Ottocento anni di Quadrilatero:
storia di un viaggio attraverso i secoli

ANNIVERSARIO - La strada che in un anno ha rivoluzionato la viabilità sull'Appennino ricalca l'antica via Lauretana che collegava Roma con Loreto. Attraversata con cavalli e diligenze era munita di tutti confort, dalle stazioni per il cambio dei cavalli, alle osterie per riposare fino agli uffici per cambiare il denaro. Attraverso gli antichi oggetti e documenti di viaggio si può partire insieme ai primi turisti della storia, quelli del Grand Tour d'Italia
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Antonio Giachi: Viaggi d’Italia, Firenze 1760. La prima carta stradale realizzata in Italia, era in forma manoscritta

 

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Un’antica carrozza a Macerata

di Marco Ribechi

Da Foligno a Macerata sulla Quadrilatero, un viaggio attraverso i secoli. Da un anno è stata inaugurata la moderna strada che collega le Marche con l’Umbria, una rivoluzione a detta dei tanti abituati a interminabili viaggi per attraversare l’Appennino. La tratta però cela una storia vecchia di almeno otto secoli quando invece che Quadrilatero portava il nome ben più altisonante di via Lauretana. La moderna Val Di Chienti da Foligno a Macerata ha diverse uscite: Foligno, Colfiorito, Bavareto-Serravalle, Muccia, Camerino, Serrapetrona, Caldarola, Belforte, Tolentino (quattro uscite) Pollenza e Macerata (due uscite). Nei tempi antichi, quando si viaggiava a cavallo, l’antico passaggio seguiva lo stesso tracciato, e le soste o stazioni di posta lungo il tratto da Foligno a Macerata in parte coincidevano con le uscite della strada attuale. Attraverso lo studio di documenti d’epoca, guide di viaggio e oggetti antichi (per questo articolo provenienti dalla collezione privata di Antonio Volpini di Corridonia) è possibile comprendere le necessità e le abitudini dei primi turisti della storia.

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Francesco Tiroli: La vera guida per chi viaggia in Italia, Roma 1775

Le stazioni di posta erano delle strutture distanti una dall’altra circa 15-20 chilometri, dove si poteva sostituire il cavallo stanco con uno fresco e riposato per coprire lunghe distanze nell’arco di una giornata. Fino alla metà del 1600 la città di Foligno era tagliata fuori dal percorso principale, infatti da Spoleto si prendeva l’attuale SP 459. Queste le stazioni di posta riportate nella guida “Itinerario delle poste per diverse parti del mondo di Giovanni De L’Herba” del 1563: Roma, Prima Porta, Castelnuovo di Porto, Rignano, Civita Castellana, Otricoli, Narni, Terni, Strettura, Spoleto, Passo di Spoleto (Spina Nuova), Verchiano, Piano di Dignano (Taverne), Mutia (Muccia), Valzimare (Valcimarra), Tolentino, Macerata per poi proseguire per Loreto passando per Recanati, tra queste due città fin dai tempi più remoti c’era la stazione postale di Sambucheto, frazione del comune di Montecassiano e Recanati.

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Contratto di viaggio tra il vetturino Gaetano Mazzetti e il conte Franco Antonio Venezze di Rovigo: 8 marzo 1842

Dalla metà del 1600, le stazioni di posta da Roma a Macerata passarono da 16 a 18, si abbandonò la statale 459 e si riprese l’antico percorso romano della via Flaminia fino a Foligno: Roma, Prima Porta, Borghettuccio (Malborghetto), Castelnuovo, Rignano, Civita Castellana, Borghetto, Otricoli, Narni, Terni, Strettura, Spoleto, Le Vene (provincia di Perugia), Foligno, Casenuove (Casenove, comune di Foligno), Serravalle, Ponte la Trave (comune di Camerino), Valcimarra, Tolentino, Macerata. Tuttavia vi erano anche molte stazioni minori, che non erano segnate sulle mappe.  Una rara guida del 1775 (la Vera guida per chi viaggia in Italia, Roma 1775, autore Francesco Tiroli) segnala l’osteria Costa poco prima di salire per Macerata, nell’attuale frazione di Sforzacosta. Si trattava di una locanda con cambio cavalli. In una carta del 1813 (Carta Amministrativa del Regno d’Italia di Gaudenzio Bordiga) è segnata un’altra osteria per il cambio dei cavalli poco dopo l’abbazia di San Claudio in direzione Trodica di Morrovalle, “Osteria Belcolore”. Un antico contratto di viaggio stipulato l’8 marzo 1842, tra il conte, Franco Antonio Venezze di Rovigo e un vetturino (conduttore di diligenze) tale Gaetano Mazzetti ci dà una chiara idea sui tempi e le modalità di viaggio a bordo di carrozza chiusa trainata da due, tre o quattro cavalli. Esistevano anche carrozze che facevano una sorta di servizio autobus dove potevano salire anche 20 persone per un peso totale di 5 tonnellate.

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Corno postale o cornetta da postiglione. Veniva suonata dal vetturino all’approssimarsi della stazione di posta

Il conte Francesco Antonio Venezze di Rovigo l’8 marzo 1842 intraprende un viaggio con moglie, due figlie e domestico, da Bologna a Roma. Il tempo di percorrenza era di sette giorni e mezzo, il percorso più breve quello tra Loreto e Tolentino, 46 chilometri circa, mentre il più lungo, tra Tolentino a Otricoli, oltre 150 chilometri in un giorno, i costi furono di settanta scudi romani, (uno scudo corrispondeva a 5 lire). Nulla era lasciato al caso, si programmavano le tappe, gli alberghi e il pasto “…composto di minestra e quattro piatti frutta e formaggio, pane, vino, lumi e fuoco…” e anche durante gli spostamenti una nobile famiglia non rinunciava certo ai servigi di un domestico. Il viaggio di un privato da Bologna a Roma passando per Loreto, senza cambiare i cavalli, durava una settimana. Con il servizio postale dello Stato Pontificio, (in vigore sin dal 1500) si andava da Bologna a Roma in 51 ore e 5 minuti: in poco più di due giorni e due notti le diligenze percorrevano oltre 500 chilometri. Il tratto da Macerata a Roma veniva coperto in 28 ore e 25 minuti, a Macerata la stazione di posta “Monachesi” era gestita dallo stesso Antonio Monachesi direttore delle poste di quella città. Per ottenere questi tempi di percorrenza si effettuavano cambi di cavalli alle diligenze ad ogni stazione di posta, (15-20 chilometri circa), all’approssimarsi della stazione di posta il vetturino suonava il “corno postale” per avvisare il postiglione (responsabile e gestore della stazione di posta) che in tutta fretta preparava in 30 minuti i cavalli freschi.

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Farmacia da viaggio: Inghilterra 1840 c.a.

Il viaggiatore aveva bisogno di documenti personali, passaporti fogli di via e denaro (nella valuta del luogo). Nella sua guida del 1775 Francesco Tiroli spiega l’importanza di non rimanere senza liquidità consigliando di apprendere qualche arte medica prima della partenza per poter guadagnare dei soldi nel caso se ne resti a corto. Nel bagaglio del viaggiatore, non poteva mancare una buona mappa o una guida. Nella metà del XVIII secolo, quando esplose la moda del Grand Tour, la produzione di mappe stradali e di guide itinerarie aumentò considerevolmente. La “via lauretana” spesso era in semplice terra battuta, e in caso di piogge abbondanti poteva subire interruzioni e alluvioni. La notte tra il 18 e 19 settembre 1836, tra le stazioni postali di Serravalle e Valcimarra, un’alluvione causò la distruzione di alcuni ponti. L’interruzione durò parecchi mesi e si decise di attivare l’antica “via Prolaquense”, Nocera, Capodacqua, Fiuminata, Pioraco, Castelraimondo, San Severino, dove la Diligenza deviava per Tolentino attraverso un collegamento inaugurato l’8 aprile del 1837: in soli sette mesi le amministrazioni locali dell’epoca (Tolentino e Sanseverino) progettarono e realizzarono i 10 chilometri di strada (l’attuale Sp 127) che ancora oggi collega le due città.

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Scrittoio da viaggio: Inghilterra 1870 c.a.

In quel periodo sorse una accesa rivalità tra il conte Severino Servanzi Collio, gonfaloniere di San Severino, e il conte Pallotta gonfaloniere di Camerino, affinché la diligenza postale realizzasse un percorso stabile passando nelle loro città, anche al tempo il passaggio di visitatori rappresentava una risorsa importante per i commercianti. La diligenza postale da Roma a Bologna per la via “Lauretana” passava quattro giorni alla settimana: lunedì, mercoledì, sabato e domenica, e gli arrivi erano a tutte le ore, anche alle 4 di notte. Fino alla fine del XIX secolo il concetto di ospitalità non era certo quello a cui siamo abituati: le stanze ospitavano quasi sempre più persone, spesso sconosciute fra loro. Del corredo del viaggiatore, non poteva mancare la scatola da viaggio, “necessaire de voyage”, che dalla seconda metà del XVIII secolo diventa sempre più indispensabile e da semplice scatola di legno si trasforma un prezioso contenitore spesso intarsiato di madreperla e ottone insieme ad essenze pregiate come il mogano, l’ebano, il ciliegio e la radica di noce. Nella parte interna del coperchio troviamo quasi sempre uno specchio che spesso cela un vano segreto dove si potevano nascondere  documenti e denaro. Tra gli oggetti più curiosi, troviamo anche il “Water da viaggio” uno strumento indispensabile per il viaggiatore raffinato e facoltoso che non voleva rinunciare alle comodità e alle agiatezze del proprio palazzo.

 

*** Il collezionista Antonio Volpini di Corridonia ha collaborato alla stesura di questo articolo fornendo anche le immagini dei cimeli da viaggio in uso nei secoli passati provenienti dalla sua collezione privata.

Per informazioni ant.volpini@gmail.com

 

 

 

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Water da camera e da viaggio: Inghilterra 1890 c.a.

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Altarino da viaggio raffigurante la Madonna lauretana. Marche seconda metà del XVIII secolo

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Meridiana solare da viaggio, autore David Beringer: Norimberga 1790 c.a.

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Necessaire da viaggio Macerata 1830 c.a. Questo oggetto è stato compagno di viaggio di Giacomo sul set del film “Il Giovane Favoloso” di Mario Martone

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Necessaire da viaggio Parigi 1840 c.a. Tutti i contenitori sono in argento massiccio traforati e cesellati

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Carta manoscritta realizzata da Giuseppe Marcucci, 1836 c.a. In basso in rosso le zone dell’esondazione del fiume Chienti

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Registro della stazione di posta di Sanseverino dove sono annotati i passaggi della diligenza postale: settembre 1836, agosto 1837

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Carlo Barbieri: Direzione pe’ viaggiatori in Italia Bologna 1775

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Pedemontana, Baroni: “Chiediamo alla Quadrilatero di vedere i progetti” (Video)



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