Sisma, l’odissea delle delocalizzazioni
Soldi dallo Stato? Ancora niente

VISSO - L'ordinanza per spostare le attività produttive sarebbe dovuta servire a velocizzare i tempi, ma dopo più di un anno dal terremoto, a fronte delle spese sostenute, nessuno ha visto un euro. L'Ufficio ricostruzione: «E' stata modificata 5 volte. Un sistema complicato che non tiene conto delle realtà locali»

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Alcuni negozi al Laghetto, Visso

 

di Federica Nardi

Se aspetti lo Stato, ancora aspetti. Se fai da solo, ancora aspetti i soldi. Questo il quadro delle delocalizzazioni delle attività produttive nel comune di Visso. Le alternative per chi aveva l’attività lesionata all’indomani della scossa del 30 ottobre 2016 erano due: o l’ordinanza 408 o la 9. La prima con i soldi dello Stato (ma c’è da aspettare che venga sistemata l’area commerciale all’ex Park hotel), la seconda con i soldi privati. E qui, i problemi. Perché tra risparmi rastrellati o mutui in banca, i commercianti che hanno deciso di fare da sé (con un risparmio per le casse pubbliche da quantificare, ma che sfiora almeno il milione di euro), ancora aspettano di capire quanto e quando verranno rimborsati. Il problema, spiega l’Ufficio ricostruzione, è che «l’ordinanza numero 9 è stata modificata più di 5 volte. L’ultima modifica è dell’8 settembre e richiede ancora diversi chiarimenti. Un sistema complicato che non tiene conto delle realtà locali». A farne le spese, in tutti i sensi, chi voleva sbrigarsi (la soluzione proposta dall’ordinanza infatti era nata per accelerare i tempi) e ha anticipato di tasca sua. Il dato sulle pratiche presentate per delocalizzare al momento non è disponibile ma gli studi professionali che le hanno curate assicurano che alcune sono sicuramente state mandate. In termini di risparmio per lo Stato l’ordinanza 9 doveva essere un toccasana. Mentre con la 408 vengono finanziati 500 euro al metro quadro (per il container) più 300 euro circa al metro quadro per le urbanizzazioni, con la 9 si ottengono 350 euro al metro quadro (sulla superficie dell’attività lesionata) e il rimborso dell’80 percento per la spesa degli impianti.

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L’area al Laghetto

La sorte per chi è rimasto a Visso o per chi se n’è andato sulla costa è più o meno la stessa. Soldi dallo Stato: zero. «Una procedura contorta, non c’è mai stata un’indicazione univoca. Diverse volte tornavamo con delle risposte per poi dover ricominciare da capo perché le indicazioni cambiavano in corso d’opera». A dirlo Domenico Colapietro, doppiamente preso in causa perché è socio dello studio Cappa di Visso che ha seguito una decina di delocalizzazioni e perché anche i suoi genitori hanno dovuto spostare l’attività, un alimentari. «Siamo tutti nelle stesse condizioni – dice Colapietro -. Anche noi abbiamo dovuto fare un mutuo e non incassiamo. Dicono che ci daranno agevolazioni sulle tasse, ma se non ho fatturato a che serve?». Le pratiche più datate che Colapietro ha seguito risalgono «a un anno fa. Altre otto mesi, chi sei. Comunque se i rimborsi vanno estremamente lenti è colpa di istruttorie a dir poco cervellotiche». Ad esempio: «nella certificazione di quello che avevi nell’attività – spiega Colapietro – chiedono addirittura le foto. Difficile in alcuni casi con i crolli. Servono i libri completi dei beni inventariali».

visso15-650x366Sergio Crisantemi, che ha la tabaccheria e anche l’enoteca Belisari, non vuole dare nessuna colpa né sollevare polemiche: «I soldi non sono arrivati ma la pratica l’abbiamo presentata poco fa. È colpa nostra, non dello Stato. Non ci lamentiamo, certo il lavoro non è più come prima». Francesco Cappa, della salumeria, dice che il problema principale non sono tanto i rimborsi che non arrivano, ma le strade che non riaprono. «Dopo 400 giorni – dice Cappa – con le strade siamo al punto di partenza. Alcune per noi sono fondamentali, come quella che va a Castelluccio. Quella strada non ha quasi niente ed è ancora chiusa. E poi la Valnerina riaperta a tozzi e bocconi. Io il formaggio lo devo andare a prendere a Campi di Norcia e ogni volta è il giro della Luna». Qualche attività ha delocalizzato sulla costa, in attesa di tornare a Visso nella futura area commerciale. Ma senza nessun aiuto economico, in alcuni casi si procede alla chiusura perché il portafogli è vuoto. Da Visso a Porto Sant’Elpidio o a Civitanova non tutti sono riusciti a trovare mercato. Qualcun’altro si è spostato, temporaneamente, al Laghetto, dove la Pro loco ha messo a disposizione delle casette di legno in attesa che venga realizzato il progetto di Nero Giardini che andrà a completare il progetto per l’ex Park hotel (leggi l’articolo).


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