Pasolini e il Vangelo secondo Matteo
affascinano la platea
IL PETROLIERE E IL CORSARO - Un percorso di studi ed eventi che sta ottenendo successo tra i giovani. Alla Biblioteca Mozzi-Borgetti, Fulvio Fulvi (Avvenire) e Guido Garufi hanno raccontato un inedito PPP

Fulvio Fulvi, Guido Garufi, Maurizio Verdenelli e Maurizio Angeletti
(Foto di Lucrezia Benfatto)
L’universo Pasolini. Pier Paolo letto come regista, scrittore, giornalista, saggista, centrale poeta del secondo Novecento. Probabilmente per questo, per la profondità della memoria che ci lascia il pubblico ha davvero affollato la Sala Castiglioni della Biblioteca comunale Mozzi-Borgetti, il tutto inserito all’interno del percorso di eventi che legano il Corsaro (Pasolini) al Petroliere (Enrico Mattei). Ha condotto il dibattito Maurizio Verdenelli abile regista e mediatore tra il denso materiale, anche fotografico e filmico, presentato da Fulvio Fulvi, critico cinematografico e redattore della pagina culturale di ‘Avvenire’ e lo scrittore Guido Garufi. Fulvi, che ritorna a Macerata dopo l’esperienza di anni fa, ormai, alla redazione de ‘Il Messaggero’ – guidata allora dallo stesso Verdenelli- ha proposto una lettura circostanziata e bibliograficamente ricca de ‘Il Vangelo secondo Matteo’ concentrandosi sull’aspetto sia storico (come nasce l’opera) sia estetico.
Alcune notizie probabilmente sfuggite ai più hanno arricchito la conversazione, ad esempio tra gli attori la presenza del grande poeta Alfonso Gatto, oppure la centralità della madre di Pasolini (Susanna Colussi), o anche l’aiuto scenografo, il maceratese Dante Ferretti che da lì a poco avrebbe spiccato quel leggendario volo hollywoodiano che gli avrebbe meritato tre premi Oscar. La tesi di Fulvi è che al centro della poetica pasoliniana e quindi del film giaccia una lettura del Cristianesimo più autentico, quello primitivo ed umile che trova in Cristo il simbolo centrale, un Cristo differente dal Cristo di Zeffirelli. Brillanti gli approfondimenti sulla censura che Pasolini subì sia a proposito del ‘Vangelo’, sia in generale nella sua vita collezionando una quarantina di processi. Ha sostenuto Fulvi, con tanto di accertamento delle fonti, che fu soprattutto un’area cattolica orbitante ad Assisi, dunque nel Francescanesimo e dintorni a ‘difendere’ questo Cristianesimo umile ed autentico di Pier Paolo. Tutto nacque nel corso di una notte alla Cittadella (la Pro Civitate Christiana di don Giovanni Rossi), quando lo scrittore trovò sul comodino il Vangelo di Matteo. Fu la notte dell’Innominato, anzi dell’Illuminato come l’avrebbe poi definita il regista. Da lì scaturirono la scintilla e l’approfondimento della scrittura, la visita a Gerusalemme e la ricerca degli attori e delle comparse: drammatica la vicenda della ricotta che causò la fatale indigestione ad un figurante. Interpreti che furono per la maggior parte corrispondenti ai codici del film ‘realista’, quello che non si distanzia dalla vita di tutti i giorni ed incarna nei volti l’umanità dei protagonisti. Il film fu poi dedicato a Giovanni XXIII: Pasolini si era infatti trovato ad Assisi nel giorno stesso della storica visita del Papa Buono che aveva toccato oltre che Loreto anche la città di San Francesco.
Guido Garufi (anch’egli, a suo tempo, ‘firma’ del Messaggero Marche) ha presentato Pasolini partendo dall’infanzia, dalla sua Casarsa, dal libro in dialetto, dalla volontà di ritornare al “paese innocente”. Poi i traumi, la povertà, la morte del fratello Guido ucciso dai partigiani, la solitudine alleviata dalla presenza materna, gli studi a Bologna, i primi contatti con gli intellettuali felsinei, Roversi, Giovanna Bemporad e la sua tesi di laurea, su Giovanni Pascoli, “una scelta non casuale” ha detto Garufi. E quindi il periodo romano, l’allargamento dei rapporti con Siciliano, Soldati, Moravia, Contini (il vero ‘scopritore’ di PPP) Leonetti e tanti, tantissimi altri. La poesia di Pasolini è come –ha detto Garufi- un ‘filo a terra’, uno scarico della tensione ed un approdo ad una parziale tranquillità affrontata con uno stile poematico, a volte epico, insomma una sorta di ancora con la quale il poeta ancorava l’osso di seppia sballottato dalle ondate, vale a dire la sua vita contrastata, ferita. Sono stati letti i versi da ‘Le ceneri di Gramsci’, più in particolare quelli relativi alla vita e alla lotta, al declino di una Roma fatiscente e alla profezia dell’Italia che pienamente si compie ai nostri giorni. Garufi ha poi raccomandato ai presenti di non perdersi il film ‘La macchinazione’ di David Grieco (Massimo Ranieri è uno straordinario Pasolini) che sarà proposto lunedì 28 novembre all’Antica Biblioteca dell’Università (dalle ore 9) e alla stessa Sala Castiglioni (dalle ore 15) in una full immersion de ‘Il Petroliere e il Corsaro’ con il regista Grieco, l’avvocato Stefano Maccioni (legale della famiglia Pasolini) e i magistrati Otello Lupacchini e Massimiliano Siddi.
Intanto il percorso di studi ed eventi ideato da Maurizio Verdenelli e Paolo Nanni sta ottenendo un confortante successo. Tanti giovani, venerdì al Duma, al reading (interpreti Giuliano Sampaolesi e Maria Silvia Marozzi) degli articoli pubblicati nel 1975 sul Corriere della Sera che videro l’un contro l’altro PPP e Giulio Andreotti. Mentre, sabato sera, in Biblioteca l’incontro aperto e concluso con la lettura de ‘La ballata delle madri’ a cura di Maurizio Angeletti, ha tenuto ‘bloccati’ i tanti presenti sino alla fine per due ore.


