Nelle stanze delle rime immortali:
il brivido di ritrovare Leopardi

RECANATI - Una candela consumata, le commedie di Terenzio sul comodino, una partita a scacchi interrotta, gli scorci dalle finestre che ispirarono al poeta versi che sono pilastri della letteratura italiana. Tante piccole immense scoperte nell'incontrare ambienti rimasti chiusi ai visitatori per due secoli
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La stanza di Giacomo Leopardi

 

di Laura Boccanera

Chi non ha mai visitato palazzo Leopardi sale le scale che conducono agli ambienti privati della famiglia con devozione e quasi commozione. Il poeta studiato a scuola, quello della donzelletta del sabato del villaggio, dei versi immortali dedicati a Silvia, ma ancor più quello dell’Infinito e delle Ginestre, qui si fa materia. E la finestra dalla quale Giacomo si affacciava di notte e che dà sul giardino è ancora lì, quella che permetteva alla mente dello studioso recanatese di osservare le “vaghe stelle dell’Orsa”.

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Taglio del nastro: la contessa Olimpia Leopardi con il sindaco Antonio Bravi e, a sinistra, il governatore Luca Ceriscioli

Ci sono tutti i riferimenti delle sue rime in queste mura che ancora immacolate conservano il genius loci di Leopardi. Da duecento anni nessuno al di fuori della famiglia le ha frequentate quelle stanze e da oggi un piccolo scrigno di storia diventa alla portata di tutti. Il nuovo itinerario di visita di Casa Leopardi si arricchisce infatti del percorso “Ove abitai fanciullo”, un approfondimento sui luoghi e sugli oggetti quotidiani. Per conoscere l’uomo oltre che il poeta: c’è il comodino con sopra le “Commedie” di Terenzio, ovviamente in lingua originale in latino, una candela consumata della quale si riesce ad immaginare il baluginare della fiamma, un gioco degli scacchi e una partita iniziata e mai finita. Il primo luogo che si incontra dopo lo scalone che conduce al piano nobile è il salone azzurro, adibito ad ingresso, alle cui pareti si trovano alcuni dipinti raffiguranti membri della famiglia Leopardi e del patriziato recanatese: il cardinal Venieri, il conte Giacomo Leopardi (nonno del Poeta) e, più recenti, i conti Giacomo e sua madre Rosita, trisavoli degli attuali discendenti.

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La finestra della camera di Giacomo Leopardi dal giardino detto “il pomario”

Oltre al collezionismo di libri ed oggetti d’arte, la grande passione del padre di Giacomo fu la storia locale e familiare; sulla parete di destra, l’albero genealogico da lui realizzato per ricostruire la storia della “Gens Leopardae”. In fondo alla sala si staglia l’arazzo rosso con lo stemma dei conti Leopardi di San Leopardo, connotato dal leone rampante con corona comitale e croce di Malta. Il passaggio che porta al salone principale, denominato Saletta degli specchi, vede raccolte nelle teche, una piccola parte della collezione di monete e medaglie del Conte Monaldo. L’ambiente successivo, utilizzato nei secoli come luogo di incontro e convivialità, è la Galleria. Ad oggi il luogo di rappresentanza in occasione degli eventi ufficiali. Le sale sono state descritte dal poeta ne “Le ricordanze” atrii in cui “rimbombaro i sollazzi e le festose Mie voci”. Al centro della sala, un notevole altare seicentesco che contorna un grande dipinto attribuito al pittore Ernst van Schayck che ritrae Barbara Moroni, moglie di Bernardino Leopardi, antenato del Poeta. Di lei Monaldo racconta che dall’abito nuziale si ricavarono ben 400 scudi d’oro.  Tra i numerosi dipinti presenti in Galleria, spicca per interesse leopardiano, la serie di quattro tele raffiguranti animali al pascolo attribuite al noto pittore tedesco Philipp Peter Roos detto Rosa da Tivoli. La luce entra dalla porta finestra che consente di scendere al giardino di Palazzo Leopardi dove Giacomo “solea passar gran parte Mirando il cielo, ed ascoltando il canto Della rana rimota alla campagna”.

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La Galleria

Al primo giardino venne connesso quello oggi visitabile, un tempo detto il “pomario”: da questo si aveva accesso all’orto delle monache di Santo Stefano e allo scenario de L’infinito. Da un passaggio ad archi che porta al giardino di levante, si avviarono all’epoca i lavori per il rifacimento degli appartamenti che sarebbero stati destinati a Giacomo, Carlo e Luigi. Ancora oggi è possibile vedere l’iscrizione lapidea in lingua latina che Monaldo fece apporre per certificare i lavori svolti. In origine la struttura degli appartamenti – detti “Le Brecce” per la peculiare composizione del pavimento alla veneziana – era a due piani, ma il crollo inaspettato il 13 aprile del 1816, un Sabato Santo, fece desistere Monaldo dal ricostruirle e la struttura rimase ad un piano. Vi si accede salendo una piccola scala a chiocciola e il primo luogo che si incontra è il salottino in cui i fratelli Leopardi si intrattenevano nel tempo libero dopo gli studi. Sulla destra, la camera di Carlo e, in fondo e più ampia, la stanza del fratello maggiore Giacomo, luogo fonte di ispirazione e di continue suggestioni. E’ qui che il Poeta, dalla finestra della sua camera, contemplava le vaghe stelle dell’Orsa o ascoltava la celebre Nerina. Tale figura poetica sembra essere stata ispirata da Maria Belardinelli, giovane recanatese che abitò sull’altro lato della strada. A tal proposito, il fratello Carlo Leopardi racconta: “Molto più romanzeschi che veri gli amori di Nerina e di Silvia. Si vedevano dalle nostre finestre quelle due ragazze, e talvolta parlavamo a segni. Amori, se tali potevano dirsi, lontani e prigionieri. Le dolorose condizioni di quelle due povere diavole, morte nel fiore degli anni, furono bensì incentivo alla fantasia di Giacomo a creare due de’ più bei tratti delle sue poesie. Una era la figlia del cocchiere, l’altra una tessitora”. Dal 1830, anno in cui Leopardi lasciò Recanati le stanze rimasero vuote. Da quel momento in poi gli ambienti delle Brecce sono stati custoditi nel ricordo del poeta ed esclusi dall’utilizzo domestico. Dalla seconda metà dell’Ottocento l’obiettivo della famiglia Leopardi è stato quello di preservare i luoghi della memoria di Giacomo e renderli sempre più accessibili al pubblico: l’apertura della biblioteca, quella degli spazi espositivi del frantoio, il restauro delle cantine storiche, arrivando all’importante ristrutturazione della casa di Silvia. Oggi, con l’apertura ai visitatori delle stanze , si corona il sogno dei moltissimi appassionati che potranno finalmente emozionarsi nei luoghi che hanno ispirato versi immortali, capaci di attraversare il tempo e le generazioni.

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Il giardino

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Le stanze segrete di Leopardi svelate dopo oltre 2 secoli (Foto) «Segnale di ripartenza per le Marche»



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