Quattro maceratesi nell’Europa di oggi,
con uno sguardo al domani

FORUM di CM, in occasione del 60° anniversario dei Trattati di Roma, con Federica Cianficconi, Giuseppe Lugano, Ottavia Maria Maceratini e Giorgio Mallardi. Italiani che con esperienze diverse vivono tutti in una “dimensione europea”, a contatto con le realtà di Francia, Slovacchia, Germania e Olanda

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Dall’alto Giorgio Mallardi, Ottavia Maria Maceratini,, Federica Cianficconi e Giuseppe Lugano

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Firma ufficiale dei Trattati di Roma, nella sala degli Orazi e Curiazi del Palazzo dei Conservatori sul Campidoglio di Roma

 

di Alessandro Feliziani

Era il 25 marzo del 1957 quando furono firmati i “Trattati di Roma” grazie ai quali venne costituita la CEE, nucleo fondante dell’attuale Unione Europea. A sessant’anni esatti da quello storico evento, nella stessa sede del Campidoglio, capi di Stato e di governo s’incontrano per ricordare il sessantesimo anniversario dell’atto costituente di quella che negli ideali ispiratori di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi sarebbe dovuta diventare – e chissà se lo diventerà mai – un’Europa unita e federale.

A Roma, dove tutto ebbe inizio, si celebra un anniversario che cade nel mezzo di una crisi politico-istituzionale, economica e sociale dell’Europa, la più grave della sua storia. Una crisi che preoccupa i cittadini dei paesi europei, quanto mai divisi oggi tra coloro che vedono nella salvezza dell’UE e nel suo rilancio la soluzione ai mali economici e sociali e chi, invece, auspicherebbe un “azzeramento” di tutti i trattati ed un ritorno all’Europa solo come entità geografica con tanti Stati e tanti popoli.

In questi 60 anni è stata costruita un’Unione più di nome che di fatto e non certo un’unione di cittadini. Quali possono essere state le cause, quali i possibili rimedi e soprattutto l’Europa si “salverà”?

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03- Federica Cianficconi accanto al presidente francese Hollande in occasione di un vertice internazionale all’Eliseo

Su questi temi CM ha voluto organizzare un forum a distanza con quattro maceratesi che vivono in una “dimensione europea”, a continuo contatto con persone di diverse nazionalità. Sono: Federica Cianficconi, originaria di San Severino Marche, la quale dalla propria base di Parigi – dove vive da diversi anni – si sposta continuamente in Europa per il suo lavoro di interprete e traduttrice, trovandosi spesso a tu per tu con capi di Stato e di governo; Giuseppe Lugano, originario di Camerino e da oltre quindici anni in giro per l’Europa (prima in Finlandia, poi in Belgio) e ora con tutta la famiglia a Žilina, in Slovacchia, dove come ricercatore fa parte di un team di esperti assunto nel contesto di un progetto europeo che ha come obiettivo quello di rendere la locale università un centro di eccellenza nel campo di trasporti intelligenti; Ottavia Maria Maceratini, valente pianista originaria di Montefano, che dopo essersi perfezionata alla Hochschule fur Musik und Theater di Monaco di Baviera è rimasta a vivere e lavorare in Germania, tenendo concerti in tutto il mondo (nel 2013, su invito della presidenza della repubblica tedesca, si è esibita a Berlino in occasione del ricevimento ufficiale del presidente della Repubblica italiana, Napolitano); Giorgio Mallardi, originario di Macerata, vive da cinque anni in Olanda e attualmente lavora ad Amsterdam presso la Endemol Shine Group come ‘senior business controller’ per il mercato USA e nord Europa.

A loro abbiamo posto dodici domande, quante le stelle disegnate sulla bandiera europea, per conoscere il punto di vista sull’Europa di oggi e l’Europa di domani.

  1. L’idea originaria di Europa è nata nel 1941, in pieno periodo bellico, quale ideale di libertà e di pace sulla base di un “manifesto” per la promozione dell’unità europea scritto da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi. Qual è oggi la vostra idea di Europa?
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Giuseppe Lugano con il figlio nel cortile di Palazzo Ducale nella sua Camerino

FEDERICA CIANFICCONI. L’Europa è una “success story”. Non bisogna dimenticare tutti i benefici che ci ha portato: benessere, prosperità, welfare, servizi alle persone e per la prima volta in 60 anni non ci sono state guerre. Di fronte ad una prospettiva futura l’Europa è oggi una necessità e occorre andare verso uno stato sovranazionale.

GIUSEPPE LUGANO. L’Europa dovrebbe essere percepita come una comunità di popoli che condividono principi e ideali da difendere e perseguire giorno dopo giorno. Da questo punto di vista, il Manifesto di Ventotene – oggi più che mai – è un importante punto di riferimento.

OTTAVIA MACERATINI. La mia idea dell’Europa di oggi è quella di un “organismo vivente” ancora giovane e fragile, con un enorme potenziale di crescita e sviluppo nonostante (ma forse anche “grazie” al)la sofferenza che momentaneamente lo riguarda.

GIORGIO MALLARDI. L’ Unione Europea è stata originariamente concepita come un progetto volto a migliorare l’integrazione politica ed avvicinare popoli e paesi per assicurare una pacifica convivenza. Sotto questo punto di vista è stato indubbiamente un successo. Dal punto di vista economico e della moneta unica non posso purtroppo dire la stessa cosa.

 

  1. Un’accusa lanciata da più parti è quella che l’Europa sarebbe stata costruita da élite politiche ed economiche, senza un reale coinvolgimento dei popoli. Siete d’accordo?
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La pianista Ottavia Maceratini in occasione di un concerto

Federica. Tutte le rivoluzioni nascono da élite. Ma la spinta all’unione nasceva da altri ideali, e il “manifesto” di Spinelli dovrebbe rimanere la stella che ci guida per guardare lontano. Oggi ai cittadini è venuto a mancare proprio l’ideale, un qualcosa di trascendentale che ci faccia sentire europei.

Giuseppe. In un periodo di crisi e incertezza, è comprensibile vedere il bicchiere mezzo vuoto anziché mezzo pieno. Nonostante si possa percepire una burocrazia eccessiva, i cittadini sono coinvolti in molti dei progetti che contribuiscono a una comune visione di Europa, primo tra tutti l’Erasmus.

Ottavia. Inutile illuderci. Le scelte, soprattutto oggigiorno, vengono prese dalle élite politiche ed economiche. Ma indipendentemente dalla veridicità di questa “accusa”, ciò che conta è che con la costruzione dell’Europa si è aperto l’accesso ad un potenziale di sviluppo sotto tanti punti di vista.

Giorgio. Indubbiamente élite politiche e multinazionali hanno influenzato ed influenzano le decisioni dell’Unione. Alla sovranità popolare si è sostituita quella dei mercati manovrati da potentissime lobby.

  1. Voi personalmente vi sentite cittadini europei o italiani che vivono e lavorano all’estero?
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Giorgio Mallardi

Federica. Sicuramente mi sento di portare in Europa la mia natura e cultura italiana, diciamo che mi sento marchigiana, italiana e europea.

Giuseppe. Avendo vissuto ormai quasi la metà della mia vita in diversi Paesi europei, mi piace definirmi un europeo di nazionalità italiana con un forte attaccamento per il suo paese d’origine, Camerino. I cosiddetti “Erasmus babies”, già oltre un milione, si sentiranno ancora più europei crescendo bilingui (o trilingui) e avendo radici in diversi Paesi. Mio figlio, non ancora 3 anni, ha già vissuto in due Paesi europei (Belgio e Slovacchia) e ha parenti in Italia, Francia, Austria e Finlandia.

Ottavia. Mi sento una cittadina europea. Questo lo devo al fatto che la musica è un linguaggio universale. Lavorando ed entrando in contatto con gli altri attraverso questo linguaggio non c’è paese di cui io non mi senta parte o in cui io non mi senta a casa.

Giorgio. Entrambi. Da cittadino italiano sono fiero di esportare la nostra cultura e i nostri valori all’estero e al tempo stesso mi sento cittadino europeo e parte di una grande comunità che non ha eguali nel mondo.

 

  1. L’Europa non è mai stata così divisa come ora. I 28 – ormai 27, dopo la “Brexit” – Paesi non riescono a trovare l’unanimità su nessuna decisione veramente importante. Inoltre si va delineando la soluzione della cosiddetta “Europa a più velocità”. Secondo voi c’è il rischio che si possa andare verso una disgregazione dell’Unione?

 

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Federica Cianficconi

Federica. Il rischio è enorme. Purtroppo non si è coltivato a sufficienza un discorso ideale che guardasse più lontano, come era stato per i padri fondatori. La Brexit è stato un duro colpo che ha fatto prendere coscienza a tutti del rischio che si corre continuando così, speriamo che serva a dare uno scossone ai nostri governanti.  Gli inglesi però il giorno dopo volevano ritornare sui loro passi… La Scozia sta chiedendo di tornare in Europa, l’Irlanda del Nord anche. La sensazione è che il Regno Unito staccandosi dall’Europa rischi di spaccarsi al suo interno.

Giuseppe. Secondo l’ex presidente francese Giscard d’Estaing, che considera un errore l’allargamento troppo rapido avvenuto nel 2004, l’Europa dovrebbe ripartire dai sei Paesi fondatori più Spagna, Portogallo e Austria. Concordo con l’analisi del problema, mentre nutro seri dubbi sull’Europa a più velocità: a livello concreto, infatti, c’è il rischio di aggravare ulteriormente divisioni già esistenti.

Ottavia. Purtroppo credo che questo rischio sia effettivo, soprattutto se si manterrà un’attitudine di pessimismo, indifferenza e disfattismo nei confronti delle difficoltà che l’Europa sta attraversando. Tutti noi non siamo vittime del destino, ma co-creatori della realtà. Quindi possiamo certamente costruire e creare ciò che desideriamo, ma di certo non senza un impegno consistente da parte di tutti.

Giorgio. Il rischio c’è e mai come oggi l’Unione Europa è in pericolo. Il 2017 è un banco di prova importante con elezioni in Francia e Germania. Probabilmente il destino dell’Unione si deciderà nei prossimi mesi.

  1. Molti autorevoli commentatori sostengono che la sopravvivenza dell’Europa sia minata dalla stessa Europa che non riuscirebbe ad interpretare gli ideali della sua spinta ispiratrice, ma soprattutto i bisogni, le preoccupazioni e le aspirazioni dei suoi cittadini. Siete d’accordo con questa analisi?
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Giorgio Mallardi

Federica. L’Europa si è occupata troppo a lungo del calibro delle zucchine o delle arance, trascurando invece questioni fondamentali. Inoltre ha applicato direttive che, dimenticando le nette differenze fiscali tra paesi, ha portato a concorrenza falsata in partenza. Tutto questo ha danneggiato lo stesso concetto d’Europa. Bisogna però guardare a ciò che di buono l’Europa ci ha portato. Quando ci sentiamo sfiduciati nei confronti dell’ideale europeo dovremmo andare a rivedere le foto di Berlino, Dresda o Londra dell’ultima guerra per capire l’importanza che ha avuto e che ha l’UE.

Giuseppe. Il problema ritengo che vada osservato anche dal punto di vista della relazione dell’Europa con altri grandi Paesi come Russia, Stati Uniti e Cina. L’UE ha cercato di affermarsi come potenza economica attraverso l’allargamento e la liberalizzazione del mercato. Alcuni aspetti di questo processo hanno sicuramente incontrato le aspirazioni dei cittadini, come quello della libera circolazione. C’è poi il rovescio della medaglia: le preoccupazioni per il terrorismo, il perdurare della crisi economica e l’allargarsi in molti Paesi della forbice tra ricchi e poveri…

Ottavia. Chi è l’“Europa”? Ognuno di noi dovrebbe far chiarezza su cosa sente e cosa vuole. Penso che in molte persone, sia cittadini, sia politici, manchi addirittura questa chiarezza di base. Come si fa dunque a non produrre caos o dispersione quando il problema è alle fondamenta?

Giorgio. Credo che il principale problema dell’Europa sia la mancanza di unità finanziaria. Ad oggi è chiaro come in questo l’Unione abbia fallito, ci sono troppi interessi di multinazionali in gioco e troppe differenze a livello nazionale ad ostacolare una reale integrazione tra paesi.

 

  1. È indubbio che tra la popolazione il sentimento europeo vada scemando. Secondo voi i nuovi nazionalismi sono causa o effetto dell’attuale situazione dell’Europa?
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Giuseppe Lugano

Federica. Causa ed effetto insieme. I populismi non sono nati per caso ma in seguito all’insoddisfazione crescente dei cittadini di fronte alle indecisioni, all’immobilismo, a nette divisioni su questioni cruciali: unione monetaria senza unione fiscale, politica estera, di sicurezza e di difesa inesistenti. Manca più Europa. Le soluzioni sono due o si torna indietro, con il risultato di avere “Dante ambasciatore di Firenze a San Gimignano”, oppure si avanza verso un’inevitabile governance europea. Taluni fenomeni non si possono più regolare a livello dei singoli stati, ma occorre più Europa per rilanciare gli ideali.

Giuseppe. È il rovescio della medaglia di cui parlavo prima: la crisi d’identità della classe media ha portato ad una ricerca diffusa di cause e colpevoli, spesso identificati con il “diverso”. Ciò da un lato ha portato ad un senso di sfiducia verso le istituzioni, ritenute incapaci di trovare soluzioni efficaci per i problemi reali della gente, e dall’altro ha portato a volersi riappropriare del proprio territorio, identità e radici.

Ottavia. Sicuramente sono il prodotto di un mancato senso di identità collettiva e di una crisi di identità generale. Ogni crisi di identità in realtà è un momento necessario all’interno di un processo di crescita. Trovo positivo il fatto che nei vari paesi ci siano delle “crisi di identità”, ma quella verso cui dovremmo tendere per il bene di tutti, è un’identità sempre più inclusiva e vasta. Un’identità sovranazionale.

Giorgio. Credo siano l’effetto dell’incapacità della politica europea di prendere efficaci decisioni sull’argomento dell’immigrazione. L’Olanda è andata al voto la scorsa settimana anticipando altri importanti paesi dell’unione chiamati alle urne nei prossimi mesi. Il partito liberale ne è uscito vincitore allontanando lo spauracchio dell’estrema destra e rafforzando l’idea che un’Europa unita sia ancora possibile.

 

  1. Il Trattato di Roma del 25 marzo 1957 istitutivo della CEE (Comunità economica europea) aveva essenzialmente una finalità di libero mercato tra i sei originari Paesi aderenti. È un caso che la crisi dell’Unione europea si sia fortemente accentuata proprio di pari passo con la crisi economica del 2008? Oppure ha inciso anche la rapida (troppo rapida?) espansione dei confini negli anni Duemila?
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Ottavia Maceratini

Federica. Troppe differenze insanabili su tante questioni hanno dimostrato la debolezza dell’Unione. La CEE aveva una finalità di libero mercato tra i 6 paesi fondatori e le istituzioni erano state pensate per quei 6 paesi. Dall’ideale iniziale si sono saltate poi delle tappe, l’euro doveva essere il coronamento di un’unione economica, politica e fiscale. L’allargamento doveva essere più diluito nel tempo aspettando che alcuni paesi si adeguassero economicamente e intellettualmente ai concetti che avevano presieduto alla nascita dell’UE.

Giuseppe. Con l’allargamento del 2004 l’Unione Europea ha fatto il passo più lungo della gamba. Si è pensato molto di più ad espandere il mercato per competere a livello globale che a consolidare le basi dell’Unione. Il fallimento della proposta di Costituzione Europea è stato un primo campanello d’allarme a cui non si è risposto adeguatamente. E così l’UE si è ritrovata assolutamente impreparata e divisa nell’affrontare quelle sfide che avrebbero richiesto risposte forti e posizioni comuni.

Ottavia. Purtroppo questa “concomitanza” deriva dal fatto che si è continuato a guardare all’Europa meramente come “organismo economico” e dunque non appena questo aspetto è andato in crisi, è andato in crisi tutto. Diverso sarebbe stato se si fosse investito di più anche su un’integrazione a livello politico e sociale. Tuttavia siamo ancora in tempo a farlo.

  1. Quali principali valori comunitari riconoscete all’Europa?

02-federicacianficconiFederica. La libertà di viaggiare, studiare, lavorare in UE, pace, democrazia, diversità culturale, prosperità.

Giuseppe. Molte ricerche ritengono che la qualità della vita in Europa sia tuttora la più alta al mondo. A questo risultato contribuiscono indicatori come la situazione sociale, economica e socio-culturale, il livello di assistenza sanitaria, il sistema educativo, i servizi pubblici, l’offerta ricreativa e l’intrattenimento. Piuttosto che inseguire ideali di super-potenza economica, l’Europa dovrebbe proporsi di mantenere e migliorare la qualità della vita dei suoi abitanti, continuando a supportare la mobilità di persone, beni e servizi.

Ottavia. Credo che l’Europa sia stato un baluardo fondamentale nella promozione dei diritti umani, nella difesa delle minoranze, nella promozione della pacificazione internazionale e della democrazia. Inoltre la possibilità di circolare, lavorare, studiare nei suoi paesi membri è una risorsa fondamentale soprattutto per i giovani e specialmente ora dove il “nostro” paese non è in grado di garantirci né un presente soddisfacente né un futuro dignitoso.

Giorgio. Moneta unica, libertà di viaggiare, opportunità lavorative, pace e democrazia, abbattimento dei costi e snellimento burocratico.

  1. Quali ritenete siano gli attuali principali problemi dell’Europa?

Federica. Squilibri economici e nel mercato del lavoro che pesano direttamente sulla vita delle persone, mancanza di unione fiscale, migranti, convivenza con l’Islam, politica estera, di sicurezza e di difesa comuni.

Giuseppe. I problemi dell’Europa da un lato riflettono i problemi dei suoi Paesi membri e dall’altro quelli globali. Il problema della gestione dei migranti, per esempio, è strettamente collegato a quello delle guerre al di fuori dell’Europa. Se l’Unione Europea avesse avuto una posizione comune, magari avrebbe potuto contribuire in modo più deciso alla soluzione di questi conflitti. Invece, ne risulta impotente e ne soffre le conseguenze. Il vero problema dell’Europa è quindi quello di non riuscire ad essere “unità nelle diversità” (per ironia della sorte, motto dell’UE dal 2000), ma piuttosto “divisa nell’unità”.

Ottavia. Io credo che il problema fondamentale sia a livello “umano”. E riguarda da un lato una sfiducia profonda che si è impossessata dei cittadini nei confronti delle classi politiche e dall’altro l’infantilismo di queste. Un infantilismo molte volte addirittura inconsapevole, ma che si esterna in un comportamento per cui “avere ragione” sull’altro diventa più importante che trovare una soluzione con l’altro.

Giorgio. Il principale problema dell’Unione è la mancanza di un’unita economica. Gli ideali di prosperità e benessere alla base dei trattati Europei non sono ancora stati raggiunti e l’Euro ha fallito sotto questo punto di vista

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  1. È possibile che l’Europa ritrovi lo slancio per superare la crisi? A quali condizioni? Qual è secondo voi la strada da percorrere?

 

Federica. Ci vuole più Europa, un ministro degli esteri, della difesa e dell’economia per esempio. Gli stati dovranno rinunciare a certe prerogative nazionali a favore di una governance europea

Giuseppe. L’Europa può superare la crisi attuale e rilanciarsi, ma non si deve illudere che questo sia un percorso breve. Come primo passo, c’è bisogno di una visione comune ancorata a principi e ideali sui quali gli Stati membri siano pronti a impegnarsi a tutto campo (non à la carte) in modo convinto, se necessario anche sacrificando parte della propria sovranità.

Ottavia. L’Europa può ritrovare lo slancio per superare la crisi, se noi ritroviamo lo slancio per occuparci seriamente dei nostri problemi e non far più finta di niente.

Giorgia. Credo tutto dipenda da come il problema della moneta unica sarà gestito. Forse nel 2002 pensavamo che l’introduzione dell’Euro fosse la fase finale di quel lungo processo di unione iniziato decenni fa. Oggi l’Euro è il mezzo che se ben utilizzato può portare maggiore comune benessere. Al contrario, se non ben gestito, abbasserà gli standard di vita per molti o addirittura per la maggior parte dei cittadini dell’Unione.

  1. Sulla base della vostra personale esperienza, come vi immaginereste oggi senza l’Unione Europea?

Federica. Mi vedo in fila alle frontiere, con vari portafogli per il cambio delle valute, e continuamente a chiedere il permesso di soggiorno, ma soprattutto immagino assurde rivalità nazionali. Oggi che esistono grandi realtà quali Usa, Russia, Cina, India, come marchigiana mi sentirei piccola, come italiana un po’ più grande e come europea più a mio agio.

Giuseppe. Non posso immaginare come sarebbe stata la mia vita se non ci fosse stata l’Unione Europea. Tutto, dal mio lavoro alla mia famiglia, amici e al mio impegno associativo, è profondamente collegato all’Europa.

Ottavia. Senza l’Unione Europea oggi sarei molto infelice nel mio paese di origine e probabilmente sarei costretta a fare un altro lavoro rispetto a quello per il quale ho studiato e mi sono impegnata.

  1. Quale augurio volete rivolgere all’Europa per i suoi 60 anni?

Federica. Che si passi da un’unione semplicemente fatta di regolamenti ad un’unione politica effettiva in tutti i sensi.

Giuseppe. Sono nato esattamente 20 anni e un giorno dopo il Trattato di Roma. Per il mio quarantesimo compleanno e il sessantesimo dell’Unione l’augurio migliore che rivolgo è quello di sapersi rinnovare partendo da quanto di buono fatto finora, anche attraverso scelte coraggiose.

Ottavia. Il mio augurio è che tutti noi possiamo scoprire il valore di ciò che abbiamo e che diamo per scontato, il valore della cultura europea, il valore del rispetto e dell’impegno e il valore del potenziale che si realizza quando si uniscono veramente gli intenti, poiché lo sappiamo, ma occorre ricordarlo – l’Unione fa la forza.

Giorgio. L’augurio di riuscire ad attuare riforme importanti ed efficaci come per esempio stipulare trattati commerciali non solamente volti a favorire multinazionali, ma con più ampi interessi sociali.


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