Tentato omicidio della moglie:
“Non voleva uccidere,
si è fermato per tamponare il sangue”
POGGIO SAN VICINO - I legali del 57enne: "Di sicuro non ha usato una fascetta per strangolarla, il segno più evidente è quello che potrebbe essere stato provocato dal collarino che le hanno messo in ospedale". Gli avvocati hanno presentato istanza di Riesame per ottenere la scarcerazione
di Gianluca Ginella
«Lino Quatrini non intendeva uccidere la moglie, semmai si può parlare di minacce e percosse. Abbiamo chiesto la scarcerazione. Sul collo l’unico segno evidente è quello che potrebbe essere stato provocato dal collarino che hanno messo alla signora in ospedale». Così gli avvocati Federico Valori e Emanuele Branchesi, che assistono il 57enne di Poggio San Vicino, autista di autobus, accusato di aver tentato di uccidere la moglie, 53 anni, strangolandola al culmine di una lite. I fatti risalgono al 27 ottobre. La donna era stata ricoverata in pronto soccorso, le ferite riportate non erano gravi. «Oggi abbiamo depositato istanza al tribunale del Riesame per chiedere una misura cautelare più lieve rispetto al carcere (si trova in cella a Marino del Tronto, ndr) – spiegano i legali –. La procura ha nominato un consulente, il medico legale Fabio Frascarelli Gervasi, che ieri ha visitato la signora. Deve valutare se le ferite siano compatibili con la ricostruzione data. Alla visita ha partecipato anche il nostro consulente, il medico legale Lancia. Da quanto ci riferisce è escluso che sia stata usata una fascetta (di quelle rigide per elettricisti, ndr) per strangolare la moglie. Il segno più evidente sul collo inoltre potrebbe essere stato provocato dal collarino di protezione che è stato messo alla signora in ospedale, visto che ha fragilità capillari e basta poco a causare un ematoma».
L’avvocato Valori poi parla di un’altra circostanza: «Quatrini ad un certo punto dell’azione ha lasciato la vittima, si è allontanato e si è tamponato il sangue, perché graffiato al volto dalla moglie. Il fatto che durante l’azione si sia fermato lo qualifichiamo come desistenza o recesso attivo. Quindi dov’è la pericolosità se durante l’azione si è già interrotto? Probabile abbia voluto minacciare, percuotere la moglie, ma non ucciderla. Riteniamo non ci sia stato mai intento di uccidere. Se c’è stato è stato interrotto su iniziativa del nostro assistito». Poi sull’aggravante dei futili motivi: «Lui aveva una gelosia ossessiva, non si tratta di un motivo futile. Inoltre era in cura per depressione e assumeva farmaci di un certo peso» dice Valori. Tra l’altro Quatrini avrebbe anche cercato di uccidersi dopo l’aggressione alla moglie «è stato trovato nel fienile dalla nuora».
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