Bilancio, la “manita” dello Sferisterio:
“Quinto anno col segno più”

MACERATA OPERA FESTIVAL - La chiave: maggiori costi per ottenere maggiori ricavi. Una fabbrica della cultura che in 3 mesi produce 4 milioni di euro con un utile, quest'anno, di poco più di 2mila euro. Antonio Pettinari: "Straordinario aumentare la qualità riducendo i costi". Carancini su Micheli: "Speriamo di continuare questa avventura. Siamo comunque una grande squadra che saprebbe andare avanti anche senza il suo fantasista"
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Da sinistra: il sindaco Romano Carancini, il presidente della Provincia Antonio Pettinari e Giorgio Piergiacomi

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Luciano Messi e il sindaco Romano Carancini

 

di Maria Stefania Gelsomini

(Foto di Lucrezia Benfatto)

La parola ai numeri: presentato stamattina il bilancio consuntivo del Macerata opera festival 2016, ed è in positivo per la quinta volta consecutiva. Anzi, con 4.059.856 di euro di ricavi e 4.057.065 di euro di costi, l’equilibrio gestionale restituisce un piccolo utile di 2.791 euro. Dunque è grande la soddisfazione del sindaco Romano Carancini, del presidente della Provincia Antonio Pettinari, del soprintendente Luciano Messi e del presidente del Collegio dei revisori dei conti Giorgio Piergiacomi, che hanno sciorinato cifre ma soprattutto hanno raccontato l’orgoglio di un lavoro quinquennale serrato e rigoroso che ha iniziato finalmente a dare i frutti sperati per lo Sferisterio e per l’intero territorio. I risultati sono ancora più sorprendenti se messi a confronto con la drammatica situazione generale dei teatri lirici in Italia, con il taglio costante dei finanziamenti pubblici e le difficoltà sempre maggiori a far quadrare i conti. Un contesto complicato in cui Macerata sembra distinguersi quasi come un’isola felice. Aumento della biglietteria di 65mila euro rispetto alla previsione con una copertura del 90% delle presenze in arena, aumento dell’autofinanziamento, passato dal 55% al 56% dell’anno precedente (corrispondente a 2 milioni e 273mila euro e rotti, contro 1 milione e 786mila euro di finanziamento pubblico, cifre comunque entrambe in crescita rispetto al 2015), aumento dei ricavi (quasi 400mila euro) derivanti dalle cosiddette “altre attività”, ovvero gli investimenti fatti nel tempo che cominciano oggi a produrre effetti positivi (come ad esempio la richiesta delle produzioni maceratesi da parte di altri teatri). Parafrasando più o meno il proverbio “chi più spende, meno spende”, Luciano Messi rivela una delle chiavi del successo finanziario: maggiori costi per ottenere maggiori ricavi. Sarebbe stato facile togliere, eliminare, ma “noi abbiamo cercato di fare esattamente l’opposto, spiega il soprintendente, cioè ragionare su spese che generassero i ricavi maggiori, e ciò ha permesso di innescare un circolo virtuoso”. Capacità di controllo della spesa unita alla capacità di valutazione dei ricavi, ciò che comporta i maggiori rischi ma accresce la reputazione per ottenere le sponsorizzazioni private, che costituiscono per i tre quarti le voci di bilancio. Concretamente: il differenziale tra i costi sostenuti a consuntivo rispetto al preventivo è di circa 535mila euro, che però hanno portato a 610mila euro di entrate.
A Giorgio Piergiacomi il compito di soffermarsi sui numeri in dettaglio: processo di ammortamento in diminuzione (229mila euro nel 2016 contro i 246mila del 2015), costo sostenuto dall’Associazione sul suo indebitamento pari a 35mila euro (il dato più basso di sempre, solo cinque anni fa era di 125mila euro), biglietteria totale di tutti gli eventi dello Sferisterio pari a 1 milione e 104mila euro (+ 65mila euro rispetto al 2015), aumento del contributo degli enti statali rispetto all’anno precedente (soprattutto grazie ai 200mila euro in più erogati dalla Regione Marche), contributo dell’Art Bonus e cura dimagrante sulle spese generali, ovvero quelle non riguardanti la realizzazione delle opere, che passano dai 991mila euro del 2012 ai 732mila euro del 2016, situazione patrimoniale con un indebitamento netto di 230mila euro (nel 2012 era di 843mila euro).
Pettinari_Piergiacomi_Foto-LBQuesta “fabbrica della cultura” che è lo Sferisterio, come lo definisce Carancini, vale 4 milioni di euro per 3 mesi di lavoro all’anno, ma ogni anno si riparte da zero, con tutti i rischi annessi e connessi (sebbene ormai da una base solida). I risultati insomma sono straordinari ma nulla è mai scontato. Di uno straordinario lavoro di squadra parla Pettinari adoperando un aggettivo tanto caro ad Arrigo Sacchi, straordinario in confronto al resto del panorama lirico italiano, a una programmazione che con sempre minori risorse riesce a mettere in piedi un cartellone di alto valore artistico, e straordinario in confronto alla partecipazione e al coinvolgimento dei maceratesi. “Tagliare i costi ma incrementare la qualità è straordinario, ma noi marchigiani non sappiamo vantarci e non siamo mai soddisfatti dei risultati, perciò lo straordinario diventa normale” insiste Pettinari, auspicando che la Provincia possa tornare presto ad avere quel ruolo concreto di sostegno e promozione che ora non ha più. Ciò che sta particolarmente a cuore agli amministratori e alla governance dell’Associazione Sferisterio, e che questi numeri sottendono, è l’acquisizione di credibilità: gli spettatori (30% marchigiani, 40% italiani e 30% stranieri), che si sono affezionati al territorio e si fidano della qualità artistica e della capacità organizzativa del nostro teatro, vengono allo Sferisterio a scatola chiusa. Ma il pubblico, oltre a partecipare come spettatore, partecipa ormai attivamente anche come sostenitore, basti pensare ai cento mecenati. La strada è segnata, ora si punta ad ampliare le attività e le collaborazioni del Festival, che guarda all’internazionalità ma resta un punto di riferimento del territorio. Resta l’incognita della prossima direzione artistica, perché l’addio di Francesco Micheli è quasi una certezza, sebbene Carancini abbia confermato la volontà di “continuare questa avventura, per fare un passo in avanti e nuove sfide insieme. Ma – prosegue prendendo anche lui in prestito una metafora calcistica – siamo comunque una grande squadra, che saprebbe andare avanti semmai il suo fantasista dovesse andare a giocare altrove”.



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