Riforma sanitaria,
l’opposizione chiede lo stop per il cratere

OSPEDALI - Trasversale la battaglia dentro e fuori il Consiglio regionale per fermare il processo di modifica dei servizi territoriali e ospedalieri nelle zone colpite dal sisma. Ceroni: "In provincia di Macerata si attua la chiusura dei nosocomi tramite una morte lenta"
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Da sinistra: Elena Leonardi, Remigio Ceroni e Barbara Cacciolari

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Una moratoria nell’applicazione della riforma sanitaria regionale, per le zone dell’entroterra colpite dal terremoto. A chiederla sono le forze di opposizione in Consiglio regionale che nel corso di un incontro a Macerata hanno ribadito la loro contrarietà al depauperamento di servizi nelle strutture sanitarie. Elena Leonardi, vicepresidente della commissione regionale Sanità ha illustrato la battaglia per la guardia medica nell’entroterra, per mantenere i servizi negli ospedali, la richiesta di revisione della riforma sanitaria regionale, tenendo conto delle esigenze dei territori. Il consigliere regionale Sandro Bisonni ha aggiunto: “Ho presentato un’interrogazione in consiglio regionale per conoscere se scuole e ospedali fossero sicuri, non esiste neanche una fotografia dell’esistente. Più tardi è arrivato il terremoto, ho presentato una mozione per fare un quadro della situazione esistente ed attuare un piano di investimenti di dieci o quindici anni, per mettere a posto le cose. Come Highlander, di ospedale ne resterà uno solo, si parla di ospedale unico, l’entroterra è sempre più paralizzato, ha sempre meno servizi. Sto portando avanti una battaglia per la diagnosi prenatale di secondo livello, attiva a San Severino, fatta da personale qualificato, la Regione vuole portarla a Loreto, col motivo che è più centrale, mancano i medici per farla e li prendono da San Severino”.

Il senatore Remigio Ceroni ha analizzato il contesto della spesa sanitaria: “Si spinge per il contenimento della spesa sanitaria, chiudendo ospedali e concentrando i servizi, mantenendo le liste d’attesa così la gente pur di non aspettare paga e va dal privato. In sanità la situazione più disastrosa è quella della provincia di Macerata, si attua la chiusura degli ospedali tramite una morte lenta, mancanza di primari, mancanza di servizi, ci sono tante strutture pubbliche tutte in agonia, una strategia attuata per non perdere voti. Si arriverà all’ospedale unico non prima di cinque anni, ma prima di chiudere quelli esistenti deve essere predisposta un’alternativa migliore di quello che si va a perdere. Non dimentichiamo che i marchigiani vanno a curarsi fuori, la Regione spende 135 milioni euro per la sanità passiva”. Ha aggiunto Barbara Cacciolari, vicecoordinatore regionale di Forza Italia: “In provincia di Macerata si registrano disservizi per via della riforma sanitaria che la Regione sta attuando. Pensiamo ai disagi per la chiusura del punto nascita di San Severino che si scaricano sulle pazienti e le loro famiglie. Chiedo all’esecutivo regionale una moratoria nell’attuazione della riforma, prima di proseguire vanno capite le reali necessità dei cittadini della provincia di Macerata. I cittadini hanno bisogno di risposte certe sui servizi, l’articolo 14 bis del decreto terremoto di recente approvato contempla la possibilità di ristrutturare e rendere antisismici gli ospedali, su questo va fatta un’adeguata programmazione, l’emergenza post terremoto richiede un potenziamento e non un taglio dei servizi sanitari, come avvenuto per lo spostamento della guardia medica da Castelraimondo, Fiuminata e Caldarola”.

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L’ospedale di San Severino

Ha aggiunto Simona Barbini del comitato per la tutela dell’ospedale di San Severino: “In questo momento, con tutte le problematiche portate dal terremoto, chiedo al presidente della Regione Luca Ceriscioli di fare un passo indietro e di riaprire il punto nascita, insieme a queste persone che hanno lottato per cercare di difendere i servizi sanitari sul territorio”. Sullo stato della sanità in provincia giunge anche la voce dell’avvocato Marco Massei, vicepresidente del comitato per la tutela dell’ospedale di San Severino: “Sono molto preoccupato perché in un momento straordinario come questo dell’emergenza post terremoto non si parla di sanità. Non dimentichiamo che a San Severino c’è un problema con lungodegenza medicina post acuzie, che rischia di non aprire dopo la prossima chiusura a Matelica, i pazienti avranno problemi per l’accorpamento del servizio di diabetologia che riguarda diverse migliaia di persone, inoltre va tenuta alta l’attenzione sul punto di primo intervento, essenziale per il mantenimento dello status di ospedale. Se San Severino perde dei posti letto, potrebbe presto perdere la qualifica di ospedale di rete e con il tempo diventare ospedale di comunità”.



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