Insufficienti i fondi destinati
alla microzonazione sismica

SISMA - Necessari 30/40 milioni ma sono stati stanziati sono tre milioni e 796mila euro. L’adeguamento sismico (più efficace rispetto al “miglioramento”) riservato soltanto a nuove costruzioni e a ricostruzioni rilevanti. E gli edifici strategici (scuole, ospedali, caserme ecc.) restano fuori? La esemplare vicenda del campus universitario di Camerino
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Ugo Bellesi

 

di Ugo Bellesi

Per le popolazioni colpite dal sisma, oltre al problema delle macerie da portar via (e finalmente dopo un anno dall’evento sismico ci si è resi conto che occorre accelerare i lavori e a Castelsantangelo, come già ad Arquata, sono stati inviati gli uomini del Genio Militare), oltre alla necessità di eliminare le “zone rosse” mettendo in sicurezza gli edifici pericolanti (per consentire almeno a chi ha la casa agibile di poter rientrare nella sua abitazione), oltre all’esigenza di avere le casette al più presto, ora è “esploso” un altro problema non secondario. Problema che era stato già illustrato alla presidente della Camera, Laura Boldrini, in visita nelle zone terremotate di Arquata, dal “Comitato Pescara del Tronto” in questi termini: “Sono esigue le risorse messe a disposizione per la microzonazione del territorio. Il rischio è che venga effettuato un solo carotaggio per ciascuna frazione. I soldi a disposizione non bastano. I geologi hanno detto che dovrebbero essere appena sufficienti per un sondaggio per frazione, mentre ne sarebbero necessari almeno cinque”.

La microzonazione sismica di terzo livello tra l’altro “consente di caratterizzare, attraverso specifici parametri, le instabilità permanenti”. Il che significa che non si tratta di cosa da poco. Infatti è indispensabile per definire le aree in cui si possa ricostruire o meno. Senza conoscere il rischio sismico dell’area in cui si ricostruisce significa che non si avrà nessuna certezza che al prossimo terremoto quella casa resti in piedi. L’ultimo terremoto ci ha dimostrato che in una stessa strada, anche stretta, la fila di case di un lato è crollata mentre la fila di fronte (quindi a pochi metri di distanza) è rimasta in piedi. La microzonazione di terzo livello prevista per i 140 Comuni del centro Italia è finanziata dallo Stato con tre milioni e 796.000 euro. E invece secondo alcuni esperti della materia il minimo stanziamento che eviti di considerare queste prove come “l’ennesima farsa” dovrebbe essere non inferiore ai 30/40 milioni di euro (dieci volte di quanto stanziato).

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Rodolfo Marcelletti

Rodolfo Marcelletti, geologo incaricato dal comune di Ussita di eseguire la microzonazione sismica di III livello, in proposito ha dichiarato: “Di tutto il territorio di Ussita, la zona scelta dal Centro microzonazione sismica (Csm) per essere microzonata è quella del fondovalle da Sasso a Vallazza compresa Pieve. Tale scelta è stata purtroppo condizionata dalla mancanza di fondi che non permetterà di microzonare tutte le altre frazioni.” “Per la microzonazione – ha spiegato Marcelletti – dovrebbero eseguirsi indagini geofisiche dirette particolarmente costose ed i fondi messi a disposizione del Comune permetteranno la realizzazione di una sola prova essenziale, detta Dow Hole, che consiste nell’eseguire un foro di 35 metri di profondità attrezzato per la prova sismica che verrà eseguita dal Cms. Tale prova permetterà poi, unitamente ad altre indagini geofisiche indirette (meno costose ma pur sempre costose), geotecniche ed il rilevamento geologico di dettaglio, di delimitare delle “microzone” ognuna caratterizzata da una propria risposta sismica locale (velocità delle onde sismiche, coefficienti di amplificazione sismica ecc. ecc.)”

Sia l’appello lanciato dagli abitanti di Arquata sia l’allarme sollevato dal geologo Marcelletti, non hanno lasciato traccia, segno evidente che coloro che gestiscono il post sisma non hanno alcun interesse a che la ricostruzione avvenga su terreni monitorati secondo i criteri più moderni per evitare che al prossimo terremoto si debba ricostruire tutto di nuovo. Ma lo sappiamo tutti che “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”. E qui apriamo un altro capitolo sulla ricostruzione. Infatti l’”adeguamento sismico” (che offre maggiori garanzie di sicurezza rispetto al “miglioramento sismico”) in base alle norme vigenti è obbligatorio soltanto per nuove costruzioni o per interventi di ristrutturazione rilevante. Per gli altri edifici è sufficiente il “miglioramento”. A questo punto sorge il problema degli “edifici strategici”, cioè quelli che in caso di calamità naturale debbono restare in piedi per garantire la gestione delle emergenze e assicurare il ricovero alle persone come gli ospedali, le scuole, le sedi comunali, i musei, le biblioteche, le prefetture, gli stadi, le caserme ecc.

Paolo-Rocchi

Paolo Rocchi

Abbiamo visto che con il terremoto del 2016 sono crollati ospedali (come quello di Amandola), scuole, municipi, caserme ecc.ecc. Eppure una ordinanza ministeriale del 2004 prevedeva verifiche sugli edifici strategici. Evidentemente queste verifiche non sono state mai fatte altrimenti quelle strutture non sarebbero crollate. Purtroppo “per i beni storici – ha chiarito il prof. Paolo Rocchi, ordinario di consolidamento degli edifici storici alla Sapienza – le norme consentono un intervento di miglioramento antisismico più soft rispetto all’adeguamento”.  E a questo punto solleviamo due quesiti: E’ troppo chiedere che nella ricostruzione della nostra area terremotata sia obbligatorio l’adeguamento sismico per tutti gli edifici strategici? E’ insensato invocare di mettere in sicurezza anche quelli che non sono crollati o che hanno soltanto piccole lesioni? E nell’elenco vanno inserite anche le chiese perché è proprio nelle chiese che rientreranno non pochi di quei quadri che nelle settimane scorse hanno fatto bella mostra di sé a Firenze e anche in alcune città delle Marche. E quei luoghi sacri non dovranno essere soltanto restaurati ma diventare antisismici, avere tutti i più moderni sistemi di allarme e porte blindate. Oppure ci prepariamo a vedere, in un futuro terremoto, quelle chiese crollare e con esse vedere distruggere un patrimonio di arte che fa parte della storia culturale di un territorio che non merita un simile destino. Non lo merita il territorio ma non lo merita soprattutto questa gente terremotata, scossa da mille dubbi e che non vede prospettive serie per il suo futuro. E’ per questo che nelle zone colpite dal sisma, come nell’area camerte, il consumo di benzodiazepine, psicofarmaci che curano ansia e insonnia, è aumentato del 72%, del 7% quello degli antipsicotici e del 3,8% quello degli antidepressivi.

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Valerio Valeriani

Questo significa – ha dichiarato Valerio Valeriani, coordinatore degli ambiti sociali 17 e 18 – “che le nostre popolazioni sono in balia delle preoccupazioni legate alla totale mancanza di prospettive per il futuro, alle incertezze dettate dai ritardi sulla consegna delle casette, pensate più come dormitori che come spazi sociali e vitali, alla convivenza forzata che ha spezzato gli equilibri, alle conflittualità che sempre più spesso stanno portando a separazioni e divorzi”. Non meritava questo la nostra gente dei Sibillini di cui anche il col. Stefano Di Iulio, nel lasciare il comando provinciale dei Carabinieri, ha espresso un alto elogio dicendo: “Porterò sempre con me un grande e positivo ricordo dell’esperienza professionale e umana vissuta in questa terra, di cui ebbi immediatamente modo di percepire ed apprezzare l’umana genuinità della gente, con la sua non ostentata laboriosità…Serberò certamente anche il triste ricordo delle testimonianze di dolore, smarrimento e disagio raccolte negli ultimi mesi nei luoghi maggiormente colpiti dal terremoto; un ricordo impreziosito però dalla semplice ma grande dignità di una popolazione che sta dimostrando una tenacia esemplare e una straordinaria voglia di ricominciare dalle proprie radici”.

mappa-erapMa intanto si fa sempre più strada la convinzione che sia in atto un processo di desertificazione dell’entroterra. Come conferma quanto riportato in altra parte di questo giornale nei dati emersi grazie al lavoro del gruppo di ricerca Emidio Di Treviri E’ clamoroso infatti che l’Erap, a seguito del bando della Regione Marche, abbia ammesso alla vendita 420 abitazioni site in località fuori del cratere e soltanto 328 in Comuni nell’ambito del cratere. Infatti nel bando della Regione Marche si precisava di reperire abitazioni (destinate ai terremotati) “dove ci fossero danni” mentre la Regione Umbria, giustamente, ha specificato “nel cratere”. Non è certo un lapsus ma una scelta. Come da tempo sostiene l’ex sindaco di Ussita Marco Rinaldi, ed ogni giorno se ne ha una prova concreta, si sta cercando la desertificazione.

 

Corradini

Flavio Corradini

E a questo proposito vale la pena ricordare una vicenda assai significativa. Subito dopo il sisma dell’ottobre 2016 l’università di Camerino ebbe in dono, dalle province autonome di Trento e Bolzano, un nuovo campus. Il rettore Flavio Corradini, che non vedeva l’ora di far rientrare a Camerino i 1800 studenti sparpagliati lungo la costa da Senigallia a Tortoreto, si attivò immediatamente per reperire l’area necessaria e chiese alla Regione quale iter seguire. Il funzionario incaricato di questo servizio gli specificò che occorreva l’attestato con la firma di ciascuno dei proprietari del terreno con cui si autorizzava l’acquisizione dell’area che essi intendevano alienare in favore dell’università. Immediatamente funzionari e impiegati dell’ateneo si attivarono per rintracciare tutti i proprietari (che erano purtroppo numerosi e molti dei quali abitanti in altre regioni e città lontanissime) e in poche settimane si ebbero le firme necessarie. Il 16 gennaio si va in Regione e si presenta tutta la documentazione richiesta. Il funzionario addetto a quel servizio (guarda caso) era stato destinato ad altro incarico. E il nuovo funzionario comunica che quelle firme non valgono niente: “Sono indispensabili i contratti di vendita delle singole parcelle dell’area prescelta per il campus!”. Si rintracciano tutti i proprietari di nuovo e si formalizzano gli atti di vendita. Ma intanto siamo arrivati al mese di maggio. Giudichino i nostri lettori se ritengono che anche questo sia stato un “banale” ritardo dovuto alla burocrazia o piuttosto una scelta ben precisa.

Microzonazione sismica: 3,8 milioni ai comuni



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