Dopo referendum,
gli scenari del politologo Beppe Vacca
Ad Ancona l'incontro organizzato dal professore Franco Amatori con il presidente della Fondazione istituto Gramsci

Il politologo Beppe Vacca alla biblioteca Amatori di Ancona. Alla sua destra Franco Amatori
di Agnese Carnevali
Le conseguenze sull’Italia, sull’Europa e sul Pd della vittoria del no al referendum costituzionale. A spiegarle è stato ieri ad Ancona Giuseppe Vacca, uno dei massimi filosofi politici italiani, presidente dei comitati per il Sì del Lazio e presidente veterano della Fondazione istituto Gramsci. Vacca ha chiuso il ciclo di conferenze organizzate da Franco Amatori, professore ordinario di Storia economica alla Bocconi, nella sua biblioteca privata di via della Loggia. Ad ascoltare molti volti della politica, dell’economia e della cultura anconetana, tra cui il sindaco di Ancona, Valeria Mancinelli, gli ex parlamentari, Renato Galeazzi e Silvio Mantovani, l’ambasciatore Jolanda Brunetti, i professori Valeriano Balloni (Istao) e Gianmario Raggetti.
«Quello dello scorso 4 dicembre – illustra Vacca – era un referendum necessario per una riforma urgente». Ed ora che l’ipotesi di cambiamento costituzionale è fallita? «La bocciatura della riforma lascia la situazione immutata, anzi peggiorata – le parole dello studioso. Il risultato italiano non aiuta l’Europa dove il Pd era il partito di riferimento del partito socialista europeo, non aiuta l’Italia in Europa, proprio ora che il nostro Paese aveva ribaltato il paradigma dei rapporti tra noi e l’Unione, non aiuta l’economia, non aiuta il Pd. Con la vittoria del no abbiamo assistito al suicidio politico della minoranza interna del partito democratico. Renzi era l’unico che da questo referendum sarebbe uscito comunque vincitore, sia se si fosse affermato il sì sia, come avvenuto, se si fosse imposto il no. Chi ha spinto per il fallimento della riforma si presenta come un fronte frammentato e non si configura né come possibile coalizione né come un’alternativa politica a Renzi. Vedremo come si configurerà la legge elettorale, ma c’è la possibilità di un listone che darà a Matteo Renzi molte carte da giocare, fuori e dentro il Pd». Quali saranno i risvolti interni ai democrat dopo l’esito del voto della scorsa settimana è l’aspetto che più interessa al sindaco di Ancona, Valeria Mancinelli. «Mi pare – esordisce – che nel Pd si stiano facendo strada un paio di scuole di pensiero. La prima ritiene che la leadership renziana abbia innovato troppo e strappato troppo rispetto alla realtà della sinistra e del centrosinistra e che, dunque, per far fronte allo scenario italiano ed europeo odierno, sia necessario un maggior compromesso con il resto di ciò che esprime il Pd e di ciò che resta della sinistra. La seconda scuola e quella di chi pensa che l’innovazione sia della cultura politica sia del come si dà risposta ai problemi attuali dei cittadini debba essere ancora più forte, più radicale. Io sto ancora riflettendo su quale sia la strada giusta, ma sono molto più tentata dalla seconda».