Ancora risate al Gran Galà
con “Tocca ringrazia’ ziu”

DIALETTO - Positivo esordio della compagnia La Maschera di Spoleto al Don Bosco di Macerata

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di Walter Cortella

La rassegna Gran Galà del dialetto, prima di prendersi una pausa di due settimane, ha portato alla ribalta del Don Bosco la compagnia La Maschera di Spoleto che ha proposto Tocca ringrazia’ ziu, commedia di Gianfrancesco Marignoli, diretta e interpretata da Fausto Di Cicco-Pucci. Pur essendo scritta in vernacolo spoletino, risulta di facile comprensione, grazie alla stretta somiglianza con il maceratese. La formazione umbra tiene da oltre venticinque anni nel suo repertorio questa divertente pièce e in questo notevole arco di tempo l’ha presentata in numerose piazze, anche fuori regione, e sempre con grande successo. La vicenda, ispirata ad un fatto realmente accaduto, è ambientata all’epoca del secondo conflitto mondiale. L’Italia è da poco entrata in guerra ed il regime ha bisogno, adesso più che mai, di grande consenso popolare. Per questo dall’alto arriva pressante l’«invito» ai gerarchi periferici ad incrementare il tesseramento da parte dei soggetti più refrattari. L’attenzione è rivolta principalmente ai dipendenti pubblici sui quali è più facile fare pressione. Ignorare quell’invito li espone al rischio del licenziamento, con gravi ripercussioni sulla situazione economica della propria famiglia. Oreste Paparella, dipendente comunale, è decisamente riluttante ad iscriversi al partito. Mai e poi mai avrebbe indossato la camicia nera. A nulla servono le accorate pressioni della moglie Luciana e più ancora quelle alquanto esplicite ed energiche della suocera Margherita, donna di carattere che “ama la Patria ed è pronta a morire per il duce”.

2.-325x217La sussistenza è precaria per tutti. In regime di anarchia, i viveri sono razionati e ciò che si può acquistare con la famigerata «tessera» non è sufficiente per una famiglia di sei persone. Se i Paparella riescono a sopravvivere, lo si deve senz’altro all’aiuto di uno zio, fratello di Luciana e figlio di Margherita, convinto attivista fascista. Ben inserito com’è, riesce a procurare ai parenti ciò di cui hanno bisogno.  Ma a volte è doveroso far di necessità virtù, e il povero Oreste finisce per indossare, suo malgrado, la odiata camicia nera, il fez e gli stivaloni. Finita la guerra, tutto torna pian piano alla normalità e ciascuno rinnega decisamente il proprio passato, a cominciare da nonna Margherita e da suo figlio. Che fine ha fatto la loro sviscerata fiducia nel Duce e nei suoi ideali? E quel convinto “Credere, obbedire e combattere”? Niente di più che un lontano ricordo….come del resto per milioni di italiani. I tempi cambiano e bisogna sapersi adattare alle nuove situazioni. Al di là di questa considerazione, la commedia scorre via tra una gag e l’altra.

Otello-e-LucianaIl testo è gradevole, il dialetto, come detto, è accessibile ed il pubblico si diverte L’esibizione degli attori spoletini è stata nel complesso di buon livello, con una leggera supremazia da parte di Fausto Di Cicco-Pucci (Oreste), Catia Bonifazi (sua moglie Luciana) e Gianluca De Angelis (l’accalappiacani comunale) per aver saputo caratterizzare in maniera convincente i rispettivi personaggi. Una particolare citazione merita Antonietta De Santis, impegnata in un ruolo di primaria importanza, quello della nonna Margherita, nel quale, anche per ragioni anagrafiche, riesce a calarsi con estrema naturalezza, dando il meglio di sé. Il suo è un personaggio sempre al centro della vicenda, un personaggio che conosce alla perfezione. Fin dalle prime battute, è entrata in sintonia con il pubblico che l’ha applaudita in più occasioni. Tradizionale la scenografia, accurata la scelta dei costumi. Con questo lavoro divertente e ormai più che collaudato, la Compagnia spoletina ha partecipato a numerose manifestazioni teatrali aggiudicandosi premi ad Allerona per il gradimento del pubblico, a Spello e a Terni quale miglior spettacolo. È stata anche finalista al «Festival Paolo Dego» di Ponte nelle Alpi. Come di consueto, in apertura di serata ha preso la parola Fabio Mariani, vice presidente della sezione maceratese dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili-Anmic per illustrarne brevemente le finalità e le iniziative poste in atto a favore dei suoi iscritti.

Nonna-Margherita-

(Foto di scena di repertorio)


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