De André conquista il Piermarini
«Mio padre tachipirina per l’anima»
MATELICA - Notte magica per lo spettacolo di debutto di "Storia di un impiegato" riarrangiato in versione più rock dal figlio del cantautore scomparso. "Suonare la sua musica è come una messa laica, scambiatevi un cinque di pace" dice il polistrumentista al pubblico in sala completamente rapito dai brani proposti

Cristiano De André sul palco del Piermarini di Matelica

Cristiano De André
di Marco Ribechi
Un album dall’estrema attualità, uno splendido teatro scrosciante applausi e il figlio di uno dei pilastri della storia della musica italiana. E’ una serata perfetta quella che ha visto Cristiano de André calcare il palco del teatro Piermarini di Matelica per presentare la reinterpretazione del disco “Storia di un impiegato” del 1973. Un concept album accolto in maniera negativa, spesso poco apprezzato anche dallo stesso Faber, ma che oggi a distanza di quasi 50 anni è capace di restituire una profonda analisi sulla società contemporanea. La storia del bombarolo che compie i suoi atti terroristici per colpire il potere, trasformandosi però in un elemento di riproduzione del potere stesso, è in grado di cogliere aspetti sottili della situazione politica italiana e mondiale, andando a scavare nella profondità delle coscienze umane. «Suonare la musica di mio padre è come una tachipirina per l’anima – dice Cristiano De André – è una sorta di messa laica, per questo vi chiedo di scambiarvi un cinque di pace». E come in una liturgia ogni spettatore si guarda intorno e schiaccia il cinque sulla mano dei vicini. «La speranza è che arrivi un giorno – continua il cantautore – in cui gli stati la smetteranno di attaccare i propri vicini e in cui sarà possibile andare d’accordo con gli altri».

Il concerto di Matelica
La prima parte del concerto è quindi interamente dedicata al quarto album di Faber reinterpretato in una versione più rock e attuale grazie anche agli intermezzi progressive dell’originale che hanno agevolato l’operazione. Ottimo l’allestimento del palco, ll’illuminazione e gli effetti di luce. «Quello che desideravo era prendere questo pezzo di ’68 – spiega De André – e portarlo nella contemporaneità, utilizzando strumentazioni più moderne senza però farne perdere il significato originale». E l’operazione è ottimamente riuscita. Nonostante qualche piccolo inconveniente dovuto al debutto (la serata infatti era la prima assoluta dello spettacolo che poi sarà portato in tournée) la parte musicale si fonde perfettamente con la voce di Cristiano De André che in un effetto nemesi nei panni del padre restituisce forza ai testi enigmatici ma densi di significato. Il suono non sovrasta mai l’espressione verbale, anzi la accompagna donandole nuova enfasi. Commovente il pezzo Canzone del padre, emozionante Verranno a chiederti del nostro amore che dopo uno struggente pianoforte chiude con un vortice di luci e chitarre. Il potere descritto nell’album è il potere dei nostri giorni fatto di paura e controllo, capace di rinnovarsi anche di fronte al dolore della morte da cui, anzi, trae ancora più forza. Le parole, a tratti misteriose, in realtà dipanano attraverso metafore e voli onirici, la follia di una società che in un’apparenza di perfetta integrità cela gli incubi e i mostri dell’autorità. C’è chi grida “Grazie” dal fondo del teatro.

Cristiano De André al violino
La seconda parte del concerto invece ha dato spazio ai più grandi successi del cantautore ligure con Cristiano De André che ha continuato a dare sfoggio delle sue abilità di polistrumentista dividendosi tra voce, chitarra acustica, pianoforte e violino. In ogni sua parola, espressione e movimento è evidente la grande ammirazione che lo lega al compianto padre. Per questo lo show sa anche di tributo a uno dei geni della lingua italiana. Tra i brani in scaletta immancabili Il Testamento di Tito,eseguita nella versione Pfm, Don Raffae’, Khorakane, Quello che non ho. Di particolare intensità il pezzo Amore che vieni, amore che vai. In chiusura come penultimo pezzo anche l’allegria de Il Pescatore in cui il cantante si diverte a far suonare il suo violino caricando la sala di energia positiva. La sala, strapiena, tributa vibranti applausi a tutta la band per una serata magica che però non sarà irripetibile: stasera infatti, sempre al Piermanni di Matelica, andrà in scena la replica dell’intero concerto.








