L’eredità di Barbara Pojaghi:
molto di più
che la somma dei ricordi

ULTIMO SALUTO - Il ricordo della docente di Unimc ed ex assessore comunale, scomparsa a 67 anni. Tantissimi i presenti. La figlia Rachele: "Una persona che aveva scelto di fare il bene". Il rettore Francesco Adornato ha proposto "Un concorso che porti il suo nome sul tema città-territorio". L'amica Paola Nicolini: "Con lei conflitti leali da cui si usciva sempre con nuovi stimoli". Alla testimonianza dei dottorandi fino ai consigli al sindaco Romano Carancini: "Sii te stesso. Va avanti"

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La figlia di Barbara Pojaghi, Rachele

 

di Claudio Ricci

Alla fine diventa un tenersi per mano la cerimonia in ricordo di Barbara Pojaghi nell’Orto dei pensatori della facoltà di Filosofia a Macerata. Si incrociano gli sguardi di autorità, studenti, familiari – in prima fila ci sono i figli Claudio, Rachele poco dietro i fratelli Carlo e Luciana – dei colleghi, degli amici di una vita e di quelli che hanno condiviso con la docente di Psicologia sociale ed ex assessore comunale, scomparsa a 67 anni il primo novembre, solo gli ultimi anni.

Barbara Pojaghi

Barbara Pojaghi

Tristezza sì ma nella convinzione di far parte di una categoria privilegiata, un gruppo che è più della somma delle parti (leitmotiv della sua ricerca accademica). E’ una comunità che ha avuto la fortuna di essere illuminata dal suo essere donna, docente e appassionata amministratrice. “Una persona che sapeva distinguere la differenza fra bene e male –  l’eredità che la figlia Rachele condivide con la platea – e che aveva scientemente deciso di fare il bene. Una persona che ti metteva sempre a tuo agio senza fare leva sui bassi sentimenti. Mai.” La cordialità del tono di voce e la fermezza vitale del suo sguardo sono il suo retaggio. Armi di una pacifista convinta eppure fervida sostenitrice del conflitto come strumento di apertura e conoscenza dell’altro. La stessa cordialità con cui accoglieva, allentando la tensione e la distanza dei ruoli, senza mai sminuire l’importanza dell’incontro. Anzi esaltandola ogni volta in maniera inaspettata. “Circola in noi un’acuta malinconia attraversata però da un forte sentimento di vitalità – dice commosso il rettore Francesco Adornato –  Una persona generosa ma ferma nelle sue idee. Propongo in suo nome un concorso su un tema plurale, come potrebbe essere il rapporto tra la città e il territorio di cui lei tanto ha rappresentato un elemento di connessione”.

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L’abbraccio tra la docente Paola Nicolini e il sindaco Romano Carancini

Un’esistenza che tanto ha incarnato “l’umanesimo che innova” mutuando le parole che il sindaco Romano Carancini usa ricordando la persona e l’impegno nella giunta Maulo come assessore alla Cultura dal 1993 al 1997. “Ha lasciato un’ impronta importante nella città e nei tanti che l’hanno conosciuta. In lei c’erano concretezza, lungimiranza e capacità di ascolto e di analisi. Mi diceva: Sii te stesso, va avanti”. Qualità che resero a Macerata iniziative come “Libriamoci”, “La mia scuola adotta un monumento” e il premio nazionale per la migliore comunicazione pubblica. Solo alcuni dei tasselli del meraviglioso mosaico della carriera politica e accademica (insieme) di Barbara Pojaghi.

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L’Orto dei pensatori affollato per la cerimonia in ricordo di Barbara Pojaghi

pojaghi-7-copyUna passione per lo studio inscindibile dalla sua “umanità pratica” come suggerisce Andrea Tuzi uno dei tanti maceratesi che ha avuto la fortuna di conoscerla. Oggi in tanti, soprattutto studenti, affollano il nuovo spazio per pensatori nel chiostro delle ex carceri. La docente Paola Nicolini, amica prima che collega (su Cm un suo toccante ricordo) affida ad alcune dottorande del dipartimento Spocri il compito di consegnare al pubblico il lascito umano e scientifico di Barbara. L’orizzonte della pluralità, la negoziazione delle differenze, la lealtà del conflitto. “Confronti leali che non erano mai rotture – ricorda l’amica docente – da cui si usciva sempre con stimoli nuovi”. La sua, una testimonianza di vita affrontata “fino in fondo a testa alta, anche nella malattia”, è il tributo della direttrice del dipartimento di Scienze Politiche, Comunicazione e relazioni internazionali Elisabetta Croci Angelini. Voci al plurale che si incontrano, più che in un ricordo destinato a svanire, in un’eredità che Macerata non dimenticherà mai. Un patrimonio che è esempio per tutti i giovani che in lei hanno visto una guida, un esempio di alto profilo morale e istituzionale eppure a portata di mano, proprio dietro la porta di quell’ufficio dove sorridente ti accoglieva sempre con il suo sguardo cordiale: “Sii te stesso. Vai avanti con il coraggio delle tue idee”.

Il rettore Francesco Adornato

Il rettore Francesco Adornato

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La professoressa Paola Nicolini ha affidato alle dottorande del dipartimento di Spocri le testimonianze accademiche del lavoro svolto da Barbara Pojaghi

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