Botte dopo la partita in oratorio,
pugni e inseguimento con le catene
PORTO RECANATI - Un gruppo di tre italiani (un 21enne e due 17enni) ha litigato con due tunisini minorenni che poi hanno chiamato i rinforzi. In corso gli accertamenti dei carabinieri
Rissa fra minorenni nel tardo pomeriggio di ieri a Porto Recanati. E’ volato qualche pugno al termine di una partita di calcetto all’oratorio, fra un gruppo composto da tre ragazzi italiani e due tunisini, che sono stati separati dagli educatori. Ma poco dopo i due stranieri sono tornati armati di catene, accompagnati da altri quattro coetanei, e hanno inseguito i rivali sino al parco della Vecchia Pescheria: l’intervento di un carabiniere in borghese è stato decisivo per scongiurare il peggio, due pattuglie sono giunte sul posto e i sei sono scappati verso il lungomare. Indagini in corso per identificare i giovani stranieri protagonisti dell’episodio. Tutto è cominciato intorno alle 18. Tre ragazzi italiani (un 21enne e due 17enni) e due tunisini di 17 anni stavano giocando a calcio all’oratorio. Per futili motivi sono iniziati gli insulti dei tunisini che hanno anche sferrato qualche gomitata sin quando uno dei 17enni non ha reagito, gettando a terra uno dei due ragazzi per poi colpirlo con un pugno. Dopo l’intervento degli educatori dell’oratorio e la chiamata ai carabinieri, i due stranieri sono scappati e i tre italiani si sono diretti verso casa. Ma sulla strada si sono accorti di essere seguiti dai due tunisini e da altri quattro loro coetanei armati di catene. I tre sono fuggiti sino al parco della Vecchia Pescheria dove sono stati raggiunti dai sei ragazzi e solo l’intervento di un carabiniere in borghese, che si trovava a passeggio in quella zona, ha evitato il peggio. I sei sono poi scappati verso il lungomare all’arrivo delle pattuglie chiamate dal militare. Raccolte le testimonianze, i carabinieri stanno portando avanti le indagini per identificare i ragazzi stranieri.

Non tutte le integrazioni riescono col buco.
…i due ragazzi stranieri sono quindi passati, dopo aver preso le catene, dall’integrazione alla disintegrazione, contribuendo alla convivenza pacifica dei popoli, delle culture e delle frontiere aperte, si, con le catene!!! gv
Il tunisino si integra solo a casa sua…
casa sua in Tunisia voglio dire
Un tempo non molto lontano l’oratorio era sinonimo di integrazione e convivenza, d’altronte erano gestiti (gli oratori) dalle comunità religiose parrocchiali dei singoli comuni.
In un altro oratorio che ho frequentato x anni per via anche di tornei di calcio,l’accoglienza permetteva ,giustamente,di ospitare tutti e la sera simpatiche famigliole di pakistani portavano i loro(numerosi ) bimbi a giocare negli spazi adibiti occupando l’occupabile,per poi ,finito i bimbi, mettere i loro delicati piedi sopra o dovunque qualunque altro bambino avrebbe potuto sedersi… una delicatezza ,che dire..
cam camini’ cam camini’…