“Conosciamo solo il napoletano”
e il giudice nomina un interprete
MACERATA - Singolare decisione dopo che in una precedente udienza gli imputati hanno detto di non conoscere l'italiano
Gli imputati conoscono il napoletano ma non l’italiano, il giudice nomina un interprete. Una decisione singolare quella del giudice Francesca Preziosi del tribunale di Macerata dopo che nell’ultima udienza i sei imputati, in un processo che riguarda spaccio di droga, hanno detto di non capire l’italiano. Il giudice ha così deciso di nominare un interprete, l’avvocato di Civitanova Andrea Di Buono, originario di Napoli, per tradurre dal napoletano. L’udienza si terrà venerdì prossimo. «Una cosa singolare, indirettamente c’è stato un riconoscimento anche giuridico ad una lingua come il napoletano. Mi ha scritto persino l’università di Barcellona che ha saputo la cosa e mi conosceva perché avevo tenuto delle lezioni. Lì è da 15 anni che c’è un corso di laurea in napoletano. E’ da oggi pomeriggio che mi trovo a rispondere a colleghi di Napoli, di Milano, che mi scrivono dopo aver saputo della mia nomina a traduttore». L’avvocato ha rifiutato ogni compenso.

Io credo che sia tempo di tornare ai tempi della rivoluzione Francese ….. sono senza parole ….. e se penso che li vanno i soldi delle mie e delle nostre tasse mi fa ancora più rabbia …
da rimpatriare subito in africa insieme ai migranti economici.
Allora, uno che non sa leggere e scrivere, che parla il dialetto di chissà quale sperduto paesino di montagna, che facciamo, gli nominiamo un esperto di belato ovino o di raglio d’asino? Fortuna che ho 59 anni e prima o dopo me ne vado. Dai, veramente, in Italia ogni 20 Km od anche meno, cambia il dialetto… Mediatore culturale per Italiani furbacchioni, nuova professione del III millennio?
Normale che Macerata, capitale (tra l’altro) della lingua italiana, si senta offesa.
Non vedo di che stupirsi. Anche tralasciando le motivazioni di questo imputato in particolare, tanti italiani non padroneggiano l’italiano. Se non si utilizza la lingua scritta, e in più si parla quotidianamente un dialetto – magari uno ben delineato e sviluppato come il napoletano – è facile trovarsi nella condizione di non poter essere pienamente partecipi di ciò che accade durante il proprio processo. Non vi è mai capitato, parlando in italiano, di fraintendere o essere fraintesi da una persona anziana che conosce prevalentemente il dialetto?
Noi siamo tutti qui a leggere un periodico online su internet, ma la realtà è molto variegata. La giudice ha preso una decisione giusta.