L’Altarolo di Salimbeni
torna a San Severino
ARTE IN TRASFERTA - L'opera al centro del dibattito dopo il trasferimento alla mostra "Le Marche per le Marche" curata da Vittorio Sgarbi ad Urbino ha ritrovato il suo posto nella pinacoteca Tacchi Venturi. L'assessore alla Cultura Vanna Bianconi: "Questo prestito ci consentirà di restaurare altri tesori"
E’ tornato a casa, a San Severino, l’Altarolo di Lorenzo Salimbeni. L’opera, riconosciuta tra le più importanti del gotico cortese, era stata data in prestito in occasione della mostra “Le Marche per le Marche”, curata da Vittorio Sgarbi. Il prezioso dipinto, una tempera su tavola che raffigura lo sposalizio mistico di Santa Caterina, da alcuni giorni è di nuovo in mostra nelle sale della pinacoteca civica Tacchi Venturi. Il suo prestito, in occasione dell’evento ospitato ad Urbino, aveva sollevato un ampio dibattito sull’opportunità, o meno, di permettere il trasferimento, anche temporaneo, di certe opere d’arte. L’argomento era finito pure in Consiglio comunale. “Oltre a valorizzare e far conoscere il nostro ricchissimo patrimonio – sottolinea l’assessore alla Cultura Vanna Bianconi – questo prestito ci consentirà di restaurare altri tesori. Non è la prima volta che l’opera esce dalla nostra pinacoteca civica. Precedentemente la stessa era già stata in mostra a Verona e a Macerata”. Il “Matrimonio mistico di Santa Caterina” nacque sotto la signoria degli Smeducci. Nel pannello centrale mostra un’aristocratica Santa Caterina che sta ricevendo l’anello del matrimonio mistico da Gesù Bambino sorridente, in braccio a Maria.“E’ stato per noi un privilegio aver potuto contribuire alla mostra “La mostra Le Marche per le Marche – continua Bianconi – e la particolare sede dell’esposizione sono stati considerati non secondari ma motivo di orgoglio per la città e per il territorio. E’ probabile, infatti, che un visitatore della mostra urbinate, dopo aver ammirato lo sposalizio mistico di Santa Caterina si incuriosisca e venga a vedere le altre opere esposte nella nostra pinacoteca”.
