Duplice omicidio, la ex di Lombardi:
“Tra noi finì per questa vicenda”
Un testimone: “Alex confessò i delitti”

CORTE D'ASSISE - Melania Bolognini è stata sentita questa mattina in tribunale, ha detto di non avere mai parlato con il bodyguard, dei delitti di Cingoli. Sentite anche due persone cui gli imputati avrebbero riferito fatti relativi agli omicidi

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Il momento dell’arresto di Alex Lombardi

 

 

di Gianluca Ginella e Leonardo Giorgi

Una relazione durata per 15 anni, ma oggi in aula nemmeno uno sguardo rivolto da Melania Bolognini all’ex fidanzato, il bodyguard Alex Lombardi, imputato alla Corte d’assise del tribunale di Macerata per il duplice omicidio di Cingoli. All’epoca dei fatti contestati Bolognini, 35 anni, residente a Falconara, segretaria in uno studio dentistico, aveva una relazione con il bodyguard ed era stata arrestata con l’accusa di favoreggiamento. «Il nostro rapporto è finito per via di tutta questa vicenda» ha spiegato Bolognini in aula. La giovane ha detto che lei dei delitti non sa nulla. «Non ho mai voluto sapere nulla, e lui non mi ha mai detto niente su cosa è successo» ha spiegato la 35enne. Il pm Stefania Ciccioli a queste dichiarazioni ha sollecitato la ragazza: «possibile che se la storia è finita per questa vicenda non ne abbiate mai discusso?».

Da sinistra: gli avvocati Fabrizio Belfiore, Francesco Voltattorni e Vando Scheggia

Da sinistra: gli avvocati Fabrizio Belfiore, Francesco Voltattorni e Vando Scheggia

La Bolognini ha risposto che «per la gravità della cosa non ho mai voluto sapere niente». Lombardi il 26 maggio del 2011, giorno successivo al duplice omicidio, è andato in una armeria a vendere la sua pistola, che secondo l’accusa aveva sparato a Cingoli. «A luglio 2011 si è pentito di averla venduta e mi ha detto di volerla ricomprare e che nel caso non l’avesse trovata ne avrebbe presa un’altra». Dei delitti dei marocchini Youness Inani e Hassan Abbouli «ne sono venuta a conoscenza dai giornali e non ne ho mai parlato con Alex». Oggi sono stati sentiti anche altri due testimoni. «Stavamo in un distributore a Polverigi, nel 2011, e Lombardi iniziò a raccontarmi del fatto di Cingoli – ha riferito Luca Sabbatini –. Mi disse: “Ho già ammazzato due persone, non ho problemi ad ammazzarne un altro” e da lì è iniziato il discorso. Mi ha detto che il piano era quello di dare una “sola” ai marocchini, e prendere la merce, circa 90-100 chili di hashish, senza pagarla e senza far male a nessuno. Credo che anche Marco Pesaresi (anche lui imputato al processo, ndr) fosse a conoscenza del piano. Lombardi in paese (a Polverigi) era conosciuto come una persona violenta e che andava in giro con la pistola, anche se io non l’ho mai visto con un’arma in mano». L’uomo ha inoltre raccontato di un ulteriore episodio avvenuto una settimana prima in un bar di Polverigi: «si vantava di una sparatoria ad un tabaccaio di Filottrano (si tratta di Sauro Valentini, gambizzato da un rapinatore la sera del 19 maggio del 2011 e morto nel dicembre di quello stesso anno, ndr). Disse che aveva sparato in aria ma il tabaccaio si era fatto avanti lo stesso. Non so perché mi raccontò questo episodio, avevamo bevuto».

L'avvocato Alessandro Brandoni

L’avvocato Alessandro Brandoni

L’uomo ha inoltre aggiunto: «che io sappia Lombardi non spacciava». Sentito anche Girolamo De Benedictis, che aveva conosciuto Marco Pesaresi in carcere. «Lo conobbi nel 2003 a Montacuto. Avevamo spacciato un po’ di fumo insieme. Usavamo cocaina, ecstasy e fumo. Nel 2007 ci siamo rincontrati e per un periodo abbiamo spacciato insieme, fino a che abbiamo litigato per una questione di soldi. Nel 2012 ci siamo incontrati di nuovo in carcere e ci siamo chiariti. Da lì è ricominciata la nostra amicizia. In seguito Pesaresi mi disse che la sera in cui sono avvenuti i delitti c’era anche Jonny Rizzo (anche lui imputato al processo per duplice omicidio, ndr) a Cingoli insieme a Lombardi». De Benedictis ha voluto aggiungere che lui oggi ha testimoniato «per la giustizia e per me stesso, non mi è sembrato giusto che un uomo che ha ammazzato più di una persona stesse fuori. Speravo inoltre che parlando avrei ottenuto privilegi come la libertà anticipata». Il processo è stato poi rinviato a gennaio. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Vando Scheggia, Fabrizio Belfiore, Francesco Voltattorni, Marielvia Valeri. Parte civile al processo i famigliari di Abbouli, assistiti dall’avvocato Alessandro Brandoni.


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