Uniti per Cambiare stronca il Pd:
“Ha distrutto il nostro progetto”
CIVITANOVA - Dopo le accuse del segretario dem sull'appoggio a Ciarapica, Centioni non ci sta e contrattacca: "La città non li vuole più e lo ha dimostrato. Non siamo diventati di centrodestra, ma il sindaco ci è sembrata la persona più adeguata"
di Laura Boccanera
«Abbiamo chiesto? In realtà abbiamo solo dato». Risponde così Carlo Centioni, ex coordinatore della lista Uniti per Cambiare (oggi Uniti per Civitanova) alle parole del segretario del Pd Mirella Franco che criticava la lista e il suo appoggio a Ciarapica. In particolare il Pd biasimava a Upc di aver fatto da asso pigliatutto nelle partecipate durante l’amministrazione Corvatta. «La lista espresse 3 consiglieri, ma per noi non ci fu posto in giunta – ricorda Centioni – anzi Silenzi che aveva perso le primarie aveva avuto un trionfo di deleghe. Quindi rimanevano le partecipate, ma abbiamo dato moltissimo: Gas Marca ha avuto bilanci sempre positivi ricavando risorse per il sociale, la Civita.s ha strutturato un servizio portando utili, le farmacie erano tornate in utile, a differenza dell’ultimo anno dove hanno perso per mala gestione e abbandono. Il Pd ha distrutto il nostro progetto politico e eliminato col metodo stalinista uno ad uno i nostri componenti. Civitanova non vuole più il Pd e lo ha dimostrato».
Centioni non ci sta a passare come quello che ha fatto il salto della quaglia appoggiando uno schieramento di centrodestra. «Upc non è di destra – aggiunge – ha appoggiato Ciarapica come uomo e sindaco perché più adeguato. Dire come ha fatto la Franco che una delle cose positive della sconfitta è essersi liberata di noi dà l’idea di un partito allo sbando che ha rinnegato se stesso e escluso noi». Centioni torna poi anche sulle famose commissioni di indagine consiliare: «gli esponenti del PD sono ingenerosi e bugiardi, non è vero che non c’era il clima adatto per andare in consiglio e votare. Non era Costamagna che doveva convocare la riunione per sostituire Morresi, la Franco fa finta di dimenticare che Costamagna non era più presidente del consiglio e che esisteva un veto sulla doppia presidenza a Corallini, ecco perché i lavori si bloccarono. Costamagna ha solo posto una personale nota a verbale sulla vicenda Palas come il regolamento consente».


