Il Pirata da Serravalle al successo al tour:
«Ci ha fatto dimenticare la distruzione,
è stato il nostro eroe»

MEMORIA - Marco Pantani oggi avrebbe compiuto 50 anni, il sindaco del terremoto, Venanzo Ronchetti ricorda la sua visita nella città colpita dal sisma e i trionfi del '98 al Giro d'Italia e in Francia. «E' stato tra i primi a venire da noi: mangiò sotto il tendone della mensa»
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Marco Pantani con il sindado Venanzo Ronchetti. Questa e le altre foto della visita sono tratte dal libro “Il ragazzo e l’altopiano” (dicembre 2014), concesse cortesemente dall’editore Marco Ilari

 

di Maurizio Verdenelli

«Chiedimi chi era lui per noi», gli occhi di Venanzo Ronchetti, il “sindaco del terremoto”, s’inumidiscono al ricordo. «Sì, Venanzo, dimmi chi era per voi di Serravalle, Marco Pantani». «Marco era nostro fratello, il nostro eroe, era uno di noi. Ci aiutò ad andare avanti in quell’estate per lui trionfale del ‘98. Con Marco abbiamo vinto insieme sul traguardo Giro d’Italia e Tour de France. Grazie al Pirata abbiamo dimenticato le distruzioni e le privazioni di un terremoto di cui il nostro territorio era stato l’epicentro. Le tende e i Mam ci sono sembrati meno cupi, si sono riempiti di gioia per la prima volta in quell’estate di 22 anni fa». Il Pirata oggi avrebbe compiuto 50 anni, a Serravalle quell’anno aveva regalato «entusiasmo, quello di essere suoi particolarissimi fans. A fianco del Pirata con la bandana che attaccava quando la strada si faceva dura abbiamo risalito il burrone dell’angoscia di un domani incerto. Abbiamo tagliato con rinnovata fiducia il nostro primo anno da terremotati ai quali una notte di settembre la terra aveva distrutto non solo abitazioni e i sacrifici di esistenze dure in montagna. Con il Grande Marco abbiamo scalato la salita che porta all’altopiano di Colfiorito e cominciato a sperare di nuovo, sicuri che non sarebbe finita lì tra tutte quelle macerie».

PantaniCome è stato il vostro incontro con Pantani?

«Marco fu uno dei “famosi” ad arrivare per primo, dopo il terremoto, a Serravalle. Era il 12 ottobre 1997. In auto insieme con il vicesindaco di Cesena, raggiunse le tende del capoluogo. Veniva da un momento sfortunato: una caduta rovinosa in gara per evitare un gatto nero. E devo dire che Serravalle gli portò fortuna. Io stesso gli predissi entusiasta: ‘Marco, il prossimo anno vincerai Giro e Tour’…».

Lui?

«Sorrise alla sua maniera, quietamente, ma gli occhi gli brillarono. Sottovoce rispose: Magari. Invece fu proprio così, dopo Coppi, Anquetil, Hinault, Roche, Indurain».

Torniamo un attimo indietro…

«Sì. Marco, con il vicesindaco cesenate, portò apparecchi tv, quelli stessi che avrebbero trasmesso di lì a qualche mese in diretta le sue gesta, e materiali didattici. Soprattutto portò se stesso, il carisma, la simpatia epidemica. Devo dire che nel post sisma ‘97, l’Italia si dimostrò estremamente solidale e generosa con noi, il popolo degli sfollati, ma nessuno in quella bellissima gara off limits, lo fu come Lui. Non lo dimenticheremo mai».

Poi?

«Il Pirata volle mangiare con noi al campo, sotto il tendone mensa. Facendo la fila anche se ciascuno gli voleva lasciare il proprio posto. L’addetta alla distribuzione a capo chino non l’aveva riconosciuto e non abbondò nella porzione, peraltro uguale per tutti. Io allora, da sindaco, la sollecitai a raddoppiare il rancio per un tale atleta. Tutti poi a scusarci con Marco. Che sorrise: “Per carità, va benissimo così. Sono in allenamento”. Poi raggiunse la tendopoli di Taverne e distribuì i giubbotti da lui firmati. Feci uno strappo da sindaco alla regola che mi ero autoimposto e ne chiesi uno anche per me».

pantani-2Un giubbotto che immagino sia conservato nelle teche dei ricordi-cult…

«Macché. Andò anche quello letteralmente… a ruba. Essendo io stato chiamato altrove per una delle tante emergenze, affidai il giubbotto griffato dal campione ma poi non riuscii a recuperare il prezioso ricordo. Ancora oggi me ne dispiace, ma sono stato ricompensato dall’inveramento della mia profezia sportiva. In estate facemmo tutti gran tifo per Marco come fossimo ai bordi delle strade d’Italia e di Francia dove il ‘nostro’ grande amico imponeva la sua leggenda. Dimenticammo così le disgrazie di un sisma fino ad allora senza precedenti che stava commuovendo il mondo».

In conclusione, Venanzo…

«Oggi l’Italia del ciclismo e non ricorda Marco Pantani che avrebbe compiuto 50 anni. Manca a tutti noi, e particolarmente a Serravalle, dove siamo vicini alla madre Tonina e ai familiari che combattono una sacrosanta battaglia per dare giustizia alla memoria del campione che resta nel cuore e nella storia dello sport italiano. Posso aggiungere un’ultima considerazione, un auspicio?».

Ne hai facoltà…

«Che questo anniversario sia l’occasione anche per Serravalle di far degnamente memoria di  ‘uno di noi’ che non fece mancare al paese la propria vicinanza affettuosa in giorni difficili. La fine vera, pensandoci bene, è nella perdita del ricordo: persona o comunità che sia».



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