Per combattere la droga
“Incontri con i testimoni
della speranza”

CIVITANOVA - Giampietro Ghidini parlerà della morte del figlio Emanuele a 16 anni in seguito all'assunzione di una pasticca. Domani mattina appuntamento con gli studenti del Corridoni nella città alta, la sera con chiunque voglia partecipare

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Gianpietro Ghidini

 

La storia di Emanuele che si è gettato nel fiume dopo aver provato una pasticca allucinogena e quella di suo padre Giampietro che da allora gira per scuole, eventi, incontri per evitare che succeda la stessa cosa al figlio di qualcun altro. Questo verrà raccontato domani mattina agli studenti dell’Istituto tecnico commerciale e geometri  Corridoni di Civitanova Alta in un incontro organizzato dalle associazioni Sentinelle del mattino e Citanò alle dipendenze. Un incontro che sarà replicato in serata alle 20,45 e aperto a tutti. Un incontro dibattito sulla crescente diffusione delle droghe tra i giovani e sui disagi legati all’uso di sostanze stupefacenti, alla dipendenza da droghe, alcol, da tecnologie e da internet. Ospite della giornata sarà Gianpietro Ghidini, fondatore dell’associazione “Ema Pesciolino Rosso” e papà di Emanuele, morto a 16 anni dopo il suo primo approccio con la droga. L’evento, con un doppio appuntamento al mattino dalle 9 alle 13 per gli studenti e alle 21 per tutta la cittadinanza, è nato su proposta della docente Cristiana Gualtieri e rientra nel progetto formativo “Incontri con i testimoni della speranza”, realizzato grazie alla volontà e all’impegno della dirigente scolastica Antonella Marcatili e di tutto il corpo docente.  Due mesi fa, l’associazione Aps  “Sentinelle del Mattino” ha donato alla scuola cinquanta copie del libro “Lasciami Volare” dove papà Ghidini racconta la storia di Emanuele e del suo percorso di elaborazione del dolore. Le copie del volume sono state materia di studio all’interno di laboratori didattici frequentati dagli alunni dell’Istituto Corridoni e preparatori all’incontro di domani. «La base di partenza per creare un’alternativa al fenomeno “droghe” – spiega Andrea Foglia di CitaNO alla Droga” – è che si costruisca e si corrobori nel tempo un patto educativo tra le varie agenzie sociali con cui i giovani entrano in contatto. Tutti devono contribuire all’esistenza di una “comunità educante” in cui i nostri figli trovino i loro punti di riferimento, si sentano liberi ma al tempo seguiti lungo il loro cammino». Un’attività sinergica di prevenzione, quella pensata da Foglia, che non è un semplice antidoto al “veleno” che intossica e a volte uccide i ragazzi, ma si identifica nella costruzione di un terreno fertile di cui l’adulto deve prendersi cura. «Rivolgo un invito a tutti gli adulti perché ascoltino i giovani – è l’avviso di Foglia – e a dare loro voce, spazio e occasioni per dialogare e comunicare con tutti i loro mezzi. Credo, inoltre, che sia necessario porsi delle domande. Come mai a molti giovani piace assumere quelle sostanze? Avere determinati comportamenti? Penso ai diversi fenomeni sociali del momento: Black out game o gioco dello svenimento. Le challenge o sfide estreme giovanili o mode pericolose come l’appuntamento sui social per picchiarsi in strada, selfie estremi, balconing, planking, eyeballing, binge drinking, knockout. E’ una moda? E’ per sentirsi parte di un gruppo? Auspico che ci sia una stretta comunicazione tra la scuola e le società sportive del territorio, tra esse e la famiglia e che si faccia attenzione ai cambiamenti comportamentali di un giovane».


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