La Madonna “ciucarella”
de Macerata

LA DOMENICA con Mario Monachesi
- caricamento letture
mario-monachesi

Mario Monachesi

di Mario Monachesi

La peste fa il suo ingresso in Europa, a Caffa (Crimea), alla fine del 1347. In 18 mesi muore un terzo della popolazione. In Italia muore di peste nera tra il 30 e il 50% degli abitanti. Nel corso dell’intero secolo si avranno in tutto cinque pestilenze. Nel ‘400 altre due epidemie: mettono a dura prova anche il territorio maceratese. Per voto unanime del comune, teso ad implorare la fine della “moria” della gente, si decide allora, con il contributo di tutti i cittadini, di erigere in un solo giorno una “ecclesiola” (piccola chiesa) in onore di Maria. La prima pietra viene posta dal vescovo Nicolò Delle Aste, la sera del 15 agosto 1447. All’alba del 16 agosto iniziano i lavori e il 17 vi si celebra la prima messa. Il tempietto, innalzato attorno all’affresco rappresentante la Madonna della Misericordia, posto sul muro dell’orto del vescovo (in piazza Duomo), date le dimensioni ridotte, prende immediatamente il nome di Santa Maria “ciucarella”, detta anche Santa Maria piccinina.

Nel 1497, una nuova epidemia induce la città ad offrire grano “e atri prodotti de campagna a la Madonna”. Prende avvio l’attuale “Festa de le Canestrelle”. Nello stesso periodo, il tempietto viene ampliato e vi viene intronizzata la grande tela con la Madonna della Misericordia e i santi Sebastiano, Rocco, Andrea e Giuliano. Contemporaneamente, nell’odierno corso Cairoli, all’epoca Borgo San Giovanni Battista, “vène custruitu un picculu ‘spedà’ (ospedale) pe’ ‘llogghjà’ sia l’ammalati che li sospettati de aecce la peste. Tutti quilli cacciati da la città”. Vengono costruite, in loco, anche delle piccole casette. “Che te pozza pijà la peste nera e te tirèsse dentro ‘na galera e la galera fosse sepordura”.

madonna-ciucarella-mario-monachesi-2-325x218Nel ‘500 altre due terribili epidemie imperversano ovunque. La sola peste di Giustiniani (542 a.C.), in due anni provoca la morte di circa 25 milioni di persone tra Europa e Mediterraneo. Nel ‘600 il Paese vive la peste poi descritta anche dal Manzoni nei Promessi sposi. Nel 1835 e 1855 il colera. Nel 1855 a Corridonia, all’epoca Pausola, in un solo mese 500 morti. Nel 1918 arriva la Spagnola, nel 1952 pandemia di polionelite, nel 1957 l’Asiatica, nel 1968 l’influenza di Hong Kong (più di 250 milioni di contagiati e un milione di morti nel mondo), nel 1973 torna il collera, nel 2003 la Sars (vi muore il medico marchigiano Carlo Urbani, il primo ad identificarne il virus), nel 2009 l’influenza suina. Non dimentichiamo vaiolo (sconfitto nel 1979), tifo, aids, eccetera.

“Otre a li tanti vocabuli che in che casu ancora dicimo: “Si ‘na pesta, ‘ppesti che ‘ccori, si pegghjo de la pesta bubbonica, pistifiru, porca ‘mbestata, vruttu ‘mbestatu, puzzi che ‘ppesti”, il territorio maceratese annovera un’infinità di segni e reliquie di questi brutti tempi passati, più o meno gli stessi tempi tragici che stiamo vivendo in questi giorni di Coronavirus. A Monte San Giusto, nella chiesa di Santo Stefano si conserva l’Immagine della Vergine Incoronata, scultura lignea del ‘500. Nel 1855 i sangiustesi proclamano la Madonna Incoronata loro patrona per averli preservati dalla pestilenza. A Potenza Picena, nel XIV secolo, vengono costruite, ad ogni porta d’ingresso cittadino, piccole chiese dedicate alla Madonna, in riconoscenza per averli salvati da gravi inizi di peste e guerre. A Pollenza, all’interno del Santuario Sant’Antonio da Padova è presente una tavola rappresentante Sant’Antonio e il popolo in preghiera, invocanti pietà per il flagello della peste. Altre tracce “artistiche” inerenti le vissute epidemie, sono presenti nelle chiese di Belforte del Chienti (chiesa di San Sebastiano), Treia (Santuario del Santissimo Crocifisso), Maestà di Urbisaglia, Montecosaro (chiesa di San Rocco). Altre cronache locali ci informano che durante la peste nera del 1348, la popolazione di Montecassiano venne decimata, Montefano dal XIV celebra San Sebastiano, che potesse il territorio da una grave pestilenza.

madonna-ciucarella-mario-monachesi-1-325x205Anche la letteratura non si è sottratta a questo tema, dal già citato Alessandro Manzoni, ai versi di Petrarca che narrano il dolore per la scomparsa, nell’epidemia del 14° secolo, dell’amata Laura; da “La peste” di Albert Camus, al “Decameron” o “Decamerone” di Giovanni Boccaccio ove si narra la storia di sette donne e tre uomini che per 10 giorni si trattengono, raccontandosi novelle spesso umoristico erotiche, fuori Firenze per sfuggire alla peste nera. Il primo, però, a scrivere della peste, fu lo storico greco Tucidide che nel 5° secolo a.C. trattò con toni tragici il tramonto economico di Atene. “Ma porca latra ‘mbestata, puzzona e puzzolente, ce simo rcascati, ma faciamoce…forza e coragghju, che dopo lu coronavirus vène magghju”.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X