Il deserto prossimo venturo

MUCCIA - Il sindaco Mario Baroni: “I cittadini sulla costa si stanno disaffezionando al paese”

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Maurizio Verdenelli

di Maurizio Verdenelli

Lo sguardo è smarrito come chi si trova davanti ad un ineluttabile tradimento. Le cose più segretamente temute accadono sempre, scriveva Cesare Pavese (cfr ‘Il Mestiere di vivere’) e Mario Baroni, sindaco di Muccia, uno dei comuni più colpiti dalle scosse di fine ottobre, lo rivela come un segreto oscuro a chi scrive: “Si stanno disaffezionando al paese”. Chi? “I muccesi, coloro che hanno trovato accoglienza sulla costa. Tornano spinti dalla nostalgia ma nello spazio di un’ora se ne vogliono andare sullo stesso pullman che l’ha riportati a casa”. Non resistono al silenzio e al deserto che strisciando giorno dopo giorno, incessantemente, conquista come un esercito invisibile ad una ad una le zone interne del Maceratese. “A Civitanova, Porto Recanati, Porto Potenza, Porto Sant’ Elpidio e via elencando sembra di essere in un altro mondo. Niente case inagibili, niente danni da terremoto: c’è gente, c’è vita, passeggio, negozi, bella gioventù e sempre allegra” dice chi rientra spinto per un pomeriggio dalla nostalgia per poi subito andarsene.

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Mario Baroni

A farli rientrare seppure per un amen, nei comuni al cospetto delle zone rosse, è la nostalgia di quello che è stata la propria esistenza, almeno fino ad una maledetta sera d’autunno. Nostalghia (alla Tarkovskij) che ancora ‘tiene’. Già, fino a quando? “Se sentono parlare di terremoto, sbiancano: non ne possono più. Sono e siamo tutti anime ferite” dice ancora Baroni che tutto il giorno sta nei moduli abitativi dov’è il Comune, per trasferirsi alle ore pasti nella mensa dove i carabinieri del battaglione ‘Bari’ si dimostrano da novembre impareggiabili cuochi. Altro che i pluristellati della tv! E non soltanto. Sono ancora loro che alzano l’audience, che aiutano nei momenti di sconforto chi si rinchiude nei ‘moduli’ anche quando si potrebbe fare una passeggiata al sole. Quando scende la sera, ormai l’intera valle s’immerge in un tunnel senza luce e quasi senza relazioni. Restano di quel ‘quadrivio’ che da Colfiorito-Camerino arriva, lungo la superstrada, fino alla pianura soltanto due punti d’aggregazione umana (sull’altopiano umbro, al confine marchigiano, resta attivo soprattutto il bar Barchetta, punto di riferimento anche per i serravallesi): la tensostruttura di Muccia dove a cena arrivano un po’ meno di cento persone e il bar Carnevali nell’ampio locale tirato su in fretta (ma bene) di fronte all’ex MotelAgip voluto da Enrico Mattei. Il resto è silenzio nell’area che fu del Com, una delle ‘centrali’ operative della ricostruzione post sisma, vent’anni fa.

 

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La sala mensa affollata a Natale

La vecchia statale è silente, un budello nero non più attraversato dai fasci abbaglianti di tir ed auto. Venerdì sera, ho contato personalmente solo due auto da Serravalle di Chienti a Muccia: non succedeva da quando ho memoria di questi viaggi, centinaia e centinaia, nell’arco di un’intera esistenza. “E sulla superstrada è la stessa cosa” dice, con un cenno del capo, Mario Baroni. Un episodio che sembra confermare il preoccupante trend è all’istante fornito dal capitano che comanda il distaccamento del battaglione: “Ci sono stati due arresti: erano a bordo di un’auto che ha fatto per dodici chilometri la superstrada contromano prima di fermarsi su un ciglio perché nel serbatoio non c’era più benzina”. L’assenza del traffico (eppure era venerdì scorso, giorno lavorativo e vigilia del week end) aveva agevolato la manovra del conducente senza causare, sopratutto, alcun incidente. Ad accorgersi dell’auto in sosta contromano, soltanto e fortunatamente una ‘gazzella’ dei Carabinieri della stazione di Serravalle in servizio d’ordine (leggi l’articolo).

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La presentazione della proposta Zes a Montecitorio

In alto, l’ombra di Camerino, l’antica capitale che tenta di affrancarsi dalla paralizzante zona rossa alla zona franca (e soprattutto alla zona economica speciale: Zes). E’ una battaglia contro il tempo. “I giovani sono rientrati dalla costa, ma si sono trovati all’interno di una comunità svuotata e dove la superficie è sprofondata in alcuni punti fino a 70 centimetri : il futuro è incerto a questo punto se lo Stato non ci da una mano” ha dichiarato a Roma, a Montecitorio, il rettore Flavio Corradini. Nessuno può combattere, soprattutto i giovani, contro il deserto e il silenzio: inquieti dioscuri della notte. Ombre azzurro tenebra che scivolano veloci lungo i crinali che protessero il ducato di Spoleto ma che ora serrano, al confine con l’Umbria, la montagna maceratese spaccata dalla terra che trema. Lo Stato si è arreso ad uno spopolamento che, graduale, appare inarrestabile calamitando la costa soprattutto le nuove generazioni? Non tutto lascia pensare che forse è così. Tuttavia sarà il big bang, il 30 aprile (ed anche prima nella settimana pasquale) a chiarire molte cose. Resta da vedere se le disdette già superiori al 20% delle prenotazioni estive renderanno intanto maggiormente disponibili i resort costieri per ‘il popolo dei Sibillini senza casa’ in cerca, per dirla con Pasolini, di ‘un futuro aprile’.


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