Il cardinale Menichelli
racconta don Sturzo
cento anni dopo il suo appello
MACERATA - Appuntamento all'hotel Claudiani domani alle 21 con la rassegna curata dal Circolo Aldo Moro

Il cardinale Edoardo Menichelli
Nuova data per l’appuntamento, originariamente previsto per il 22 gennaio e poi rinviato per neve, con il cardinale Edoardo Menichelli ospite del Circolo Aldo Moro. Il tema è l’impegno sociale e politico dei cattolici cento anni dopo l’appello di Luigi Sturzo “ai liberi e forti” . Menichelli sarà domani lunedì 4 febbraio alle 21 all’hotel Claudiani di Macerata. La scelta nasce anche sull’onda dei recenti appelli del presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Gualtiero Bassetti, che ha invitato a mettersi al servizio del prossimo per una costante ricerca del bene comune. L’impegno cioè come dovere morale e atto d’amore per il prossimo. Dopo i saluti portati a nome del Circolo Aldo Moro dal consigliere regionale Angelo Sciapichetti, Menichelli ricorderà la figura e l’opera di Luigi Sturzo, insieme a Pierluigi Castagnetti che è stato l’ultimo segretario nazionale del Partito popolare italiano. Introdurrà Adriano Ciaffi parlamentare della Democrazia Cristiana per più legislature.
L’incontro organizzato dal Circolo Aldo Moro, si inserisce nella serie di iniziative organizzate a livello nazionale per ricordare Il Prete di Caltagirone di cui quest’anno ricorre anche il sessantesimo anniversario della morte. Don Luigi Sturzo è stato un gigante del novecento (nato il 26 novembre 1871 e morto l’ 8 agosto 1959) che si è battuto per la libertà, per i più deboli e ha pagato di persona. La Chiesa ha riconosciuto l’alto valore sociale del fondatore del Partito popolare italiano, perseguitato dal fascismo (è stato in esilio in Inghilterra e negli Stati Uniti per 22 anni), alfiere di tante riforme nell’italia a cavallo delle due guerre. Tra i numerosi scritti e insegnamenti nel novembre 1948 Don Luigi Sturzo pubblica sul quotidiano “Popolo e libertà” il decalogo del buon politico che ancora oggi risulta di grandissima attualità: «C’è chi pensa – diceva Sturzo -, che la politica sia un’arte che si apprende senza preparazione, si esercita senza competenza, si attua con furberia. È anche opinione diffusa che alla politica non si applichi la morale comune, e si parla spesso di due morali, quella dei rapporti privati, e l’altra (che non sarebbe morale né moralizzabile) della vita pubblica. La mia esperienza lunga e penosa mi fa invece concepire la politica come saturata di eticità, ispirata all’amore per il prossimo, resa nobile dalla finalità del bene comune». In calce anche il decalogo del buon politico di Sturzo: «È prima regola dell’attività politica essere sincero e onesto. Prometti poco e realizza quel che hai promesso. Se ami troppo il denaro, non fare attività politica. Rifiuta ogni proposta che tenda all’inosservanza della legge per un presunto vantaggio politico. Non ti circondare di adulatori. L’adulazione fa male all’anima, eccita la vanità e altera la visione della realtà. Non pensare di essere l’uomo indispensabile, perché da quel momento farai molti errori. È più facile dal No arrivare al Si che dal Sì retrocedere al No. Spesso il No è più utile del Sì. La pazienza dell’uomo politico deve imitare la pazienza che Dio ha con gli uomini. Non disperare mai. Dei tuoi collaboratori al governo fai, se possibile, degli amici, mai dei favoriti. Non disdegnare il parere delle donne che si interessano alla politica. Esse vedono le cose da punti di vista concreti, che possono sfuggire agli uomini. Fare ogni sera l’esame di coscienza è buona abitudine anche per l’uomo politico».