Lo Sferisterio balla
con Mannarino (Foto)
MACERATA - Arena gremita e pubblico scatenato per il concerto del cantautore romano che cita Leopardi e invita a superare le divisioni tra i popoli


Alessandro Mannarino
(foto di Fabio Falcioni)
Pubblico dello Sferisterio in delirio, ieri sera per il concerto di Alessandro Mannarino, per “Apriti cielo tour”, che ha visto l’arena maceratese gremita in ogni ordine di posti, con il pubblico che ha ballato e cantato durante lo spettacolo, trascinante grazie ai ritmi folk, etnici e popolari della musica del cantautore. Una bandiera con il sole, tutti i colori, il simbolo dei pirati sventolata da una donna: si è aperta così la serata con il cantante sul palco insieme alla sua piccola orchestra, con percussioni, violini e contrabbasso, percussioni, il sax e persino la fisarmonica, che fa un assolo quando Mannarino dice “che bella serata marchigiana”. Lo stile rigoroso dell’arena neoclassica si è lasciato contaminare dal ritmo a volte balcanico, a volte brasiliano, altre volte semplicemente pop della musica di Mannarino, che non si è risparmiato, ricambiato dal continuo apprezzamento del pubblico, con cori, applausi e brevi incursioni danzerecce sotto al palco. “Ho voluto una bandiera tutta costruita da me – ha detto l’artista – perchè ho voluto togliere il concetto di divisione dei popoli, usando i colori della natura, quelli che amo di più. Se penso alle immagini che in questi giorni arrivano da Roma, parlano da sole. Invece nella mia bandiera c’è il sole, la bandiera dei pirati, un cuscino, io non mi riconosco nella bandiera con le stelle dell’Unione europea o in altre, la mia identità personale e di essere umano è quello che ho dentro”.


Mannarino ha proseguito invitando a superare le divisioni artificiali: “Ci sono fili spinati, divisioni tra i popoli, ma sopra di noi c’è il cielo che ci unisce tutti, siamo su una palla che non si sa dove sta andando, diamo valore a questo, all’essere tutti nella stessa condizione umana, invece di perdere tempo con le divisioni”. Sul palco protagonisti sono i testi poetici e a tratti surreali per le tante metafore, di canzoni come Roma, l’Impero, Apriti cielo, Frontiera, Animali, Babalù. Appena cantata quest’ultima canzone, Mannarino racconta di una sua recente passeggiata a Recanati: “Poco tempo fa stavo passeggiando per Recanati, ho incontrato Babalù. In questa città c’era un poeta, Leopardi, alla sua epoca lo prendevano in giro, oggi con lui ci guadagnano tutti, ho visto hotel, bed and breakfast, bancarelle varie – ha affermato – Leopardi prendeva in giro quella mentalità piccolo borghese e provinciale, secondo cui l’identità di una persona è data da quello che si ha, invece conta quello che si è”.
Si prosegue senza soste con l’Arca di Noè, Quando l’amore se ne va, Un’Estate, l’intensa Maddalena. Non si riesce a stare fermi con Scendi giù, il pubblico si scatena, scorrono via come in un concerto gipsy e klezmer Osso di seppia e tra le altre, Tevere grand hotel, sembra di essere ad una serata di pizzica con Scetate vajò, l’ultima prima della pausa tecnica Me so mbriacato. Il pubblico urla “Fuori, fuori”, Mannarino rientra ed infila le ultime quattro canzoni, Bar della Rabbia, Fatte bacià, parla del femminicidio denunciando la mancanza di educazione e la cultura maschilista dominante prima di cantare Mary Lou, lascia il pubblico con la canzone inno Vivere la vita. Si conclude una serata carica di energia, sotto le magiche stelle dello Sferisterio. Stasera si replica, nuovo concerto live con Niccolò Fabi che festeggia i vent’anni di carriera.
(redazione CM)






