Centri storici da salvare,
ma “non si può
ricostruire tutto come prima”

SISMA - Incontro al museo La Tela, a Macerata, per discutere di ricostruzione. Diversi i punti emersi nel dibattito, tra questi la mancanza della storia degli edifici, la necessità di edificare in sicurezza, il rischio che vengano create strutture multifunzionali per ospitare, ad esempio, più case di riposo o più musei in un unico luogo

- caricamento letture

 

Crolli a Camerino

Crolli a Camerino

 

di Ugo Bellesi

La tavola rotonda su “I centri storici da salvare” svoltasi nei locali del museo “La Tela di Macerata”, che ha organizzato l’evento insieme all’Associazione “Arti e mestieri”, non ha certo deluso i numerosi presenti desiderosi di ascoltare gli autorevoli interventi dell’onorevole Irene Manzi, Daniele Salvi, capo di Gabinetto della presidenza del consiglio regionale, il rettore dell’università di Camerino, Flavio Corradini, l’architetto della Soprintendenza Pierluigi Salvati, il presidente del Gal Sibilla Sandro Simonetti e il geologo Gilberto Pambianchi. Infatti tutti hanno esplicitato i propri concetti e le proposte più concrete dicendo “pane al pane” e “senza peli sulla lingua”. E’ emerso innanzitutto un concetto fondamentale: “Non si può ricostruire tutto come era prima sullo stesso posto” come affermato spesso dalle tante autorità istituzionali che hanno fatto visita ai terremotati. Infatti sullo stesso posto spesso non è possibile perché il terreno è in frana e poi perché prima di avviare la ricostruzione bisognerà sentire i geologi per fare un sondaggio dell’area su cui poggiare le fondamenta.

corradini_foto-lb

Il rettore Flavio Corradini

Altro concetto fondamentale: “L’area interessata dal sisma da sempre è soggetta al terremoto. Pertanto la ricostruzione deve essere fatta in sicurezza”. Inutile ricostruire senza pensare che tra venti o trenta anni ci sarà un terremoto che forse (ma speriamo di no) distruggerà di nuovo. Sarebbero soldi buttati via. Bisogna che l’investimento per ricostruire sia un “investimento” valido e solido e non una “perdita”.
Terzo concetto importante: “Bisogna ricostruire un edificio pubblico (municipio, ospedale, teatro) o un edificio di pubblico interesse (chiesa, museo, casa di riposo ecc.) non solo pensando che debbano avere la massima solidità e sicurezza ma anche che siano funzionali a determinati obiettivi”. Inutile ricostruire un teatro o una chiesa per tenerli chiusi. E’ la comunità che deve farsi carico di scegliere anche la propria vocazione (turistica, artigianale, commerciale ecc.) per far sì che quegli edifici siano vissuti, frequentati, utili per tutti. Questo ad evitare, come successo a Nocera Umbra dopo il sisma del 1997, che è stato ricostruito tutto esattamente ma le abitazioni sono disabitate.

inaugurazione creahub manzi foto ap (17)

L’onorevole Irene Manzi

E poi, nel mettere in sicurezza ad esempio una chiesa, non si può pretendere che tutto torni esattamente come prima anche perché sicuramente, anche in passato, per altri terremoti, avrà subito delle manomissioni. Quindi se si vede un cavo, un gancio o una staffa che sono indispensabili per la sicurezza dell’edificio non deve essere questo a farci gridare allo scandalo per una falsa ricostruzione. Ed è stato fatto l’esempio della torre di piazza S.Marco a Venezia che è stato ricostruito esattamente sullo stesso posto ma non proprio come era prima. E’ stato anche riconosciuto che in passato, anche nel sisma del 1997 sono stati fatti degli errori. Innanzitutto perché c’era il concetto che i tetti dovessero essere ricostruiti in calcestruzzo senza pensare che le vecchie mura (vecchie anche di cento anni) non avrebbero retto. Ed infatti la calce che aveva tenuto in piedi quelle mura in pietra era diventata più o meno come la terra e quindi le case si sono sbriciolate.  Altro problema, vissuto nel 1997 ma che si ripeterà anche nella ricostruzione di oggi, è costituito dal fatto che non c’è la “storia degli edifici” e quindi non si sa come sono stati costruiti in origine. Si possono fare solo delle supposizioni. Così nel 1997 ci fu molta attenzione nella ricostruzione di edifici nobiliari e di palazzi storici con molte riunioni di tecnici, specialisti delle varie materie, per esaminare tutti gli aspetti. Ma non è stato sufficiente perché il sisma attuale li ha danneggiati come gli altri. E questo proprio perché non è facile rendersi conto esattamente della consistenza delle vecchie murature. Potrebbero esserci da qualche parte delle canne fumarie chiuse e quindi invisibili o vecchie fenditure riparate in maniera impropria.

E’ stato sollevato anche il problema della proposta che sta emergendo da più parti e che non trova sicuramente l’adesione del popolo dei Sibillini. Proposta, avanzata sembra in alto loco (ovviamente per risparmiare), di creare, nella ricostruzione, degli edifici multifunzionali come ad esempio una casa di riposo unica per 4/5 Comuni, oppure un unico grande edificio in cui mettere tutte le opere d’arte. Seguendo questa ipotesi si potrebbe pensare anche ad un teatro unico per tutto l’alto maceratese, una sola chiesa, un solo cimitero e perché no una sola farmacia, un solo ospedale (magari a valle verso Montecosaro). Ma questo non è stato ancora detto, bensì lo spettro di questa soluzione è balenata in non pochi dei presenti alla “tavola rotonda”. Bisognerà però discuterne prima di prendere decisioni un po’ avventate. L’evento è stato reso ancora più interessante dalla visita alla bella mostra di Massimo Costantini, tenuta sempre nei locali del museo “La Tela” in vicolo Vecchio 6 di Macerata, sul tema “La città murata – I nostri centri storici da salvare”.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Gianluca Ginella. Direttore editoriale: Matteo Zallocco
Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X