Mozione di censura,
la maggioranza “salva” Carancini:
«Un attacco ignobile»

MACERATA - Si è concluso il primo consiglio comunale dopo i terribili fatti che hanno segnato la città, il documento dell'opposizione (nei fatti un atto di sfiducia) è stato bocciato con 16 voti contrari e 10 favorevoli. Il sindaco: «La cosa più odiosa è stata quella di volerci attribuire una sorta di responsabilità morale». Riccardo Sacchi (Forza Italia): «Si è creato un danno immagine che ci porteremo per anni e la colpa è di chi governa». Chieste le dimissioni di Ninfa Contigiani da presidente del consiglio delle donne per le frasi sulla morte di Pamela
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Il discorso di Romano Carancini

 

di Giovanni De Franceschi

«Non sono dispiaciuto per la mozione di censura, la cosa più odiosa è il voler attribuire al sindaco e alla giunta una sorta di responsabilità morale per quanto accaduto. Credo che sia ignobile. Così si alimenta la paura e l’odio ed è questo che fa male alla città». Poco più di dieci minuti, Romano Carancini si è difeso così dalle accuse che gli sono piovute addosso. Il consiglio comunale iniziato ieri per discutere della mozione di censura nei suoi confronti (una vera e propria mozione di sfiducia mascherata, con cui si sono chieste le dimissioni) oggi è arrivato all’atto finale.  Il documento è stato bocciato con 16 voti contrari (la maggioranza) e 10 favorevoli (l’opposizione): Alessandro Savi è uscito dall’aula al momento del voto, Carancini si è astenuto.

Romano Carancini

Non certo una sorpresa l’esito finale della prima assise convocata dopo i tragici fatti che hanno sconvolto Macerata: dalla morte di Pamela Mastropietro, passando per il raid razzista di Luca Traini, per finire con gli scontri di piazza e le manifestazioni. Per dirla con Riccardo Sacchi (Forza Italia) però, primo firmatario della mozione: «Il merito di questo documento è quello di aver costretto l’assise cittadina a discutere e confrontarsi su fatti epocali, poi sarà la storia a dirci se avevamo ragione noi o se ha ragione l’amministrazione». E’ questo è un fatto innegabile: il confronto in aula c’è stato, a tratti duro, aspro. Due posizioni inconciliabili quelle dell’opposizione da una parte e della maggioranza dall’altra. Due letture diametralmente opposte. E così dopo i tanti interventi di ieri, anche oggi la seduta è proseguita con le parole di diversi consiglieri pro o contro il sindaco. I temi grossomodo gli stessi: accoglienza dei migranti, spaccio, sicurezza. Le difese d’ufficio del Pd, dell’Udc e di Pensare Macerata, gli attacchi di Forza Italia, Movimento 5 stelle, Macerata 2020 hanno inquadrato le due fazioni.

Maurizio Del Gobbo, capogruppo del Pd

Concordi solo sulla solidarietà per le minacce ricevute dalla famiglia del sindaco. Finché non è arrivato il turno di Carancini. «La mozione – ha esordito il sindaco – si compone di tre parti: censura per i miei comportamenti, mancata trasparenza, una sorta di responsabilità morale per i fatti di sangue accaduti. Per quanto riguarda l’emergenza di sabato 3 febbraio, ho ricevuto la telefonata dei carabinieri alle 11,17 in cui ho appreso che in città si stava sparando. Alle 11,34 ho inviato il messaggio a tutti i telefoni collegati e devo dire che le persone e le famiglie hanno avuto immediata consapevolezza del pericolo e quindi si sono sentite sufficientemente al sicuro. E’ chiaro che la prima preoccupazione è stata quella di mettere al sicuro le scuole. Dire però che Traini si è consegnato è uno sfregio alle forze dell’ordine, Traini è stato catturato».

Andrea Marchiori e Riccardo Sacchi, Forza Italia

Quindi la gestione del post. «Per quanto riguarda l’ordine pubblico – ha aggiunto Carancini  – non ero preoccupato perché ho sentito una grande vicinanza dello Stato. La cosa che mi preoccupava maggiormente in quei giorni era rappresentare una città diversa da quanto stava accadendo. Ribadisco e sono ancora convinto che in quel momento il comportamento del sindaco dovesse essere istituzionale e credo di averlo fatto. Ho espresso un sentimento e ho chiesto che in quella settimana si trovasse il silenzio, in quel momento ho pensato fosse quello il sentimento comune della città». Da qui poi la giustificazione sulla mancata partecipazione alla manifestazione di Pamela e a quella dei centri sociali del 10 febbraio, e quindi quella che secondo lui era necessario organizzare domenica scorsa. Tutti concetti già espressi. Quindi i numeri gli immigrati presenti in città. «Contrariamente a quello che si scrive il numero – ha specificato Carancini – deriva da un accordo Anci-Vimiale del 2017. Oggi sono stati autorizzati 110 persone per lo Sprar e ci sono 252 persone nei Centri d’accoglienza straordinari. Quindi, visto che l’accordo prevedeva per Macerata 139 migranti per lo Sprar e visto che noi abbiamo già presentato un progetto per 165 persone, chiederemo di spostare presenze nei Cas sul territorio».

Andrea Boccia del M5Stelle

Infine l’ultimo punto quello su una presunta responsabilità morale del sindaco e dell’amministrazione per quanto accaduto, che il sindaco ha definito «ignobile».  Su tutte la replica di Riccardo Sacchi.  «Chi governa – ha detto – deve prendersi oneri e onori. Questa è una mozione che dice alla città che qualcosa non è andato prima e non dopo i fatti di sangue. E’ una mozione che chiede conto del perché Macerata negli ultimi mesi ci sono stai più do 50 arresti per droga, del perché ad ragazzo nigeriano uscito dal programma di accoglienza non è stato dato un futuro, ma è stato lasciato in mano alla criminalità. L’amministrazione si è arroccata nel palazzo e ha perso di vista cosa stava accadendo fuori. La città non è preoccupata dopo la sparatoria, era preoccupata da tempo. E noi dovevamo preservare la percezione di sicurezza di una città che fino a poco tempo fa si definiva tranquilla. Se si fosse combattuto in maniera più capillare e con più convinzione la piaga dello spaccio, forse Pamela quel giorno non sarebbe venuta a Macerata a comprare droga. C’è stata grossa sottovalutazione del problema spaccio. Si è creato un danno immagine che ci porteremo per anni e non me ne assumo neanche un granello di responsabilità, questa la lascio a chi ha governato questa città negli ultimi anni. Per questo chiediamo di sospendere tutti i progetti di accoglienza futuri, fare un censimento più puntuale, e capire bene il fenomeno». Dopo la bocciatura dei due emendamenti presentati dai grillini, il voto. Scontato.

***

Carla Messi, Anna Menghi e Deborah Pantana

 

IL PRE-CONSIGLIO – «Ninfa Contigiani ha perso il controllo delle parole, chiediamo le sue dimissioni da presidente del consiglio delle donne e lo scioglimento dello stesso». Sono le parole di Anna Menghi (Comitato Anna Menghi) che insieme a Deborah Pantana (Forza Italia) e Carla Messi (Movimento 5 stelle) ha stigmatizzato la tesi portata in aula dal consigliere dem sull’orrenda fine di Pamela: secondo la Contigiani, infatti, non si tratterebbe di un femminicidio, ma di una morte legata alla droga.

Ninfa Contigiani

Questo poco prima che iniziasse la discussione del consiglio sulla mozione di censura nei confronti del sindaco Romano Carancini. «Sono affermazioni gravi – ha aggiunto Menghi – soprattutto perché ci sono ancora indagini in corso e poi perché una morte è una morte, a maggior ragione se così efferata. Contigiani dovrebbe pesare molto di più le parole, per questo chiediamo le sue dimissioni da presidente del consiglio delle donne, che non era certo nato con l’intento diventasse un organismo politico. Le donne non si possono mobilitare solo con i femminicidi, ci aspettiamo anche delle scuse nei confronti dei familiari di Pamela». Ha rincarato la dose Carla Messi, parlando di una minimizzazione. «Ci saremmo aspettate – ha continuato – che il consiglio delle donne si fosse espresso, invece ci è sembrato abbia minimizzato. E questo è grave, siamo rimaste basite». Infine la Pantana. «Come donna mi vergogno – ha concluso – è inaudito che non si sia espresso, in questo modo non ha senso di esistere il consiglio delle donne. Stiamo aggiungendo gravità su gravità, e l’amministrazione continua con il suo metodo arrogante. Piena solidarietà nei confronti della famiglia di Pamela». La Pantana ha poi chiesto in Consiglio che le scuse venissero formalizzate in una mozione d’ordine, richiesta che non è stata accolta per un difetto di forma.

(foto di Fabio Falcioni)

 

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