Gad Città di Trento ha aperto
la 50esima edizione
del premio Angelo Perugini 

MACERATA TEATRO - Con la regia di Alberto Uez è andata in scena “Oh…che bella guerra” di Luigi Lunari

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di Walter Cortella

La Rassegna Angelo Perugini  ha raggiunto felicemente la soglia dei 50 anni, un traguardo di tutto rispetto che in quel lontanissimo 1966 gli organizzatori non potevano nemmeno immaginare. Sono poche le manifestazioni così longeve. In Italia il primato spetta al prestigioso Festival di Pesaro che proprio in questi giorni vive la sua 71esima stagione e Macerata occupa saldamente la “piazza d’onore”. Dal quel dì molta acqua è passata sotto i ponti e la kermesse maceratese è indubbiamente cresciuta sul piano artistico, tanto che ormai sono molte le Compagnie amatoriali che ambiscono a prendervi parte. E in questa pluralità di voci, una vera e propria ricchezza, gli organizzatori hanno avuto il loro bel da fare per scegliere i migliori lavori da portare alla ribalta del «L. Rossi». Dunque, il cinquantennale della manifestazione, che segna le fatidiche “nozze d’oro” del Ctr con il teatro, deve essere solennizzato, come si conviene, seppure in chiave di rinnovamento, con lavori più recenti e qualche Compagnia al suo esordio in terra marchigiana.

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E l’inizio è stato senz’altro all’altezza della situazione. Meglio di così…. Alla ribalta uno dei più solidi e qualificati gruppi nel panorama amatoriale italiano, il Gad «Città di Trento», vecchia conoscenza del pubblico maceratese. Lo ricordiamo in importanti performances di grande successo come A piedi nudi nel parco,1993, AAA Cercasi suicida!,1998 e L’affarista Mercadet,2006. Come si può vedere, una frequentazione scandita con regolarità nel tempo. E quest’anno, nel quadro delle celebrazioni per i cento anni della Grande Guerra, gli amici trentini hanno presentato Oh… che bella guerra!, uno spettacolo allestito in forma di cabaret, tanto per sdrammatizzare l’evento, pur nel rigore della storia. Il testo, che porta la firma di Luigi Lunari, uno dei più significativi drammaturghi contemporanei di caratura internazionale, ci racconta quel tragico conflitto che il nostro Paese pagò con l’inutile sacrificio di ben diciassette milioni di vite umane, alternando canti popolari, monologhi, testimonianze, improbabili dialoghi e molte immagini originali tratte da filmati dell’epoca e dalla videoteca della RAI, il tutto arricchito da citazioni di Trilussa, Einstein, Malaparte, Boris Vian e Brecht.

Gad-Trento-11-325x189Il linguaggio è quello a volte irriverente del cabaret che non risparmia frecciate satiriche, e velenose anzi che no, ai politici delle varie Nazioni coinvolte nel conflitto e ai comandanti degli eserciti, in particolare al gen. Cadorna, perniciosamente convinto che la guerra si potesse vincere solo attaccando il nemico e che i soldati fossero soltanto “carne da cannone”. Lunari, grande autore di teatro, si arrischia ad affrontare un tema spinoso come quello della Grande Guerra con le armi del teatro-cabaret, del canto e del ballo e soprattutto dell’ironia. E il titolo la dice lunga: può mai una guerra essere bella? Certo che no! Ma la nostra fu affrontata con estrema leggerezza, non già dai combattenti che si impegnarono fino all’estremo sacrificio della vita bensì dalle cosiddette “alte sfere” politiche e militari. Malgrado ciò, tutto finì per il meglio, con il famoso Bollettino della Vittoria del 4 novembre 1918, firmato dal gen. Diaz. Ma l’Italia pianse oltre ai morti anche milioni di invalidi. Alcuni di essi aprono lo spettacolo entrando dal fondo della sala. Oh… che bella guerra!, diretto con la nota maestria da Alberto Uez, ha coinvolto una quindicina di attori che si sono alternati, in un serrato tourbillon, tipico del cabaret, in una serie di «quadri» di grande effetto, in una scenografia simbolica, fatta di povere cose capaci, però, di rievocare i campi di battaglia e le anguste trincee. Per interpretare circa cinquanta personaggi è stato necessario un notevole impiego di costumi, realizzati con cura da La Sartoria di Rovereto. Le maschere di legno, invece, sono opera di Aldo Trentini. I brani musicali, per lo più appartenenti al patrimonio popolare, sono stati scelti da Giuliano Goller e arrangiati da Nicola Conci.

PA070170-C-325x246Gli attori si sono mossi sulla scena con assoluta padronanza, anche nei momenti più impegnativi tra canto e danza. Indubbiamente il GAD di Trento può fare affidamento su un complesso di elementi molto validi e dotati di grande capacità di trasformismo. Impossibile citarli tutti, dunque li accomuno in un «bravi» collettivo. Al regista Uez va riconosciuto il merito di aver saputo guidarli in una performance di alto livello artistico, recentemente premiata come “miglior spettacolo” all’ultimo Festival del Sipario d’Oro di Rovereto, una delle più importanti e prestigiose manifestazioni del genere. Il lavoro di Lunari, dal titolo volutamente beffardo e provocatorio, ribalta la concezione di guerra e fornisce allo spettatore un punto di osservazione “altro” del grande conflitto, incontrando il favore del folto pubblico che ha sottolineato l’esibizione degli attori trentini con ripetuti e calorosi applausi. Il tema dello spettacolo è stato introdotto qualche giorno fa da una interessante relazione del prof. Angelo Ventrone, docente presso la nostra Università, nell’ambito de «I mercoledì del teatro», presso la Biblioteca Mozzi-Borgetti, un appuntamento che da alcuni anni è divenuto una tradizione della Rassegna.

(Foto di repertorio di Ettore Lambertucci)

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