Vaccini, la negazione da condannare

SANITA' - Il presidente dell'Ordine provinciale sul caso del medico radiato a Treviso: "Le scelte astensioniste oltre che scientificamente immotivate, sono altamente nocive, sia sul piano individuale che, soprattutto, su quello collettivo"

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Americo Sbriccoli presidente dell’Ordine dei medici della Provincia

 

di Americo Sbriccoli *

Le critiche che, da più parti, vengono sollevate contro il provvedimento di radiazione adottato dall’Omceo di Treviso nei riguardi di un medico contrario alla vaccinazione, mi inducono a chiarire ancora una volta l’importanza sociale, oltre che culturale e professionale, della questione. Il sistema democratico, sancito dalla nostra Costituzione, garantisce la massima libertà sul piano ideologico, quando si tratti di questioni comunque opinabili, ma mai nel caso di posizioni irrazionali o scientificamente insostenibili. Nel caso di Treviso si entra in una querelle particolarmente attuale: il gioco delle parti tra negazione, consentita se bene argomentata, e negazionismo, sempre da condannare a fronte di certezze storicamente o scientificamente acquisite. Ad esempio è negazione sostenere che Primo Levi non è mai stato ad Auschwitz, perché magari in quel tempo era altrove, ma è negazionismo dire: perché Auschwitz non è mai esistito. E’ quello che si sta tentando di fare nel caso di Treviso, quando si fa appello all’autonomia e alla libertà professionale (articolo 4 del Codice di Deontologia Medica) per giustificare la decisione di non vaccinare presa dal collega radiato. Il prescritto duplice interesse per la salute individuale e collettiva, nel caso, è quanto mai centrato. Infatti è risaputo che se la percentuale dei vaccinati scende sotto la percentuale dell’80-85%, la circolazione di soggetti suscettibili di infezione diventa tale da esporre a reale rischio di contagio soggetti per i quali è necessario ricorrere alla negazione, come nel caso dei tre neonati morti di pertosse ad Ancona, Firenze e Bologna o della ricomparsa inquietante del morbillo nel nostro paese. In difetto di giusta informazione e di adeguata preparazione civica della gente, a fronte di devianti e pseudo-autorevoli propagatori di inquietudine angosciosa, finiscono per sostenere le scelte astensioniste, le quali, oltre che scientificamente immotivate, sono altamente nocive, sia sul piano individuale che, soprattutto, su quello collettivo. Pertanto troviamo giusto e necessario che i colleghi dell’Omceo di Treviso, accertata la sua posizione di negazionista vaccinale, abbiano ritenuto di dover intervenire disciplinarmente, negando al collega la validazione morale e culturale che l’Ordine professionale deve attribuire agli iscritti per garanzia degli assistiti.

* Americo Sbriccoli, presidente dell’ordine dei medici di Macerata 


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