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Con Balelli “dentro le mura”,
Adornato: «L’ateneo ha qui la sua storia»

MACERATA - Il rettore Unimc ha partecipato al convegno all'interno della mostra dedicata al grande fotografo. Si è parlato anche del futuro del centro
lunedì 10 settembre 2018 - Ore 09:13 - caricamento letture
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di Maurizio Verdenelli

«Ci stiamo impegnando severamente per la valorizzazione del centro storico. Non è affatto facile, mi creda. Perché è un discorso che lega anche e sopratutto la vitalità della università e la sua capacità di investire. Tutto è regolato da quota oltre diecimila (e duecento). Per diecimila si intendono gli iscritti – e noi siamo abbondantemente sopra, oltre dodicimila. Tuttavia ci sono altri due livelli ancora considerati dal Miur sulla scorta delle altre figure, oltre gli studenti, operanti nell’università. Non abbiamo difficoltà a spostarci fuori dal centro storico perché non consideriamo le periferie, aggregazioni urbane e basta, degrado. Tuttavia non possiamo dimenticare che l’università maceratese è la storia stessa di Macerata e che la sua collocazione è principalmente dentro le antiche mura».

Francesco Adornato, Rosaria Del Balzo Ruiti e Emanuela Balelli

La voce quieta, senza alti né bassi, senza tradire emozioni (forse gli occhi che lanciano bagliori brevi, intermittenti a sottolineare qualche passaggio ‘significativo’) è del professor Francesco Adornato salito alla dignità di rettore nei giorni più bui del terremoto, a 24 ore dalla ‘botta grossa’ del 30 ottobre di due anni fa, quando d’incanto sulla piazza principale, di sera, comparvero i trolley ‘della fuga’ in massa degli studenti. Per tutto il ‘ponte’ di inizio novembre, la ‘Civitas Mariae’ piombò in un silenzio “surreale”, in tal modo definito dalla vicesindaco Stefania Monteverde, all’allora ministra Stefania Giannini. Lo stesso silenzio dei paesini dell’entroterra messi a terra dal sisma. ‘Scorre il mondo dentro le mura’ è stato il tema del convegno ieri a palazzo Ricci a margine dell’imperdibile mostra fotografica dei Balelli. E a “quel dentro le mura’, Adornato si è agganciato come un acrobata sul filo delle parole senza rete, per affermare che l’Universitas studiorum annunciata sin dal Medioevo sulla piazza maceratese (come un affresco nell’Aula Magna ci segnala da tempo immemorabile) non può avere più alta collocazione se non nel centro storico, sebbene Giancarlo Liuti nella sua ‘Domenica del Villaggio’ non senza fondamento avverta che a causa dei tentacolari centri commerciali quest’area sulla cima del colle stia per scivolare a Piediripa ed oltre.

A conclusione del suo intervento (che sarebbe dovuto apparire nel catalogo della mostra, saltato poi per ‘sbarramenti’ tipografici) il rettore ha lanciato la proposta: costituire una galleria permanente dedicata ai Balelli e dunque a Macerata. Dove Carlo nel suo riandare ogni volta dappertutto, ma rimpiangendola di continuo, alla fine tornò. Poi, ‘provocato’ da chi scrive, il prof. Adornato ha chiarito il proprio pensiero, che resta centrale per il futuro di un capoluogo di recente impigliato nella ‘funesta voce delle gazzette’, pur sempre …dribblata in precedenza. Ha mostrato qualche carattere di amarezza, il rettore parlando di «mancanza di eleganza, di garbo, di considerazione dei rispettivi ruoli…». Da parte di chi, scusi? «…altri enti».

La sala – e cioè lo spazio ricavato all’ingresso di palazzo Ricci mentre a due passi si va smontando il tendone da circo di Artemigrante – è strapiena. C’è pure la storica maceratese Mariella Troscè. «Peccato manchi l’amministrazione comunale» annota, impietosa, la ‘padrona di casa’, Rosaria Del Balzo Ruiti, aprendo il convegno coordinato da Tiziana Tiberi e concluso dal bel concerto al piano della perugina Cristina Picozzi. Eppure il sindaco aveva partecipato all’inaugurazione della mostra prorogata fino al 30 di questo mese facendo vivere ancora di più quest’estate Palazzo Ricci («che resta il nostro primo obiettivo» dice l’attivissima presidente di Fondazione Carima). Dopo di lei, Emanuela Balelli, figlia di Carlo. Che ha ricordato il nonno Alfonso, lo stemma sabaudo concesso alla sua illustre ‘bottega’ nel 1912. E le foto panoramiche dalla torre civica, da parte di Carlo, fissando per sempre la Grande Bellezza campestre. Già, la torre civica che hanno ispirato decenni più tardi, qualche anno fa, un altro grande maceratese Dante Ferretti, premiato con l’Oscar (cfr ‘Hugo Cabret’). Magica torre, magica piazza, magica macchina fotografica: quella dei Balelli, ormai nella storia con Giovanni Verga e Francesco Paolo Michetti, amico di D’Annunzio.

«Nobile compagnia» ha detto Adornato citando prospettive, circolarità, obiettivi, e gli ‘Infiniti mondi’ di Giordano Bruno, quest’anno testimonial Unimc della campagna d’iscrizione ai corsi, così strategica per il futuro del capoluogo stesso. E perché continui a scorrere ‘il mondo dentro le mura’. «Ricordo una città diversa –ha detto Rosaria Del Balzo Ruiti- un centro dominato non solo dalla Torre ma pure per noi residenti, amabilmente ‘dominato’, dal ristorante Grande Italia (già ‘Europa’, in modo preveggente ndr) dove la mia famiglia, come tante altre, ordinò il banchetto a conclusione della cerimonia per la mia prima comunione. Ora c’è un atelier». In quell’edificio, adibito pure ad albergo, sostava un mese l’anno anche l’esploratore Giuseppe Tucci che lo preferiva alla sua ormai abbandonata abitazione di corso Cavour. La storia, la tradizione vengono inevitabilmente dimenticate se non preservate. Pure la storia minima ma significativa: qualche rammarico c’è infatti nell’aver ‘perso’ la ultracinquantennale trattoria fondata dall’ottimo Ezio Natali, “laico santo ospitaliere” (leggi l’articolo), per oggettive problematica post sisma, che si apriva meta di ospiti da tutt’Italia (tra i quali i compianti Fabrizio Frizzi e Katyna Ranieri) fino a poco fa in via Crescimbeni, strada martire del traffico e a suo tempo pure della movida: quello che a suo tempo era definito il ‘secondo corso’ della città sempre più destinato ad essere dormitorio e basta.

La Macerata di Carlo Balelli (VIDEO)



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