Amarcord Dc con Bruno Tabacci:
«Pd in confusione,
pentastellati nullafacenti»
MACERATA - Enrico Mattei 'sconosciuto" in Parlamento e scambiato per un giornalista omonimo: clamorosa gaffe di un giovane deputato, rivelata dal relatore ospite ieri sera degli Incontri d'Autunno al Claudiani. Tra i presenti anche l'ex deputato democristiano Adriano Ciaffi, Irene Manzi, Luciano Pantanetti, Pietro Marcolini e il "padrone di casa" Angelo Sciapichetti

Bruno Tabacci
di Maurizio Verdenelli
«Enrico Mattei chi è costui?…davvero?! Ed io pensavo che fosse il giornalista (romano, leggendario direttore de ‘La Nazione’ ai tempi dell’alluvione di Firenze e per lungo tempo, tra i suoi scoop storici il principale fu la rivelazione della Marcia su Roma, ndr)». L’eterna fabula intorno al fondatore dell’Eni – ci sono ancora tantissimi che credono che sia morto per un banale incidente aviatorio- è stata riferita ieri sera intorno alla mezzanotte ad un’affollata assemblea di ex democristiani ‘impenitenti’ ed ex comunisti (idem) dal politico ‘dalle mille vite’, così come ‘Il Sole’ ha definito più volte Bruno Tabacci, mantovano settantenne di Quistello, già presidente della Regione Lombardia, presidente del Centro Democratico, deputato sui banchi del gruppo +Europa (salvando Emma Bonino dallo scoglio ‘firme’…’che non avrebbe potuto raccogliere’ ha convenuto anche ieri sera a Macerata, lui) e soprattutto allievo prediletto di Giovanni Marcora. E nel caso di specie –in riferimento a Mattei- consigliere di amministrazione di Eni e Snam , che resta dopo i sorridenti poco innocenti equivoci in direzione delle assunzioni marchigiane del ‘santo petroliere’ (Sono Nato A Macerata/Matelica), la società addetta ai metanodotti dell’ente idrocarburi. Da un ribollente (d’indignazione) Ivano Tacconi, in prima fila, Tabacci ha chiarito che la vicenda si riferiva “due anni fa, non tanti dunque” e si doveva ad un giovane deputato grillino che così era intervenuto in relazione ad una richiesta di valorizzare meglio la figura di colui cui, secondo gli americani, si doveva il miracolo economico italiano del dopoguerra: il ‘New Caesar’ che mai, dopo l’originale, era mai stato così potente sul suolo del Belpaese.

Angelo Sciapichetti
Era stato lo stesso Tacconi che con un argomentato contributo aveva illuminato un periodo a cavallo tra gli anni 50/60 mettendolo in relazione all’emergenza Africa e al fenomeno dei ‘migrantes’. «Mattei portava know how e ricchezza e sviluppo tra i nostri amici africani che infatti non lo dimenticano». Una feconda provocazione benissimo raccolta da Tabacci che poco prima non a caso aveva citato l’Uomo che guardava al futuro nel contesto di un’Italia che perde forza e popolazione: nel ’70 eravamo l’1,5% della popolazione mondiale, ora soltanto lo 0,85 in un pianeta che ha raddoppiato una volta mezzo quasi la popolazione ( 7,3 miliardi di abitanti). E che dire del vecchio Continente: con 500 milioni di ‘anime’ noi europei rappresentiamo solo il 7%. Non siamo più centrali come sempre stato nella storia dell’umanità. Bisogna fare i conti con questa realtà. Ed allora occorre unirci, non il contrario. La lista +Europa ha avuto un buon successo: 2,6% –compita Tabacci, che s’illumina quando chiarisce che nella ‘sua’ Milano ha addirittura sfondato il tetto dell’11%. E’ stata una serata che si è venuta riscaldando via via, a dimostrarlo sono stati i tanti interventi successivi alla relazione centrale e all’introduzione del ‘dominus’ degli Incontri d’Autunno del Circolo Aldo Moro, al Claudiani: l’assessore regionale Angelo Sciapichetti.

Tanto gli amarcord: quello principale riferito al ‘mitico’ ministro dell’Industria, il bravissimo Giovanni Marcora. «E’ morto ancora giovane, a 60 anni, per un tumore: mi ha insegnato tantissimo. Ero un suo stretto collaboratore ed addetto stampa. Una mattina andandolo a prendere in auto nella sua abitazione romana in via dell’Anima ed accompagnandolo alla sede del ministero in via Molise, mi sorpresi quando mi zittì nel mentre di consueto gli leggevo la rassegna stampa. Rimasi un po’ male, ma ero poco più di un ragazzo e quindi obbedii immediatamente. Dopo un po’, lui mi fa: scusa, ma stavo dicendo le mie orazioni del mattino. Sono un cattolico fervente, vado a messa, ed osservo tutti i comandamenti». «Tuttavia non dimenticherò quello che con tono di voce mutato mi dissi subito dopo e che è restata per tutta la mia vita una lezione fondamentale. Marcora chiarì dunque che assolti i suoi doveri di buon cristiano, ogni settimana nel suo collegio elettorale convocava i parroci per assegnare loro la linea politica da tenere…Indimenticabile». L’undicesimo ‘comandamento’ in salsa democristiana è stata accolta con sorrisi dai vecchi ‘dc’ dell’ex Vandea Bianca maceratese ripensando ‘al buon tempo che fu’. Ed ora? «I preti sembrano non dare più retta neppure al Santo Padre», commenta Tabacci. Che per il resto punge pentastellati e leghisti revanscisti nei confronti dell’UE con i ricorsi storici: se per Gabriele D’Annunzio la vittoria ‘tradita’ aveva significato la perdita della Dalmazia e il caso di Fiume, così «per il Governo su uguali rivendicazioni viaggiano il reddito di cittadinanza (preso di mira sette giorni fa pure da Marco Bentivogli, segretario Fim-Cisl ndr) e la Legge Fornero». E il Pd? «Come la navicella dantesca in gran tempesta e confusione…’e pensare che c’è pure qualcuno che vorrebbe seguire la Lega in fatto di politica estera: un vicolo cieco!». E il Parlamento? «Ridotto a qualcosa di molto modesto. Dei pentastellati la metà è nulla dichiarante, nullafacente. Di Maio? Si, anche la Dc ha avuto giovani lanciati subito la guerra in medias res…ma si chiamavano Aldo Moro, Giulio Andreotti, Emilio Colombo, Nino Andreatta..vogliamo mettere?!». «Ed io come mi sento in questo Parlamento? Spaesato».

Ivano Tacconi
E Roma? «Scusate, non perché io abbia ricoperto con Giuliano (Pisapia, un’altro successo politico di Tabacci ndr) il ruolo di assessore al Bilancio, ma vogliamo mettere la Capitale con Milano? Il capoluogo lombardo è diventato in questi ultimi anni un gioiello, un biglietto da visita per l’Italia intera». Tante le domande finali, da parte anche dell’amico di una vita, l’onorevole Ciaffi (‘siamo stati giovani deputati assieme’ conviene Adriano) che con l’onorevole Irene Manzi (la più giovane di un auditorium fervoroso ma di over 60, mediamente) ha diviso gli interrogativi sulle elezione europee prossime venture. Bella la domanda dell’altro amico in sala, il chirurgo Gaetano Massucci –passato dal distrutto ospedale di Amandola a quello di Macerata. «I nostri giovani? Che futuro in Italia? Ho una figlia all’estero, e l’altra presto la seguirà. E pensare che ho fatto tutto per trattenerle, per cercare un’occupazione adatta ai loro studi qui, nel nostro Paese. Tutto vano». Uno tsunami di interrogativi dopo la faticosa rottura del ghiaccio iniziale, invocato apertamente da Sciapichetti. A contribuire ed innalzare il dibattito: Giancarlo Copponi, Giovanni Scoccianti, Dalveno Antinori, Fernando Feliziani, Fabrizio Cambriani (che ha dovuto smentire Tabacci, manuale di storia alla mano, come in realtà, da 70 anni non sia vero che in Europa non ci siano guerre: basta pensare all’ex Jugoslavia!), Francesco Giacinti e chi scrive oltre ai citati Tacconi, Ciaffi e Manzi. In sala presenti, tra gli altri il presidente dell’ Istao, Pietro Marcolini e il presidente del consiglio comunale di Macerata, Luciano Pantanetti.
Presentandolo, Sciapichetti aveva avvertito che con ‘Il democristiano delle mille vite’ si sarebbe parlato di ‘politica nobile, alta’. Forse così alta da sfiorare le nuvole. Infatti, pur presente l’assessore alla Protezione civile impegnato 24h sul fronte, neppure una parola è emersa sul problema ‘post terremoto’ (verissimo che contiamo demograficamente sempre meno in Europa ma di questo passo con la desertificazione delle aree interne, conteremo sempre meno ancora) e pure sulla mutazione genetiche di aree solide politicamente come il Maceratese e il Perugino, ormai saldamente in mano alla Lega, e dove il Pd ha alzato bandiera bianca. Tanto che Tabacci, passato anch’egli da centrodestra a centrosinistra, ha fatto un cenno con la mano (‘cose che succedono’) di fronte al recentissimo voto dei sindaci della provincia di Macerata, unica a cambiare schieramento politico consiliare. Da centrosinistra a centrodestra, con un presidente (Antonio Pettinari, cui lo stesso presidente del Centro democratico aveva dato il suo sostegno in campagna elettorale) che partito a metà degli anni 80 da posizioni opposte ma raggiunti obiettivi solo grazie al ‘campo una volta avverso’ si è ritrovato di un colpo solo, col voto dei primi cittadini, nella posizione di partenza. Forse sta qui nella ‘politica possibile’ la risposta alla domanda che ieri sera il Circolo Aldo Moro aveva istituzionalmente posto al suo ospite: “Quel campo che non c’è” (sottotitolo: La riscoperta della buona politica e il coraggio di guardare al futuro per costruire un centro sinistra largo ed inclusivo in grado di formulare una seria proposta di governo per il Paese”). Quel campo c’è, eccome: parola di Bruno Tabacci, il ‘politico dalle mille vite’.
(foto di Fabio Falcioni)

Irene Manzi e Adriano Ciaffi

Tabacci e Sciapichetti



Ruffini ex sindaco Tolentino
A volte ritornano e, invece di dire che programmi – più o meno – hanno in mente, dichiarano chi sono i loro nemici, cioè specificano contro chi stanno.
Veramente l’emozione non c’entra niente, figuriamoci se un tipo come Tabacci viene a emozionarsi a Macerata: “Albertino” era il nome di battaglia durante la Resistenza di Marcora, che fu mitico ministro dell’Agricoltura per sei anni, raro caso di ministro competente nel dicastero adatto, essendo allevatore di vac.che e cavalli. Meno significativa la sua esperienza da ministro dell’Industria, piuttosto breve per l’avvento della spietata malattia, che lo strappò alla DC… siamo tutti gaffeurs… chi è senza gaffes scagli il primo sercio… per dire…
Per fortuna che il tempo è galantuomo e si allontana sempre più quando è passato, quando è poi trapassato remoto come quello trattato nell’articolo, è solo questione di pazienza. La frase guardare al futuro, ammesso che significhi qualcosa è molto diversa dal significato che gli do io: Prendere tutto ciò che è stato possibile sfruttare nel passato, farlo passare silenziosamente nel presente e tornare a riempircisi la bocca nel futuro. Forse perché nel mio modo di vedere si parla di prendere, sfruttare e abbuffarsi, tralasciando qualsiasi riferimento al verbo guardare che non riesco a capire il modo di dire?