«Io espulso dalla Lega
perché ho osato criticare Arrigoni
Vuole solo “yes man”? Perderà ancora»

MACERATA - Stefano Migliorelli ha aperto la busta arrivata dal Senato: è stato cacciato dal partito per averne «gravemente danneggiato la reputazione», secondo quando scritto dal commissario regionale. Lui si difende: «Solo una politica territoriale e meritocratica può portare a delle elezioni vittoriose nelle Marche e in città»
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L’avvocato Stefano Migliorelli con il provvedimento di espulsione

 

di Giovanni De Franceschi

Espulso dalla Lega per “eccesso di critiche” nei confronti di Paolo Arrigoni. E’ la sorte toccata all’ex coordinatore di Macerata Stefano Migliorelli, che oggi in redazione ha aperto la “famosa” busta arrivata dal Senato. Il commissario regionale ha preso questa decisione dopo le parole rilasciate dallo stesso Migliorelli a Cronache Maceratesi nell’intervista dal titolo: “Lega, basta yes man. Arrigoni, Patassini e Cesca inadeguati a guidare il partito nelle Marche”. Parole, secondo Arrigoni, che hanno «gravemente danneggiato la reputazione della Lega Nord», si legge nel provvedimento di espulsione. Tanto per fare un esempio nel campo opposto, se Gostoli avesse dovuto cacciare tutti coloro che hanno criticato la gestione del Pd nelle Marche, ai dem sarebbero rimasti un pugno di iscritti.

Migliorelli, come ha preso questa espulsione?

«Sono rimasto basito dal fatto che la comunicazione sia pervenuta in una busta con l’intestazione del Senato e soprattutto con l’indicazione del mittente, quale senatore questore. Questa circostanza è a mio parere indicativa di un certo modus comportamentale, che ho già evidenziato nelle mie dichiarazioni e che ancora contesto. Voglio ricordare a tutti che gli incarichi istituzionali sono una cosa affatto diversa dagli incarichi di partito e questa circostanza va sottolineata perché troppo spesso, come nel caso dei contratti stipulati dal commissario Farabollini in favore di leghisti per prestazioni di cui i terremotati dovrebbero avvantaggiarsi. Voglia invitarla inoltre a ben osservare la busta. Porta le insegne del Senato e risulta anche affrancata dall’Ufficio Postale interno al Senato. E’ una “raccomandata “1” finalizzata evidentemente ad essere recapitata con urgenza. Insomma, appare con ogni evidenza la consapevolezza di usare quella busta e ciò, a mio parere – ha un clamoroso sentore di “orgasmo di onnipotenza”. Non solo. L’affrancatura risulta apposta a spese del Senato per un importo di 9,90 euro. ue Insomma, oltre a costituire un chiaro intento suggestivo nei confronti del sottoscritto, a mio parere sussistono anche gli estremi per rivolgermi alla magistratura romana».

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Il provvedimento di espulsione

Sì questo l’aspetto formale, ma in sostanza che effetto le ha fatto essere stato cacciato solo per aver criticato la gestione del partito a livello locale?

«Nella sostanza ritengo che le mie critiche siano fondatissime e costruttive. Solo una politica territoriale e meritocratica può portare a delle elezioni vittoriose nelle Marche e qui a Macerata. Mi pare che la mia volontà di far volgere l’attenzione a persone di buon senso, confligga con quella di reperire degli yes man che facciano confluire tutta la politica regionale e locale verso un solo uomo o un suo sottoposto».

Insomma secondo lei questa è un’espulsione che testimonia la mancanza di dialettica interna?
«Sì, ma non posso certo negare di aver valutato l’ipotesi di una reazione di tal tipo, figlia del contesto in cui oggi versa la Lega nelle Marche. Non posso peraltro neanche negare di aver avuto sostegno da tanti leghisti».

Qual è stata la miccia che ha acceso la sua voglia di contestare apertamente la gestione del partito?
«Sicuramente sono rimasto sconvolto come tutti dall’evidente commistione nella gestione dei denari destinati ai terremotati, lì ho capito che qualcosa avrei dovuto fare».

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L’apertura della “famosa” busta in redazione

Quindi era attesa l’espulsione?
«Non me l’aspettavo in quanto ho sempre sperato in un intervento da parte del federale, debbo però dire che in questo contesto molti movimenti di destra e centrodestra hanno di fatto condiviso tutto quanto da me scritto. Segnatamente mi sono sempre sentito dire che non ho fatto altro che esporre fatti noti e veri».

Pensa di presentare ricorso?
«Non so se proporrò ricorso e se lo farò vorrò prima comprendere quale sia lo statuto di riferimento oggi, perché credo che quello cui ho aderito sia stato violato nei principi della territorialità e democrazia».

Cioè a quale presunte violazioni si riferisce?
«Lo statuto a cui ho aderito non prevede commissariamenti totali come quelli oggi in atto nelle Marche, ma la prevalenza della politica territoriale per le questioni locali».

Quindi ci sta dicendo che esistono due Leghe e due statuti?
«Sto dicendo che sul web esistono sicuramente due statuti e che la tessera che mi è stata consegnata non più di due mesi fa è sicuramente legata al primo statuto, che è l’unico che riconosco e l’unico cui mi posso rivolgere per un’eventuale impugnazione. Debbo però ammettere che ero stanco di questa situazione e che nella scelta tra l’allontanarsi da un partito sommessamente o sbattere la porta, ho ritenuto fosse più conforme per un uomo di destra la seconda soluzione».

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La firma di Arrigoni sul provvedimento

Pensa di appellarsi in qualche modo a Salvini?
«Sì, penso di scrivergli solo per evidenziargli ciò che sta avvenendo nelle Marche, ma non certo per me stesso, posto che in questi giorni mi si chiede da più parti di partecipare ad altri movimenti che si riconoscono in valori di destra».

Fratelli d’Italia?
«No, non voglio dire chi mi ha contattato ma sicuramente non sono loro e comunque ho risposto che per ora non mi sento di assumere una nuova posizione politica».

Se avesse Arrigoni qui davanti, cosa le direbbe?
«Sta sbagliando tutto e dubito che abbia valori di destra».

 

 

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