«Il genio Leonardo
amava la Passerina:
era pure enologo e sommelier»
CORRIDONIA - Un quadro per molti inedito quello esposto da Roberto Potentini durante la rassegna Slow Food curata da Fabio Pierantoni su letteratura e buon bere. Alla comunità Solaria di San Claudio, il focus è stato sul caso della vigna dell'inventore ed artista ritrovata a Milano di cui tratta il best seller di Luca Maroni
di Maurizio Verdenelli
La Passerina? L’ormai celebre vino marchigiano, che pare nato l’altroieri, appena 500 anni fa non aveva segreti per Leonardo da Vinci. Al pari del sommergibile e del carro armato, per esemplificare.
«Leonardo è stato il primo enologo scientifico della Storia. Con il vino, che era al primo posto della sua spesa giornaliera, il Genio aveva ha un rapporto particolare. Lo aveva umanizzato, dedicandogli racconti pedagogici e trattati da anatomo patologo. Lo chiamava ‘il divino liquore…. che se è buono l’acqua avanza’ ed infatti fu il primo che scoprì il cavatappi, il decanter (che denominò caraffato), il torchio e gli strumenti disegnati per le macchine da utilizzare per produrre il vino. Tuttavia è sorprendente che nei suoi Codici il Genio, morto 500 anni fa in Francia, figlio illegittimo di un notaio, tratti di soli 3 vitigni: la Malvasia di Candia (tra Piacenza e Pavia, niente a che vedere con le isole greche come si era creduto fino a poco fa e neppure con…Ancona) , il Moscato e la Passerina marchigiana. E fu anche sommelier modernissimo come si evince quando tratta dei profumi del Moscato». Parola del dottor Roberto Potentini, uno dei più apprezzati enologi italiani, intervenuto alla rassegna Slow Food (condotta di Corridonia) curata da Fabio Pierantoni su letteratura e buon bere. Alla comunità Solaria di San Claudio, il focus è stato sul caso della vigna ritrovata di Leonardo a Milano di cui tratta il best seller di Luca Maroni.
Un Leonardo per molti inedito: fu infatti il primo che scrisse di questa scienza. Ha detto Pierantoni: «Addirittura Leonardo inviò una lettera al suo fattore in Vinci dove spiegava come si dovevano fare i travasi del mosto e come andava coltivata la vite, qualche anno prima dell’elpidiense Andrea Bacci. Il libro termina con la vigna ritrovata di Leonardo a Milano; è noto che nel periodo milanese foriero di tante sue opere d’arte – quadro dell’Ultima Cena – e di architettura, si fece pagare nel 1498 da Ludovico Sforza al potere in quel periodo con una vigna di quasi un ettaro, all’epoca fuori le mura, ora in pieno centro storico, e con un palazzo: la Casa degli Atellani. Una vigna rimasta in vita fino al bombardamento del 1943 degli inglesi che causò un incendio distruggendola. Il sommelier Luca Maroni e l’esperto Attilio Scienza hanno avuto l’intuizione di scavare quel terreno incendiato trovando i resti delle radici delle viti e tramite analisi del Dna con l’università di Milano hanno scoperto che quei resti appartenevano alla Malvasia di Candia. Reimpiantato il vitigno, e La vigna ritrovata di Leonardo è stata inaugurata per Expò del 2015. Ed e’ stato uno degli eventi centrali della grande rassegna».
Ha detto Potentini, consulente (42 vendemmie) di numerosi e prestigiosi produttori vinicoli italiani, direttore della Belisario a Matelica ed en passant già assessore all’agricoltura della giunta Delpriori: «Leonardo teneva proprio al vino ed amava in particolare la nostra Passerina, da volere a tutti i costi che gli fosse restituita la vigna milanese dai francesi eversori di Ludovico, al cui servizio era nel frattempo passato. Ci teneva così tanto a quelle 15 pertiche di terreno che producevano 130 quintali d’uva l’anno, da curarne la presenza nel testamento donando quella proprietà a due suoi servitori particolarmente vicini. E’ inoltre suggestivo il gesto del Cristo nell’Ultima Cena verso il calice di vino, sullo scenario di una campagna votata alla vite…». Già il capolavoro leonardesco cui Andy Warhol dedicò i suoi ultimi lampi geniali. Risale a quel periodo il viaggio del fondatore della Pop Art dal capoluogo lombardo a Macerata con il gallerista Pio Monti e…il biglietto negato alla stagione lirica allo Sferisterio (leggi l’articolo).
Un bel pomeriggio quello trascorso alla comunità appartenente al gruppo di don Vinicio (a Capodarco di Fermo) all’ombra dell’abbazia di San Claudio depositaria di tanti misteri storici come la stessa Passerina che grazie a Leonardo abbiamo scoperto con una storia di ben 5 secoli. Un vino ‘beverino’ non apprezzato solo tra Macerata, Fermo ed Ascoli, ma in tutto il Bel Paese. Un’eccellenza delle Marche di cui godeva il Genio nato a Vinci. Conclude il dottor Potentini: «Purtroppo il settore vitivinicolo ha perduto molti appassionati nonostante che la qualità dei vini italiani sia eccellente e sempre migliore e variegata. Fino all’81, si consumavano 112 litri di vino all’anno pro capite, ora 35…». Alla rassegna ‘De Gustibus’ ha introdotto il sindaco di Corridonia, Paolo Cartechini. Prossimo appuntamento sabato prossimo, alle 17,30, stessa location, con ‘I menu’ di Agatha Crustie’ di Maurizio Gelatti. Partecipano con Pierantoni, A.Celeste e A. Canzonieri.



La Passerita eccita la fantasia. Alla mia età eccita il palato. E sapere che Leonardo era un esperto pure in vini riempie di stupore. Noi dobbiamo molto a Slow Food e a Fabio Pierantoni. E dovremo molto di più come suoi concittadini se si avvererà un “piano” da lui molto voluto, insieme a qualche altro benemerito. Noi abbiamo ricchezze di diverso tipo (eccellenze) di cui si sa poco. Oltre a ciò che è stato rivelato, molto ancora abbiamo da scoprire su ciò che possiamo offrire alla nostra gente, alle Marche, all’Italia, al mondo.
Una curiosità, oltre al “vinum coctum”, vino cotto, Carlo Magno beveva la Passerina?
Ma attenzione a bere quello che unaltro dice…
Ma attenzione a bere quello che un altro dice…
112 litri all’anno pro capite erano una tragedia, una sciagura gigantesca… va bene scherzare sui vizietti di Leonardo ma non sull’alcolismo, ci muoiono 50.000 persone ogni anno…
Per Pavoni. Il fatto che fino al 1981 i consumi di vino erano quelli sta a significare che fino al 1981 non si mangiava quasi niente, né si guidava la macchina.
https://www.youtube.com/watch?v=eQWUW6F8yJM