Al don Bosco un raffinato “Così fan tutte”

MACERATA - Esordio casalingo per la Cfd diretta da Sauro Savelli

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di Walter Cortella

Dopo il felice debutto al Teatro Feronia di Sanseverino (leggi articolo), la Cfd di Macerata ha riproposto l’opera buffa di Lorenzo Da Ponte, musicata da Mozart sul finire del ‘700. Doppio spettacolo per mettere a punto il delicato congegno teatrale prima di intraprendere una sorta di tournée che la porterà ad Ascoli, Pesaro e in altre importanti località. Più che sulla performance maceratese, accolta con favore dal pubblico, in questa sede mi soffermerò sull’opera che, con Le nozze di Figaro e Don Giovanni, costituisce la triade delle opere buffe con le quali il duo Mozart-Da Ponte, pur restando nell’ambito del melodramma, porta in scena una garbata e raffinata comicità. Il regista Sauro Savelli, grazie ad una lettura molto personalizzata e ad alcune trovate geniali, ne esalta la vena umoristica rendendola, così, più accessibile e godibile al grande pubblico. La recitazione, volutamente sempre sopra le righe, le paradossali situazioni, gli scambi di persona, gli improbabili mascheramenti ma soprattutto l’ossessiva ripetizione di frasi, caratteristica propria della versione cantata, finiscono per divertire lo spettatore. I dialoghi, fedeli al libretto di Da Ponte, presentano grosse difficoltà dal punto di vista recitativo per la loro particolare struttura lessicale, per l’uso di parole ormai desuete e per gli arditi e impegnativi concertati. Non ci sono, naturalmente, né il coro né l’orchestra, tuttavia il sipario si apre sulle possenti note dell’ouverture, creando nello spettatore una felice predisposizione dell’animo. Sulla scena Don Alfonso, Guilelmo e Ferrando irrigiditi in un suggestivo fermo-immagine. Si trovano in uno spazio non definito, neutro. Sono alle battute finali di una controversa e sostenuta discussione sulla fedeltà delle donne.

così-fan-tutte-3-325x270 Per i due giovani innamorati le rispettive amanti, Dorabella e Fiordiligi, sono perle rare di virtù. Sono pronti a giurare sulla loro onestà. Pur essendo un prete, il buon Da Ponte condusse una vita dissoluta e spregiudicata, da libertino, con amanti e figli, che non disdegnava di frequentare gli ameni luoghi del piacere. Naturale, dunque, che il suo Don Alfonso, esperto uomo di mondo, profondo conoscitore dell’universo femminile, la sappia lunga in fatto di donne, Sfido io! Il nobiluomo dai «crini già grigi» (Walter Cortella) sostiene con forza «che la fedeltà delle femmine è come l’araba fenice», l’uccello mitologico che ha sempre rappresentato, nelle varie culture del mondo, l’immortalità dello spirito. Tutti concordano sulla sua presunta esistenza ma nessuno saprebbe dove trovarla, tantomeno Guilelmo (Michele Pistilli) e Ferrando (Edoardo Sergi). Don Alfonso, di fronte alla ostinata determinazione dei due giovani, propone loro un perfido gioco per dimostrare alla fine che anche Dorabella (Eleonora Palmieri) e Fiordiligi (Martina De Angelis), come ogni donna, saranno pronte a «cangiar amore» e a tradire, in men che non si dica, i loro creduli sposi. E questa sua convinzione appare evidente già nel titolo stesso dell’opera. Per portare a termine il suo diabolico piano, don Alfonso si avvale della preziosa collaborazione di Despina (Chiara Spernanzoni), una smaliziata ed esperta cameriera che ha «già menato mill’uomini pel naso».

così-fan-tutte-4-325x254La ragazza si illude di essere lei a condurre il gioco, mentre in realtà il vero regista, il solo marionettista è proprio lui, il vecchio don Alfonso, che fa muovere a suo piacimento tutti i personaggi della vicenda, manovrando con maestria i fili del suo bilancino. E alla fine della commedia, quando ogni trucco è svelato, i due baldi giovani, preso atto che davvero «così fan tutte», si riconciliano con le fedifraghe amanti e coronano il loro sogno d’amore sposandole in presenza di un notaio. E Despina? Beh, anche lei può ritenersi soddisfatta. Nel ruolo di «aiuto», travestendosi prima da medico e poi da uomo di legge, contribuisce alla riuscita dello scherzo. Inoltre, intascherà senza meno la generosa mancia di venti scudi promessale dal vecchio gentiluomo. Dunque, un finale in cui tutti sono contenti, a cominciare proprio dal puparo: la sua tesi è confermata appieno e si aggiudicherà i cento zecchini della scommessa.

così-fan-tutte-5-325x198L’operazione di portare in teatro il «Così fan tutte» in versione recitata presentava un grosso rischio: non sostenuta degnamente dalla sua immortale colonna sonora, se non nei brevi intermezzi dei cambi di scena, l’opera mozartiana rischiava di apparire impoverita e poco appetibile al pubblico. Invece, il risultato finale ha premiato il regista per la sua coraggiosa scelta. Il suo è un modo «altro» per avvicinare il melodramma. La scenografia, realizzata da Stefano Zagaglia su bozzetti del regista, è minimalista e funzionale. Con piccoli e semplici spostamenti, è possibile ricreare ambienti diversi. Il color verde evoca spazi aperti, giardini fioriti, mentre il celeste rappresenta l’interno della casa. Coloratissimi i mobili e le stoviglie. I costumi, scelti con cura nel vasto atelier della Compagnia, non hanno una precisa collocazione temporale. Sono volutamente ma misuratamente kitsch. Originale la scelta di far indossare alle due fanciulle il guardinfante sopra la gonna anziché sotto. In passato era una sorta di gabbia che mirava a proteggere dagli urti la donna incinta, ma nel caso specifico vuol simbolicamente essere una protezione della virtù femminile. Dorabella, senz’altro più vivace e intraprendente della sorella maggiore, sarà la prima a sbarazzarsene, ma con stile ed eleganza.

(Foto di scena di Alex Scopini)


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