“Incassi zero e spese invariate:
l’allarme di commercianti e artigiani”

SISMA - Il grido della Cna dopo gli incontri sul territorio: "Parliamo di 2-3mila euro di mancato guadagno. Servono iniziative razionali e fattibili per far circolare persone nei territori spopolati dell’entroterra"

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Luciano Ramadori, direttore della Cna Macerata

Luciano Ramadori, direttore della Cna Macerata

 

Affitti invariati ma incassi a zero. E nessuna intenzione di spostarsi sulla costa. «I commercianti e gli artigiani dei comuni terremotati rischiano di chiudere», è il grido della Cna dopo gli incontri in tutto il territorio maceratese. «Nulla di imprevedibile – dice la confederazione in una nota – considerato che la maggior parte degli abitanti dei comuni terremotati sono in strutture alberghiere sulla costa. Da Sarnano a Pieve Torina a Muccia, Camerino e San Ginesio dalla fine di ottobre, e molti anche da fine agosto, hanno visto i propri guadagni scendere a picco fino a toccare il fondo. Senza considerare che oltre al mancato guadagno devono sostenere i costi per l’attività, dal pagamento delle utenze ad affitti rimasti invariati nonostante l’emergenza terremoto. Di oltre 150 aziende tra commercianti ed artigiani intervistate, più del il 50% si trova in questa preoccupante situazione. E anche dove i sindaci abbiano provveduto a fornire strutture provvisorie a chi ha il proprio negozio o ufficio inagibile i problemi sono gli stessi. Parliamo di 2.000 o 3.000 euro di media di mancato guadagno tanto che in molti hanno già valutato di chiudere la propria attività». Tra i commercianti ascoltati dalla Cna, molti si sono detti disposti «a spostarsi temporaneamente nelle località vicine meno colpite dal sisma, come ad esempio Macerata – dice la Cna – Nessuno invece ha mostrato disponibilità a trasferire anche solo per un breve periodo l’attività sulla costa, ritenendo ciò contrario ad un progetto di rinascita dei comuni terremotati oltre che logicamente impensabile laddove si abiti in territori che distano più di un’ora d’auto dalla costa». Vanno pensate insomma «iniziative razionali e fattibili per far circolare persone nei territori spopolati dell’entroterra: ad esempio pullman gratuiti dalla costa che portino gli ex residenti o anche gli abitanti delle zone costiere direttamente nei luoghi colpiti dal terremoto per degustare specialità, acquistare prodotti di vestiario, oggettistica soprattutto in vista del Natale. Un turismo solidale – conclude la confederazione – fatto sui luoghi del terremoto e vicini ai commercianti, artigiani ed imprese del territorio».


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