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Non solo ciclabile,
fondi europei per il sisma
anche fuori dal cratere

NEL DOCUMENTO che spiega l'utilizzo dei soldi in più dati per le aree colpite dal sisma compaiono anche 26 milioni assegnati per edifici di Ancona e Urbino. Nel frattempo infuria la polemica per i 10 milioni delle ciclovie. Sul progetto erano d'accordo i Comuni coinvolti
lunedì 28 Gennaio 2019 - Ore 20:40 - caricamento letture
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di Federica Nardi

Sette milioni di euro per il nuovo rettorato ad Ancona e la “mensa Petrarca” della politecnica delle Marche. Cinque milioni e mezzo per i collegi De Carlo di Urbino e 950mila euro per altri due collegi di Uniurb. I fondi? Arrivano dallo stesso “pacchetto” europeo che sulla carta si chiama “Prevenzione sismica e idrogeologica, miglioramento dell’efficienza energetica e sostegno alla ripresa socio-economica delle aree colpite dal sisma”. In breve: l’Asse 8 del Por Fesr regionale. Evidentemente nessun vincolo di utilizzo per il cratere del sisma, se non nel titolo. Dei 243 milioni che l’Unione europea ha dato in più alla Regione nell’Asse 8 (nel quale sono finiti anche i tanto contestati 10 milioni per le piste ciclabili comparsi nella delibera di giunta del 22 gennaio), quasi 26 milioni sono spalmati tra Ancona e Urbino. Con una fetta rilevante – 12 milioni e 200 mila euro -, per “l’adeguamento/miglioramento sismico ed energetico dell’ospedale regionale di Torrette”. I dati provengono dalle slides con le quali è stato rendicontato lo stato di avanzamento dell’Asse 8. La fetta più grande, sulla carta, va alle imprese: 97,9 milioni di euro. A seguire 50,1 milioni per la sicurezza sismica degli edifici pubblici, 49,4 milioni per l’ecoefficienza di edifici pubblici e illuminazione, 24 milioni per cultura e turismo, 13,3 per la mobilità e 8 milioni per la sicurezza idrogeologica. Le strutture fuori cratere si prendono quindi quasi il 30 percento delle risorse per gli edifici pubblici.

Oggi il caso è esploso anche nella stampa nazionale (in foto Repubblica)

La Regione, alla denuncia del coordinamento dei comitati dei terremotati rispetto ai 10 milioni per le piste ciclabili, ha risposto che i fondi erano vincolati per l’abbattimento della Co2 nelle aree urbane. Individuate, almeno nella parte del Maceratese, nei comuni di Camerino, Castelraimondo, Corridonia, Esanatoglia, Fabriano, Macerata, Matelica, Mogliano, Petriolo, Pollenza, San Severino, Sarnano, Tolentino, Treia e Urbisaglia. Inoltre Anna Casini, vice presidente della Regione, ha dato degli “sciacalli” ai critici, derubricando notizie sul tema (oggi riportate anche dalle maggiori testate nazionali) a “fake news”. Di simile avviso l’assessore Angelo Sciapichetti, che dal suo Facebook ha tuonato contro chi “stupra la verità”, ribadendo al pari di Casini – in una sorta di excusatio non petita – che i fondi non erano quelli per la ricostruzione. Cosa che i comitati non hanno mai obiettato, parlando sempre di fondi europei. Più saggio il governatore Luca Ceriscioli che, senza passare da Facebook, ha preferito ragionare sui concetti di sviluppo e ricostruzione: «Bisogna garantire opportunità di crescita e sviluppo», ha detto il presidente della Regione.

La delibera

Ma è proprio sul concetto di sviluppo che palazzo Raffaello non riesce a comunicare con la popolazione colpita dal sisma. Le ciclovie erano già previste nel programma del 2015 e sono state inserite nell’Asse 8 con l’obiettivo «di diminuire drasticamente l’uso dei mezzi privati e incentivare la mobilità sostenibile» e come misura anche per «garantire l’accessibilità e la mobilità di residenti, pendolari e turisti». A far infuriare i comitati è stata l’indicazione di priorità: «Nell’ambito del processo di ricostruzione post sisma – si legge nella delibera -, si ritiene prioritario promuovere interventi volti a migliorare la qualità di vita nelle aree urbane tramite la riduzione delle emissioni di carbonio». Un obiettivo che ai comitati è sembrato non prioritario rispetto al dramma che a distanza di due anni e mezzo vivono ancora molti comuni del cratere dove il traffico non è certo un problema (se non per le strade ancora chiuse dal terremoto) e il turismo, sicuramente volano dell’economia anche nella sua forma “sostenibile”, è afflitto dalla mancanza di strutture ricettive man mano che ci si avvicina ai Comuni dell’epicentro delle scosse. La Commissione europea dovrebbe valutare il progetto entro un paio di giorni, su sollecitazione dei comitati. Il progetto, sempre da delibera, ha visto il favore delle unioni montane e dei Comuni che hanno partecipato a riunioni sia politiche che tecniche per mettere a punto i prossimi passi.



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