Piscina alle ex Casermette,
la fretta può essere cattiva consigliera

IL COMMENTO - Riflessioni in ordine sparso sulle questioni significative che animano il dibattito a Macerata tra nuovi asfalti e virtù terapeutiche delle elezioni
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Bruno Mandrelli

 

di Bruno Mandrelli*

Tra i tanti argomenti di discussione anche aspra delle ultime settimane emergono, a mio avviso, alcune questioni significative.
Lasciando quindi a parte gli indubbi elementi positivi (tra i tanti, il successo della stagione lirica ed il pregevole lavoro di costruzione di un programma di iniziative e manifestazioni autonome e collaterali di qualità ed ampiezza) e senza intenzioni polemiche, qualche riflessione è utile che sia fatta anche su talune vicende che vedono emergere per un verso aspetti problematici se non critici e per l’altro offrono spunti interessanti per le future prospettive della città: mi riferisco in particolare alla questione dell’impianto natatorio, del rifacimento di buona parte del manto stradale cittadino e, ultima ma non ultima, alla vicenda del nuovo ospedale.
Sul primo tema, quello della piscina, è forse utile fornire qualche dato.
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La piscina comunale di viale Don Bosco

Secondo il censimento della Federazione Italiana Nuoto – Comitato Marche – risalente all’anno 2017, nella nostra regione sono presenti 52 piscine (salvo altre magari realizzate successivamente).
Tra queste due misurano 50 metri (Pesaro, apribile, San Benedetto del Tronto, scoperta), una 33 metri (Ancona, apribile) tutte le altre 25 metri con un numero di corsie variabili da 3 a 8. Solo alcune città vantano un numero di impianti superiore a due: Pesaro ha tre piscine di cui una da 50 metri, Ancona, capoluogo regionale, ha 5 piscine di cui una da 33 metri, Fano ha tre piscine da 25 metri. Vi è quindi da chiedersi se sia una scelta opportuna quella di progettare e realizzare una terza piscina da 25 metri a Macerata, vista la presenza dell’attuale impianto comunale e di quello della Filarmonica lunghi per l’appunto 25 metri.
Gli spunti di riflessione, a mio avviso, sono più d’uno.
1) La provincia di Macerata ha piscine a Cingoli, Civitanova, Camerino, Montecassiano, San Severino, Ussita, tutte da 25 metri ed alcune di esse limitrofe alla città (ad esempio Montecassiano).
2) Credo sia da approfondire l’ipotesi che il nuovo impianto sia sostitutivo di quello di viale Don Bosco come pur adombrato sulla stampa, potendosi anche ragionare sulla permanenza dell’attuale struttura e, magari, sulla sua conversione per attività di natura specialistica o terapeutica, ferme poi le questioni legate ai rapporti giuridici in essere e relativi alla sua gestione.
3) Sono poi da dirimere taluni nodi legati alla vicenda transattiva: tra gli altri ed al di là di quanto valore formale possa avere, la constatazione che uno dei motivi per le quali l’amministrazione ha dato il via libera alla transazione sottoscritta dagli uffici è da rinvenirsi nel fatto che, con l’accordo, si ritornava in possesso dell’area di Fonte Scodella sulla quale si sarebbe realizzato il nuovo impianto natatorio. Del che un approfondimento su come si ritenga tale determinazione compatibile con la nuova dislocazione dell’impianto alle Casermette credo che vada fatta.
4) Sempre sulla transazione una riflessione che penso sia opportuna è quella relativa al prezzo incamerato e da incamerare da parte del Comune: a dire se i circa tre anni che sono stati necessari, dal conferimento dell’incarico al legale alla firma dell’accordo, giustifichino un “sovraprezzo” di 124mila euro rispetto a quello che era l’importo della fidejussione già in possesso del Comune (sovraprezzo che andrebbe comunque depurato dai costi sostenuti o sostenendi, ad esempio per la consulenza legale oltre a quelli indiretti per l’impegno degli uffici). Come dire: non era allora forse preferibile procedere immediatamente con l’individuazione di una nuova area per ubicare l’impianto, senza attendere quasi tre anni per firmare una transazione che porta qualche decina di migliaia di euro in più nelle casse del Comune ma vede il presupposto principale (la retrocessione dell’area per la realizzazione dell’impianto) ininfluente rispetto all’attuale ipotesi di lavoro dell’amministrazione?

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La struttura della Filarmonica

Un approfondimento potrebbe quindi essere utile, soprattutto per ragionare:
a) sulla possibilità – e sui costi – di una nuova realizzazione che non sia una semplice ed ulteriore vasca da 25 metri come le due che già abbiamo ma che, magari, cerchi di riprendere lo spirito del progetto originario che ipotizzava la realizzazione di un impianto di ben altre dimensioni, con più vocazioni sportive, capace di attrarre utenza da buona parte del territorio limitrofo e non, in ultima analisi obiettivamente degno di un capoluogo di provincia;
b) sugli effetti conseguenti ai presumibili profili di rilevante concentrazione veicolare ed umana nella zona delle Casermette in ragione del combinato disposto di scuole, impianti sportivi e, forse, supermercati.
Quindi, per quanto lodevole l’impegno con il quale l’amministrazione cerca di colmare i ritardi del passato, ricordo a me stesso che, a volte, la fretta è cattiva consigliera e che l’azione non dovrebbe essere disgiunta da un pensiero il più possibile condiviso quando si tratta di opere pubbliche di carattere, per così dire, “straordinario”.
Tale “pensiero” poi e laddove si decidesse di volare alto e di ragionare in termini di realizzazione di un impianto idoneo anche all’agonistica di serio livello (perché non credere che anche a Macerata e nel territorio circostante possano nascere talenti come quello che ha visto una quattordicenne vincere una medaglia d’argenti ai recenti campionato del mondo?), ben potrebbe essere esteso anche alle realtà amministrative limitrofe per verificare la possibilità di un concorso alla realizzazione ed utilizzo della nuova struttura, non escludendo l’ipotesi di una ripresa di contatto anche con l’Università.
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Lavori per l’asfalto

Diversa è invece la questione del rifacimento dei manti stradali in varie zone della città che pur ha destato qualche accenno critico. Siamo qui in presenza di un intervento – o di una serie di interventi – che, singolarmente intesi, hanno le caratteristiche dell’ordinarietà e bene ha fatto l’amministrazione a darvi corso, se ne sentiva la necessità.
Certo, taluni disagi, nel breve periodo, sono inevitabili ma i risultati, in prospettiva, li compenseranno ampiamente.
Quindi, la pur comprensibile vis polemica di alcune prese di posizione sull’argomento potrebbe, a mio sommesso avviso, essere meglio indirizzata: obiettivamente non emerge l’obbligatorietà di una preventiva condivisione nel momento in cui l’informazione è stata comunque data al consiglio comunale.
Un conto è poi la valutazione politica e complessiva sull’indebitamento strutturale che viene lasciato in eredità dall’amministrazione uscente e che chi si propone come futura, alternativa guida del governo cittadino ha pieno diritto politico di criticare; altro conto è la considerazione che, in tale complessivo contesto, vi sia una quota di impegno finanziario a lungo termine finalizzata al rifacimento di strade e marciapiedi. Ciò non nuoce alla prospettiva amministrativa del post 2020, erano comunque lavori da fare ed il giudizio di valore potrà essere dato, a mio parere, magari sulla qualità complessiva della realizzazione, assai meno sulla tempistica o sui profili connessi agli oneri finanziari.
D’altro canto, se vogliamo celiare un po’, non forse vero che, da sempre, i cittadini rilevano che quando si avvicina il tempo delle elezioni comunali è tutto un piacevole tappar di buche, ridisegnare indicazioni stradali e stendere nuovi e levigatissimi tappetini bituminosi? E ciò a Macerata come nelle altre città d’Italia, ovviamente e – possiamo aggiungere – per fortuna.
Come dire, le virtù terapeutiche…degli appuntamenti elettorali prossimi venturi (chiarisco, se ve ne fosse bisogno, che è una battuta).
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La nuova localizzazione dell’ospedale unico

E’ stata poi sollevata (intelligentemente) la questione dell’utilizzo futuro dell’attuale complesso ospedaliero laddove effettivamente si giunga alla realizzazione della nuova struttura come ipotizzata dalla Regione Marche.
Ebbene, sarebbe un’occasione da non perdere per cercare di metter mano (anche) ad una visione del futuro di Macerata che si ponga in controtendenza rispetto al fenomeno della stagnazione anagrafica (i residenti non aumentano, anzi) e della così detta emigrazione intellettuale e lavorativa (alias ed in particolare dei nostri giovani); una impietosa classifica apparsa tempo addietro sul Corriere della Sera ci insignisce di un non commendevole terzo posto in Italia, sulla base di diversi parametri).
Da questo punto di vista pensare solo ad un trasferimento nella struttura del “vecchio” ospedale di uffici già esistenti è obiettivamente poco lungimirante, Macerata ha bisogno, altrettanto obiettivamente, di qualcosa di nuovo e di attrattivo; ben venga quindi un concorso di idee che abbia, tra le sue caratteristiche, quello di immaginare attività e pensieri capaci, in prospettiva, non solo di fornire strumenti per le future occupazioni qualificate e qualificanti (a ciò già pensa egregiamente, tra gli altri soggetti pubblici e privati, la nostra Università) ma anche di costruire le condizioni perché a Macerata emergano nuove occasioni di lavoro per i nostri ragazzi e per le nostre ragazze.

*Bruno Mandrelli, avvocato ed ex consigliere comunale del Pd



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