Diagnosi e cure immediate
anche grazie a Vittorio Claudi

Quarant’anni fa questo medico di Serrapetrona realizzò strutture mobili di pronto soccorso che furono all’avanguardia in tutta Europa. Un libro di Luciano Gregoretti e Maria Teresa Copelli

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di Giancarlo Liuti

Da qualche giorno è aperta a “Palazzo Claudi” di Serrapetrona – si chiuderà l’8 gennaio – una mostra su Vittorio Claudi a dieci anni dalla sua scomparsa. Chi è stato Vittorio Claudi? Un medico serrapetronese che seppe affermare a livello internazionale non soltanto la propria competenza professionale ma soprattutto una straordinaria inventività nel campo delle attrezzature medico-chirurgiche e un’altrettanto straordinaria imprenditorialità nella progettazione e realizzazione di cliniche ospedaliere, sale operatorie mobili e veri e propri ospedali da campo, uno dei quali funziona ancora a Zongo, nel Congo, grazie a una donazione della “Fondazione Claudi” da lui stesso creata prima di morire.
Una delle regole del giornalismo impone la sintesi, ma nel caso di Vittorio Claudi questa diventa un’autentica impresa, tali e tante sono le cose importanti da lui ideate e portate a termine negli anni della sua vita operativa. Io mi ci sono infilato, in questa impresa, ma non sarei riuscito a venirne fuori se non avessi consultato il bel libro “Vittorio Claudi, vivere con semplicità, pensare con grandezza” scritto da due esponenti della cultura non solo maceratese come l’artista Luciano Gregoretti e sua moglie Maria Teresa Copelli.

 Vittorio Claudio in una foto del 1996

Vittorio Claudio in una foto del 1996

Veniamo a ciò che Vittorio ha saputo ideare e concretizzare nel settore che maggiormente lo appassionò, ossia la progettazione di apparecchiature d’avanguardia per le diagnosi e gli interventi chirurgici: le “autoclavi automatiche”, le camere operatorie con lampade “scialitiche” e “satellitari”, i perfezionamenti delle camere “ipo” o “iperbariche” eccetera . Del 1979 sono i suoi primi esperimenti con strutture mobili per situazioni di emergenza dovute a calamità naturali o – ma per fortuna non ce ne fu bisogno – ad eventi bellici. Nacque allora la camera chirurgica perfettamente attrezzata da far giungere rapidamente sul luogo di un’eventuale sciagura, cioè vicinissima ai feriti e tale che non fosse necessario portarli in un “pronto soccorso” lontano o inadeguato. E se si pensa all’attuale drammaticità di gravi incidenti stradali sappiamo che tutto questo, oggi, è possibile – però non sempre – ma nel ‘79 non lo era affatto e lo divenne grazie a Claudi. Basti dire che anni fa, in Europa, un complesso ospedaliero munito di apparecchiature inventate e costruite da lui è stato acquistato da una società americana per oltre un miliardo di dollari. Ed è “suo” un ospedale mobile usato in Kosovo dall’esercito italiano. Che la scienza medica stia continuamente compiendo progressi è fuori discussione ma non è detto che lo faccia sempre e comunque. In Italia, ad esempio, esistono notevoli differenze qualitative fra le regioni settentrionali e quelle meridionali. E le Marche? Il giudizio non è negativo – vi sono eccellenze, per esempio a “Torrette” di Ancona e in alcuni ospedali – ma, mediamente, si deve prendere atto della più avanzata situazione del nord, specie a Bologna e a Milano. Inoltre non basta dire “scienza medica”, perché nella realtà quotidiana essa soggiace a scelte politiche o elettorali, non escluso l’opportunismo localistico dei finanziamenti pubblici. Ma attenzione a non seguire quel “disfattismo” che oggi riscuote tanto successo (la moda perversa di dire “no” a tutto e a tutti, come se il “sì” fosse una bestemmia). Il nostro “sistema sanitario nazionale”, infatti, è considerato abbastanza efficiente a livello europeo. Si potrebbe far meglio? Ovviamente sì, come in ogni cosa (ma Voltaire affermava che il “meglio” è nemico del “bene”). Comunque, se tale domanda la rivolgessimo a Vittorio Claudi, lui si metterebbe subito al lavoro. E’ anche questo, in fondo, il significato della mostra di Serrapetrona.

Una sala operatoria mobile

Una sala operatoria mobile


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