La violenza sulle donne in Consiglio:
“Un femminicidio ogni tre giorni”

ASSEMBLEA REGIONALE - Seduta aperta sul fenomeno con il report annuale sull'attività dei 5 centri antiviolenza delle Marche. La consigliera Elena Leonardi ha letto i nomi delle 116 vittime di femminicidio nel 2016

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La seduta aperta del consiglio

Oggi possiamo dire con soddisfazione che la lotta alle discriminazioni e alla violenza sulle donne, fino a ieri tristemente dimenticata, sta assumendo una sua centralità mediatica, ma anche una centralità in termini di produzione normativa”. Così il presidente del Consiglio regionale, Antonio Mastrovincenzo, in apertura della seduta aperta dedicata al fenomeno della violenza contro le donne. “Ricordiamo, ad esempio, l’introduzione del reato di stalking avvenuta nel 2009, e anche gli interventi recenti in termini di finanziamento per la lotta contro le violenze”. Il presidente ha poi ricordato che sono 15 i milioni di euro stanziati in tre anni a livello nazionale, mentre sono 31 i milioni di euro del piano d’azione straordinario ripartiti, di recente, all’interno della conferenza Stato-Regioni, di cui circa 800 mila euro destinati alle Marche. “Soldi che saranno utilizzati – ha sottolineato Mastrovincenzo – per i centri antiviolenza, le case rifugio e gli interventi a sostegno delle vittime e dei loro figli”. Secondo il presidente è “tempo ormai che anche l’Unione Europea faccia un passo deciso e conclusivo verso l’adesione alla convenzione di Istanbul, il primo strumento giuridicamente vincolante per la prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne a livello internazionale”.

Meri Marziali

Meri Marziali

E’ intervenuta anche la presidente della commissione regionale Pari Opportunità, Meri Marziali:  “Il nostro impegno istituzionale deve esser incentrato a favore del cambiamento culturale, lavorando soprattutto con le nuove generazioni. Le reti antiviolenza non coprono l’intero territorio regionale – ha detto – e ci sono realtà ben avviate e realtà dove non c’è nulla”. E ancora: “Dobbiamo lavorare insieme affinchè ogni zona del territorio possa essere coperta da questi servizi. Dobbiamo mettere le donne nella condizione di denunciare le violenze, ma anche metterle nella condizioni di sicurezza”.

I contenuti del rapporto annuale sul fenomeno della violenza contro le donne nelle Marche sono stati illustrati dai relatori di maggioranza e opposizione, Francesco Micucci (Pd) e Elena Leonardi (FdI). “Il quadro che emerge – ha sottolineato Micucci – è di una realtà ancora fortemente presente sul territorio”. Il consigliere Pd ha posto l’accento sull’importanza di creare una rete di tutti i soggetti coinvolti e di lavorare soprattutto con le giovani generazioni, nelle scuole, “per educare i ragazzi alle conseguenze di questo fenomeno”.

Elena Leonardi

Elena Leonardi

La consigliera regionale di Fdi An Elena Leonardi ha letto in aula i nomi delle 116 donne vittime di femminicidio nel 2016:  “Nel 2016 una donna è morta per femminicidio ogni tre giorni. Pensate colleghi – ha detto – che ogni volta che ci riuniamo due donne non ci sono più”. Per evitare che la Giornata della violenza sulle donne diventi “solo l’occasione per fare un triste elenco, bisogna alzare la voce, dire scomode verità. Non possiamo accettare – ha incalzato – che sia garantita a vita una scorta ai figli di ex presidenti della Repubblica e poi non ci sono forze di polizia sufficienti a proteggere queste persone. Sbirciamo le vite degli altri sui social network ma poi nessuno si ferma o chiama la polizia se vede una ragazza in preda alle fiamme, a cui il suo compagno ha dato fuoco. Bisogna cambiare sul serio, rivedere modelli assurdi, il Governo deve investire in politiche di genere. Chiedo l’impegno delle istituzioni. Basta anche – ha concluso – questa ridicola campagna per declinare al femminile le cariche elettive: Vogliano la parità, ma poi puntiamo sulla differenze. Bisogna invece creare una rete di protezione”.  Il capogruppo del M5s Gianni Maggi e la consigliera pentastellata Romina Pergolesi. hanno  indossanoin aula il fiocco bianco della Giornata contro la violenza sulle donne. 

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Nel 2015 i contatti presso i Centri anti violenza sono stati 392, in leggero calo rispetto al 2014 quando se ne erano registrati 422. Nel dettaglio 107 sono stati i contatti al Cav di Ancona, 48 a quello di Ascoli Piceno, 55 a Fermo, 65 al Cav Macerata e infine 117 presso il centro anti violenza della provincia di Pesaro-Urbino. La donna vittima di violenza ha prevalentemente un’età tra i 35 e i 44 anni. La nazionalità delle donne che si sono rivolte ai Cav nel 2015 è per il 65% italiana con un picco per la provincia di Ascoli Piceno (73%). Tra le donne straniere prevalgono quelle di nazionalità romena (15%), marocchina (13%), albanese (9%), polacca (9%). Prima delle conclusioni dell’assessore regionale Bora, gli interventi della psicologa e criminologa, Margherita Carlini e del procuratore di Ancona, Elisabetta Melotti, che hanno ricordato il protocollo firmato in pretura nel 2016, “un punto di partenza – hanno detto – che richiede verifiche costanti e aggiornamento continuo”. L’assessore regionale per le Pari Opportunità, Manuela Bora, ha parlato di “fenomeno trasversale, culturale, che affonda le radici in una società patriarcale”. Secondo l’assessore “la violenza contro le donne è una piaga da combattere a livello di sistema”. E ancora: “Non possiamo ridurre un tema così profondo a una ricorrenza – ha detto – i numeri parlano da soli e continuano a stupirci”.


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