Caro carburanti, allarme di Cna:
«Così è rischio la tenuta
delle imprese dell’autotrasporto»
MACERATA - In provincia sono 394 le imprese del trasporto merci. Il presidente degli autotrasportatori Nazzareno Latini: «Non parliamo soltanto di aumento dei costi: per molte aziende il problema sta diventando la liquidità necessaria per continuare a lavorare»

Nazzareno Latini
«Il caro carburanti tiene sotto pressione l’intero settore dell’autotrasporto e, in provincia di Macerata, riguarda direttamente un comparto che conta 394 imprese, solo per il trasporto merci, 2074 in tutta la regione. Una realtà composta in larga parte da piccole aziende, per le quali il gasolio rappresenta una delle principali voci di costo e ogni nuovo aumento si traduce immediatamente in maggiori esigenze finanziarie». A lanciare l’allarme è Cna Fita, che a livello nazionale chiede al Governo un Patto sociale sui carburanti, con interventi immediati e strutturali per evitare che la crescita dei costi finisca per compromettere del tutto l’operatività delle imprese.
«Per un autotrasportatore il carburante non è un costo che può essere rinviato: bisogna fare rifornimento ogni giorno per poter lavorare – sottolinea Nazzareno Latini, imprenditore e presidente degli autotrasportatori Cna Macerata -. Nelle piccole imprese gli aumenti si scaricano immediatamente sui conti e sulla disponibilità finanziaria. Non parliamo quindi soltanto di margini che si riducono: se questa situazione prosegue, per alcune aziende il problema può diventare avere la liquidità sufficiente per mettere il gasolio nei mezzi e continuare a garantire i trasporti».
Il problema interessa un settore essenziale per il funzionamento dell’intera economia nazionale e locale. L’autotrasporto assicura infatti ogni giorno la movimentazione delle merci e collega imprese manifatturiere, artigianato, commercio, edilizia e agroalimentare. Cna Fita riconosce gli interventi già adottati dal Governo attraverso i crediti d’imposta e le misure sulle accise, ma ritiene necessario rafforzare e rendere strutturale il sostegno al comparto. Il rischio indicato dall’associazione non è quello di un fermo organizzato della categoria, che resta una soluzione estrema, quanto quello di mezzi costretti a rimanere nei piazzali per l’impossibilità delle imprese di sostenere anticipatamente i costi del carburante. «Le proposte che Cna Fita rivolge al Governo sono sei e puntano tutte a dare risposte immediate alle imprese – spiega Nazzareno Latini -. La prima è rendere obbligatorio il fuel surcharge, cioè un meccanismo che adegui il prezzo del trasporto all’aumento del carburante, sulla base di criteri pubblici e trasparenti, evitando che il maggior costo del gasolio resti interamente a carico dell’autotrasportatore. Chiediamo poi risorse straordinarie per sostenere la liquidità di tutte le imprese, senza escludere quelle che utilizzano mezzi di minore massa, e procedure più semplici e rapide per utilizzare i crediti d’imposta. È necessario inoltre aggiornare i valori di riferimento dei costi dell’autotrasporto, indicando con maggiore precisione quanto incide il carburante e tenendo conto anche dei costi dei noli marittimi. Un altro tema è la sicurezza: servono più controlli e tutele nelle aree di sosta e nei parcheggi autostradali per contrastare i furti di gasolio. Infine, chiediamo al Governo di intervenire in sede europea per ottenere misure temporanee sulla tassazione dei carburanti, riducendo il peso fiscale e rivedendo anche le regole sul gasolio commerciale. L’aumento del carburante non può ricadere solo ed interamente sull’autotrasportatore – conclude Latini –. Serve una corretta ripartizione dei maggiori costi tra committenti, operatori della logistica e imprese di trasporto, insieme a strumenti rapidi per sostenere la liquidità, soprattutto delle aziende più piccole. Difendere la tenuta dell’autotrasporto significa garantire la continuità delle forniture e il funzionamento dell’intero sistema produttivo». Cna Macerata sostiene quindi la richiesta nazionale di un intervento rapido, per evitare che il caro carburanti comprometta la continuità operativa di un settore essenziale per l’economia.
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