La Balena Bianca e la ‘Lady di Ferro’

POLITICA - La storia mai scritta prima della Dc maceratese e di Maria ‘Pupa’ Emiliozzi Cardarelli che la guidò senza tentennamenti all’ombra di ‘tre principi’
- caricamento letture
verdenelli

Maurizio Verdenelli

 

Ieri nella chiesa di San Lorenzo nell’omonima frazione di Loro Piceno si sono celebrati i funerali di Maria Emiliozzi Cardarelli deceduta nei giorni scorsi, ad 88 anni, all’ospedale di Civitanova (leggi l’articolo). 

di Maurizio Verdenelli

Di lei non si conosceva l’età, a malapena il cognome da nubile (Miliozzi? forse Emiliozzi), più noto il cognome del marito (Cardarelli, per via del consanguineo Giovanni, celebre preside sanginesino). Popolarissimo era invece il nome di battesimo: Maria. La leggenda aveva aggiunto a questo un vezzeggiativo cui benignamente non faceva alcun caso anche quando, entrata lei nella piena maturità, poteva apparire non del tutto appropriato: ‘Pupa’. Sembrava un ossimoro: una ‘Pupa’ che teneva in pugno la cristianissima, ma non penitenziale, Dc nella Vandea bianca maceratese. Se il partito di (ultra)maggioranza assoluta era indicato comunemente, e non solo nelle Marche, come la Balena Bianca, la signora Emiliozzi Cardarelli era al femminile, il capitano Achab. Tuttavia Maria Pupa a differenza del protagonista del libro di Herman Melville non aveva alcuna necessità di darle la caccia, la portava al guinzaglio per gli infidi mari, soprattutto interni, della Politica in decenni quando ancora la crisi non bussava alle porte delle istituzioni e il Patto di Stabilità appariva come ‘questione’ di alchimisti al pari della Pietra Filosofale.

Maria Emiliozzi

Maria Emiliozzi

 

 

Erano tempi nei quali a Macerata, con lei, c’era pure un’altra donna molto importante: era quest’ultima tuttavia una dirigente in ascesa, indicata come la ‘zarina’. La signora Maria era invece integralmente una segretaria. Una super, intelligentissima segretaria. Amava, del ruolo, l’oggetto interno della sua autentica essenza: il segreto, appunto. La materia di cui è fatto il Potere vero. Di lei solo il ‘nome d’arte’ era dunque noto: anzi famoso, sussurrato, ambito per un’udienza spesso risolutiva. La Segretaria signora Maria teneva sommamente alla propria invisibilità, sui giornali non uscì mai una sua foto. Non l’avrebbe permesso. All’interno della Dc, per lei si era tenuta semplicemente l’incarico di responsabile del ‘Movimento femminile provinciale’. Ho nutrito a lungo però il sospetto che la signora pur non essendo una ‘zarina’ assomigliasse molto alla contemporanea Margaret Thatcher. Una ‘Lady di ferro’ per la quale ogni tentativo di detronizzazione sarebbe stato vano. Ricorda, con un sorriso, il sen. Carlo Ballesi, già sindaco di Macerata: “Non se ne poteva più di quelle maggioranze bulgare di cui pure eravamo, come dorotei, protagonisti ed insieme vittime come ‘peones’. I kennediani, come aveva ‘battezzato’ Giancarlo Liuti i ciaffiani di cui Giuseppe Sposetti era l’esponente più in vista, non riuscivano nei numeri ad insidiare la corrente forlaniana, ancora meno i foschiani. Così’ tentammo un putsch ad un congresso provinciale di molti anni fa: con Nicola Mancioli, Davide Calise ed io giovanissimo, a correre di qua e di là, presentammo una lista ‘di testimonianza’ ispirata a Flaminio Piccoli. Ottenemmo solo il 7%. E se il senatore Tambroni (leader ‘dal volto bonario’ ndr) non rimase scosso dall’alzata di capo dei ‘ragazzi’, Maria Pupa la prese invece molto male. Era scontato. Lei impareggiabile organizzatrice: guai tuttavia a mettersi di traverso!”.Ricorda il collega Fulvio Fulvi, a quei tempi giovane iscritto alla Dc. “Ad un convegno giovanile, ad Ancona, ricordo supplicarla così: ‘Signora Emiliozzi, mi aiuti ad essere eletto delegato’. Costui poi sarebbe diventato un autorevole giornalista tv”.

Rodolfo Tambroni

Rodolfo Tambroni

La ‘Lady di Ferro’ marchigiana era dotata di humour. Venne un tempo in cui Rodolfo Tambroni, sottosegretario alle Finanze, fu investito dall’ormai ‘storica’ vicenda ‘delle sigarette’. Un caso legato ad imposte non pagate (‘contrabbando’?) da società a livello nazionale. Un caso che se escluse ‘dazioni’ a favore del senatore (“Ho bisogno forse io di diventar ricco? Se mi fermo mezz’ora ai Cancelli e chiedo a ciascun passante di mia conoscenza, cento lire, divento milionario” mi disse al suo modo un po’ teatrale) mostrava d’altra parte radici di ordine politico tra gli alleati Dc-Psi. Tuttavia il caso si sgonfiò ma nel pieno della tempesta, Maria Pupa non perse lo spirito tranchant: a chi cercava d’entrare nella segreteria forlaniana, diceva con un sorrisetto “Scusate ma oggi è chiuso: stiamo contando i pacchetti di sigarette…”.  Il problema principale della segreteria tambronian – forlaniana era quello di mantenere l’ordine interno al maxi-partito: gli accordi si trovavano leggendariamente d’incanto alla vigilia di ogni elezione. Ogni corrente con la propria presenza distinta ai blocchi di partenza: dopo sarebbero venuti accordi spiazzanti definiti da Mancioli ‘del TA-CI’ dalle prime lettere dei due leaders Tambroni e Ciaffi. E l’opposizione di destra e di sinistra? No problem off course nella Vandea bianca. La rottura di questa poliennale pax forlaniana fu quando Giuseppe Sposetti divenne presidente della Carima, rompendo la lunga sequela di n.1 nel segno della Dc di centrodestra (quella opposta era definita sardonicamente: la sinistra Dc ). Tambroni in aperta antitesi con il Grande Capo pesarese che aveva ‘ceduto’ sulla Carima al segretario De Mita a seguito dell’ok alla sua doppia candidatura a deputato/senatore, sciolse la segreteria maceratese. Così per Maria Pupa iniziò la terza giovinezza: la prima era stata con Francesco Merloni, ministro dei Lavori Pubblici e grande tycoon fabrianese.

Franco Sensi

Franco Sensi

La nuova vita fu sfolgorante, politica e comunicazione, anzi giornalismo visto che divenne la segretaria, anzi la rappresentante stessa dell’editore Franco Sensi. Si sviluppò ed accrebbe la propria presenza sul territorio il Corriere Adriatico, edito dall’imprenditore romano con solidi radici a Visso. Il quotidiano, che qualche tempo prima aveva aperto con il ticket Walter Orazi – Giancarlo Trapanese (con i quali collaborava Diomede Cappelloni, cronista ‘storico’ delle prime stagioni liriche in Arena) si sviluppò sul territorio. Dal ‘Messaggero’ assorbì due ‘ragazzi’ di talento, Emanuela Fiorentino e Luca Patrassi, ed un fotoreporter che presto si sarebbe imposto: Guido Picchio. Naturalmente Maria Pupa non s’interessava della redazione dove peraltro era ‘di casa’ con un ufficio che recava sulla porta l’indicazione ‘Editore’. La ricordo con il suo soprabito chiaro ‘quattrostagioni’, i capelli bianchi ben cotonati (forse accresciuti da un’extension) la scrivania scevra assolutamente di carte ed un telefono posto davanti a lei. La sua specialità era la politica che sapeva tessere senza uguali. Fu anche virtualmente ‘madrina’ di un’iniziativa editoriale, ‘Il Picchio’: un periodico che grazie alla direzione di Luciano Magnalbò (che poi lasciò per dare vita a ‘Metropolis) ebbe un successo travolgente.

Di quegli anni fu ancora protagonista, anche come dirigente dc (di stretta osservanza tambroniana) il prof. Guido Garufi. “Maria Pupa ha interpretato al meglio lo spirito democratico e popolare della Dc. Parlo di quel Potere che attraverso corpi intermedi incontrava la gente, ascoltando bisogni, ansie, cercando di dare risposte. Incarnando ciò che impropriamente è stato definito clientelismo. Questo è un termine che deriva dal latino: Clio, m’inchino: ad inchinarsi era il Potere verso la base. Ed ora? Assistiamo ad un Potere lobbistico che è lontano da tutto, dalla gente, fuorché da chiari interessi, dai grandi gruppi bancari e dalle società finanziarie. Gli anni di Maria Pupa furono gli ultimi di una storia diversa, dove la gente chiedeva d’essere ascoltata e per lo più ci riusciva. Anche salendo le scale di una segreteria. Tambroni era anche famoso per una frase: ‘Aiutatemi ad aiutarvi’. Dispiace dirlo: era certo un sistema perfettibile, tuttavia ora cosa è rimasto di quella storia dove la politica decideva subito ed ‘in loco’ non a Bruxelles”.

Da parte sua l’avv. Graziano Pambianchi, già repubblicano e vice del sindaco Carlo Cingolani (ciaffiano) non si sbilancia: “Di lei si è detto tutto fino a quando è stata in vita”. Già, da molti anni, lasciati le ‘segrete stanze’ la signora Maria Emiliozzi Cardarelli si era dedicata al bel ristorante di famiglia, a Loro Piceno. Come Margaret Thatcher la sua vicenda s’era ammantata di silenzio e di quella riservatezza cui sempre aveva tenuto anche quando era stata all’ombra di tre ‘principi’ (loro spesso lontani, a Roma, lei sempre sul territorio); tanto che i giovani, di questa storia che ha disegnato per decenni le umane vicende che presiedettero ai destini di generazioni, nulla hanno saputo.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X