Cucchi racconta
“Tutto il calcio minuto per minuto”:
«E’ una parte della nostra esistenza»
OVERTIME - La celebre voce di Radio Uno ha incontrato il pubblico del Festival di Macerata. La sua esperienza nel celebre radioprogramma che ha accompagnato e accompagna le domeniche di tanti italiani al centro del dialogo con Marco Ardemagni
«Tutto il calcio minuto per minuto rappresenta una parte della nostra esistenza». Riccardo Cucchi, la voce che ha documentato la vittoria dell’Italia ai mondiali di calcio a Berlino nel 2006 e che per trent’anni è stato il cuore di ogni domenica sportiva, parla della sua esperienza legata a questo radioprogramma che ebbe anche 25 milioni di ascoltatori. Nel 1960, l’anno delle Olimpiadi nel nostro Paese, la Rai decise di fare un racconto in simultanea da tutti i campi: parte da qui una grande avventura, narrata nella serata di ieri a Overtime Festival.
«Lavorare a Tutto il calcio porta alcune difficoltà: la prima è che bisogna ascoltare attentamente gli altri che sono in trasmissione con te, non si è mai da soli e, se serve dare un aggiornamento improvviso, occorre interrompere l’altro al momento opportuno. Ci sono alcune regole per noi radiocronisti: per esempio dopo la terza rete segnata da parte di una squadra non si interrompe gli altri, ma bisogna aspettare il proprio turno». Marco Ardemagni accompagna il racconto di Cucchi nella presentazione dei due libri “Clamoroso al Cibali: tutto il calcio minuto per minuto. Quando la radio diventa storia” e “Radiogol. Trentacinque anni di calcio minuto per minuto” e chiede: «Ma come hai iniziato?». «A 8 anni ero già innamorato della radio – prosegue il radiocronista – , ma avevo un problema: balbettavo. Così mi esercitai tantissimo con delle finte telecronache. Quando feci il concorso in Rai, nel momento in cui le cose sembravano andare male, ebbi l’opportunità di fare la telecronaca di una immaginaria partita. Scelsi Milan-Juventus e il posto fu mio». Tra le espressioni che hanno fatto la storia di Tutto il calcio c’è Clamoroso al Cibali. «Purtroppo non sappiamo chi l’abbia pronunciata, ho fatto una ricerca ma non è stato possibile risalire all’autore. Sta di fatto che queste tre parole sono il simbolo di una radio leggendaria; sono il segno di genialità, creatività, sinteticità». Infine la sua Lazio, con lo scudetto del 2000: «Sono le 18 e 4 minuti del 14 maggio 2000, la Lazio è campione d’Italia». Massima imparzialità nella telecronaca, grande professionismo, ma si possono intuire le palpitazioni “nascoste” da tifoso.











