«Canfaito, no all’assalto di auto e mezzi
L’Unione montana ha fallito»

L'APPELLO di Danilo Baldini della Lac per tutelare la Riserva naturale della faggeta tra San Severino e Matelica
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La faggeta di Canfaito

 

«La faggeta e l’altopiano di Canfaito si trovano in una Riserva naturale, ovvero in un ambiente delicato e fragile e per questo protetto, non idoneo quindi ad essere invaso e preso d’assalto da centinaia e centinaia di auto e mezzi motorizzati e ad accogliere migliaia di escursionisti della domenica, molti dei quali non sempre educati e rispettosi dell’ambiente naturale».

Daniele-Baldini

Danilo Baldini

Sono le parole di Danilo Baldini, delegato della Lac Marche, che lancia un appello per la tutela della faggeta sul San Vicino, tra San Severino e Matelica, presa letteralmente d’assalto da turisti ed escursionisti. «Dopo l’ennesima giornata campale di domenica scorsa – continua Baldini – con centinaia di auto e migliaia di persone all’assalto, ci si prepara con preoccupazione al prossimo fine settimana, che potrebbe essere addirittura peggiore di quello precedente. Le previsioni meteo, infatti, indicano ancora bel tempo e temperature quasi estive, che certamente invoglieranno tanta gente, proveniente soprattutto dalla costa, a trascorrere un’altra bella giornata in montagna per ammirare ed immortalare lo spettacolo offerto dalla Natura». Secondo Baldini, ad attirare le persone in massa ci saranno soprattutto due fenomeni naturali tipici di questa stagione: il primo è quello meteorologico della “inversione termica”, caratteristico delle aree dell’entroterra in questo periodo dell’anno, quando la temperatura è più alta in montagna rispetto al fondovalle, generando così per contrasto una fitta nebbia, che trasforma le vallate simili a fiabeschi “laghi”. L’altro fenomeno è quello del “foliage”, peculiare della stagione autunnale, quando le foglie dei faggi, degli aceri e delle altre piante cominciano a tingersi di mille colori, che vanno dal verde, al giallo, al rosso e al marrone, dipingendo il paesaggio in una moltitudine di sfumature mozzafiato. Il problema però è appunto quello dell’invasione di un’area protetta, per la Lac.

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L’assalto delle auto

«Lo scorso anno, sempre in questo periodo dell’anno – aggiunge Baldini – la Lac Marche insieme ad altre 12 associazioni ambientaliste ed escursionistiche, presentò un esposto alla procura ed alla Soprintendenza, denunciando proprio questa situazione insostenibile e avanzando una serie di richieste per una più corretta gestione e fruizione dei flussi turistici nell’area protetta. Alcune di queste richieste includevano il posizionamento di sbarre all’ingresso ed all’uscita della strada in prossimità del monumento di Canfaito, peraltro già presenti alcune decenni di anni fa e la conseguente chiusura del parcheggio interno alla faggeta o comunque un numero chiuso di ingressi, con il pagamento di un pedaggio giornaliero, il cui ricavato sarebbe poi servito a ripagare le spese di controllo e di gestione della Riserva. Chiedevamo anche lo spostamento dei bracieri al di fuori della faggeta, per evitare possibili rischi di incendio, anche a causa dei cambiamenti climatici che stanno determinando una scarsità di piogge in montagna e il prolungamento delle alte temperature fuori stagione. Per limitare l’affluenza delle auto a Canfaito, avevamo anche suggerito di bloccarle a valle, sia sul versante di San Severino che su quello di Matelica, non appena si fosse raggiunto un numero massimo tollerabile di auto sull’altopiano, come peraltro avviene in molte località montane delle Alpi».

Strada-per-Canfaito-2-650x476E così ora Baldini si chiede a distanza di un anno cosa sia stato fatto in merito. «Praticamente nulla – dice – e ci ritroviamo quindi anche quest’anno nella medesima situazione emergenziale, con le automobili parcheggiate sui prati e in mezzo ai faggi e con un traffico praticamente paralizzato. Tutto ciò, oltre a causare un elevato inquinamento dell’aria, in una zona dove si dovrebbe respirare aria pulita e un notevole danno e disturbo alle specie vegetali ed animali che vivono nella Riserva naturale, comporta anche un problema di ordine pubblico, ed un serio rischio per l’incolumità delle tante persone concentrate in uno spazio limitato e con una unica via di ingresso e di uscita, che renderebbe estremamente difficile e complicata una eventuale evacuazione dell’area, come pure l’accesso ai mezzi di soccorso, specie in caso di pericolo di incendio boschivo. A pochi mesi dall’anniversario dei 10 anni dalla istituzione della Riserva naturale di San Vicino e Canfaito, il bilancio della gestione dell’area protetta da parte della Unione Montana Potenza Esino e Musone è chiaramente fallimentare e ci domandiamo se non si stia solo aspettando che accada l’incidente fatale, per porre in essere quelle risoluzioni di buon senso, che da molti anni le nostre associazioni stanno reclamando invano».

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