorso e sceglie di non proseguire come insegnante alla scuola agraria, ma di cambiare totalmente indirizzo: per cinque anni ad Ascoli e per altri 30 a Macerata, è docente all’istituto per geometri.

Giovanni Moreschini con Andrea Tosoni, attuale presidente della Sangiustese
Parallelamente all’amore per la scuola corre quello per il calcio. Grande tifoso dell’Inter, sia durante i suoi anni da studente, che in quelli da professore, ha seguito molto attivamente diverse squadre, più di tutti la Sangiustese: «Quando ero all’università, al mattino andavo in facoltà e di pomeriggio mi recavo a seguire gli allenamenti del Perugia – racconta – lo stesso ho fatto nei miei primi anni da docente ad Ascoli con la squadra locale, che all’epoca era in serie A. Nel mio periodo a Macerata, invece, il mio cuore batteva per la Sangiustese, una squadra che ha militato tra la serie D e la C. L’ho seguita ininterrottamente – spiega – Ero anche addetto stampa, scrivevo articoli, curavo i rapporti con i media. Per quanto ero appassionato facevo la telecronaca alle partite, e di sera correvo subito a Recanati per preparare il servizio e inserire anche il montaggio video. Il mio cuore ancora oggi è rossoblu».

Il professore con alcuni dei suoi alunni a Praga
Moreschini si avvia alla pensione con quota 100, dopo aver letteralmente vissuto per l’insegnamento. «All’università un mio professore mi diceva sempre “L’importante è che quello che fai sia la prosecuzione di un gioco” – sottolinea – per me è stato davvero così, quando il tuo lavoro ti appassiona a questi livelli hai vinto. Ho sempre amato creare e gestire gruppi, mantenere le mie classi e lavorare sull’evoluzione dei singoli alunni ed alunne, spronandoli a fare del loro meglio. Non ho mai creduto nelle etichette che spesso alcuni insegnanti danno ai giovani – afferma – non è che esistono asini e somari che restano tali, anzi sono fortemente convinto che ognuno debba avere l’opportunità di sfruttare una chance ed evolvere, ed è questo ciò che ho sempre cercato di fare con le mie classi. Un insegnante si deve plasmare in base allo studente che incontra – dice – non può avere un mondo predeterminato, perché ogni ragazzo è diverso e le cose non vanno imposte a priori. Al di là della trasmissione dei concetti teorici, ho sempre voluto contribuire a formare il carattere di ragazzi e ragazze, facendo capire loro il fine per cui affrontavo certi argomenti in aula e trasmettendo il concetto fondamentale che lo studio rende indipendenti, autonomi e liberi».
Moreschini racconta di essere stato uno studente severo con se stesso ed un insegnante che esercitava l’autorità che il suo ruolo richiedeva, ma senza autoritarismo: «Sono stato molto attento al rapporto tra me e i miei studenti e studentesse – sottolinea – i giovani devono capire che bisogna rispettare gli insegnanti e che non può essere un rapporto alla pari, come tra compagni. La cosa a cui ho sempre puntato è che loro raggiungessero i loro obiettivi in base alle loro predisposizioni e capacità. Alcuni giovani sono arrivati in quinto totalmente diversi rispetto a quando li ho conosciuti in terzo. Per me era una sfida – afferma – perché come ho detto non mi sono mai piaciute le etichette. Ho sempre detto alle mie classi: “Non fidatevi di chi vi dice che siete bravi, ma maturate uno spirito di autocritica”. È un concetto in cui credo moltissimo». Ed ora, arrivato alla pensione, il docente continuerà a dedicarsi alle sue passioni di sempre, il calcio, la bicicletta ed i viaggi, e certamente troverà molto altro a cui appassionarsi: «Sono sempre stato un curioso – racconta Moreschini – pensi che nei momenti di pausa dalle spiegazioni in aula cercavo di fare innamorare gli studenti di altri aspetti culturali, come la geografia o l’amore per la lingua italiana. Non sono io che ho formato loro, ma i miei ragazzi mi hanno insegnato tantissimo, facendomi diventare un uomo migliore. Mi mancheranno moltissimo – conclude – ciò che mi sento di dire loro è semplicemente “Diventate imprenditori di voi stessi”, studiate, impegnatevi, siate curiosi e miglioratevi, formate il vostro carattere per essere autonomi e liberi, con queste armi sarete vincenti».

Giovanni Moreschini con la figlia Irene

Il professore con la moglie Stefania

Moreschini con la figlia Irene e la nipote Ilaria


Con le ragazze Geometri 2004, quarte classificate alle nazionali di calcio a cinque

Moreschini con alcune studentesse ad una cena di classe
Un peccato che i ragazzi non possano più avere un insegnante di questo Livello ,una brava persona, un ottimo professore, un educatore. Lo ricordo con affetto ,mi diede un ultima opportunità a 15 anni prima di rimandarmi a settembre e non me la feci sfuggire.Altri non avrebbero perso altro tempo.Grazie ancora Giovanni per la tua Professionalità .Fai bei giri in bici.BUONA VITA PROFESSORE