Base riformista, la ricetta di Catena:
«Nel Pd basta personalismi
Va ricostruita la fiducia della gente»
INTERVISTA al sindaco di Montecassiano, nominato coordinatore regionale del nuovo gruppo nato in seno ai dem: «Noi non pensiamo affatto a una scissione, né ad andare con Renzi. Ma il partito deve rinnovarsi e ritrovare serenità»
di Elisabetta Mascellani
La nascita di Base Riformista riconfigura il panorama politico locale. Come dobbiamo considerare questa nuova realtà politica, un’altra corrente del Pd, una fronda? «È solo un nuovo gruppo di lavoro». La precisazione è del neo-coordinatore, Leonardo Catena. «Il Pd ha fatto degli errori – spiega Catena – Da un certo punto in poi, c’è stato chi ha voluto pensare solo alla propria carriera e sono prevalse rivalità e polemiche sterili. Il partito non ha più ascoltato le esigenze della popolazione. Noi dobbiamo ricostruire partecipazione e fiducia della gente». Sull’onda di profondi malumori, espressi dal palco della Leopolda, il nuovo gruppo sovraregionale promosso a Pesaro da Alessia Morani e Lorenzo Guerini, ministro della Difesa nel Conte bis, renziano, conta 60 parlamentari, molti sindaci, tra cui quello di Firenze, Nardella, e ramificazioni nella nostra provincia.
Catena, poco più che quarantenne, modi pacati, sindaco di Montecassiano riconfermato alle ultime elezioni con una percentuale di preferenze del 72%, che un tempo si sarebbe definita ‘bulgara’. Sociologo, docente a contratto all’Università di Urbino, per l’insegnamento di Fondamenti delle società del benessere, quando sostiene che «il partito deve rinnovarsi e ritrovare serenità», sa cosa dice. A Montecassiano, in vent’anni, la popolazione è passata da 5 a più di 7mila abitanti. «Non solo a causa delle esigenze abitative del capoluogo e lo scivolamento dei residenti dell’entroterra. Qui si respira un’atmosfera vitale,almeno quanto le altre grandi città della provincia». Il sole autunnale illumina il suo ufficio. Le finestre aprono sulla piazza di uno dei borghi più belli d’Italia e su un esteso panorama, lo sguardo arriva fino ai Sibillini. Le turbolenze che in queste ore agitano il governo giallo-rosso, sullo sfondo delle elezioni regionali in Umbria e delle regionali nelle Marche nel 2020, agitano anche la periferia. Conversare con Leonardo Catena è come osservare il territorio dall’alto, dalle vicende nazionali a quelle di casa nostra e viceversa. Le dimensioni e i ruoli, di coordinatore, sindaco e docente, si integrano e anche il pensiero si allarga.
Quali sono le ragioni di questo successo?
«Abbiamo una forte propulsività imprenditoriale. Sambucheto è cresciuto molto, negli ultimi anni. I comuni non hanno strumenti economici, ma possono essere di supporto, creare le condizioni dello sviluppo. La densità delle nostre iniziative culturali è garantita dalle tante associazioni che ci sono. Il numero di associaizoni pro capite è almeno il triplo della media nazionale».
Quali sono, ora, le priorità della sua giunta, per questo suo secondo mandato?
«L’adeguamento sismico delle scuole, la riqualificazione del territorio e la promozione del turismo, in rete con i comuni limitrofi. Le Marche sono ricchissime di arte, ma i marchigiani sono riservati: dobbiamo imparare a promuoverci e servono idee. Come hanno fatto i toscani. Ma, soprattutto, dobbiamo difendere la nostra democrazia mediante il dialogo e la partecipazione dei cittadini. A cominciare dai giovani. Non è vero che siano indifferenti, fanno volontariato e hanno mille interessi che, però, coltivano in altrettante cerchie. Hanno perso il senso della comunità».
Ad esempio, come?
«L’aspetto più pericoloso dei nostri tempi è l’assuefazione all’individualismo, alla perdita di diritti e di democrazia. La gente trascorre il proprio tempo libero sulla costa o al centro commerciale. Dobbiamo riportarla anche a teatro. Ecco, a noi spetta il compito di ricostruire questo senso di comunità e riequilibrare le disuguaglianze sociali ed economiche».
Una delle lezioni del prof Catena tratterà proprio di come le crescenti disuguaglianze influiscano pesantemente sul welfare. Come arginarle, in concreto, queste disuguaglianze?
«Ascoltando le esigenze delle persone, assumendo, noi stessi, nel nostro quotidiano, modalità di comunicazione dirette, non mediate dai social, con i quali non ci si guarda negli occhi e si finisce col non capirsi. E nel partito, basta litigiosità ed estenuanti dibattiti interni».
È in vista un’altra fuga verso Italia Viva, di Renzi?
«Noi non pensiamo affatto di uscire dal Pd. Ne’ di andare con Renzi. Io mi sento di appartenere al partito e, anzi, trovo che la sua scelta sia stata un errore. A meno che non diventi una preziosa occasione per fare chiarezza. Renzi deve essere grato al partito, cui deve la carriera politica che ha fatto. Noi con la dirigenza maceratese abbiamo sempre avuto rapporti cordiali, sebbene in termini di confronto. In tempi di rapidi mutamenti negli orientamenti politici nell’elettorato, dobbiamo ritrovare l’ambizione di primo partito, non fare divisioni. Anche a casa nostra, occorre ricostruire, con modestia e pazienza, un dialogo tra noi cittadini. Senza pensare di essere i migliori. Questo lo si può ottenere solo giorno per giorno con la presenza costante. Credo che, in fondo, chi mi ha votato, nel darmi nuovamente fiducia, abbia considerato proprio questo aspetto, la presenza costante e il modo di pormi nei suoi confronti».
Quale coordinatore di Base Riformista, a livello locale, quali alleanze sostiene?
«Premesso che, nonostante la mia appartenenza al Pd, la mia è una giunta civica, quindi formata con appartenenze diverse, sono d’accordo ad aprire ai 5Stelle. Non dobbiamo perdere questa occasione di rafforzarci per cambiare le cose. Non siamo più di fronte ad una opposizione moderata. Serve unità».




Siete di fronte a una maggioranza incaz.zata e che ha tutte le ragioni per essere incaz.zata…
https://twitter.com/gzibordi/status/1188157859101581313/photo/1
una minoranza che pretende di continuare a governare, essendo minoranza, non ha le idee molto chiare sul oncetto di democrazia…
C’è un’abilità che va riconosciuta agli esponenti del PD, quella di operare distinguo per distinguersi tra di loro: sono persone veramente distinte.