Un maceratese a Londra,
aspettando “Brexit” o “Britin”

INTERVISTA - L’incertezza che regna in queste ore sull’esito del referendum del 23 giugno per decidere se la Gran Bretagna debba uscire o rimanere nell’Unione Europea è vissuta con una certa trepidazione anche dai tanti italiani che vivono nel Regno Unito. CM ha chiesto a Matteo Santecchia, un giovane maceratese che lavora nella City, quali scenari si potrebbero aprire in caso di vittoria dei fautori del “Brexit” per gli inglesi e per tutti gli europei
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Matteo Santecchia oggi davanti al Big Ben

Matteo Santecchia oggi davanti al Big Ben

 

di Alessandro Feliziani

Per quelli della mia generazione, l’Inghilterra è stata identificata per molto tempo con The Beatles, con le loro canzoni e con la rivoluzione dei costumi di cui i quattro baronetti di Sua Maestà sono stati precursori. Tanti altri, uomini e donne delle generazioni precedenti e successive, un po’ britannici lo sono stati e lo sono ancora senza accorgersene, magari semplicemente nell’ordinare al ristorante una porzione di roast beef oppure indossando una giacca di tweed o una cravatta regimental o, più semplicemente ancora, salutando il venerdì sera i colleghi di lavoro con un “buon week end”. Nelle scuole italiane ormai da decenni si studia l’inglese e nella stessa nostra lingua sono entrate molte parole inglesi, tanto da farne a volte anche un abuso.
Da diversi anni, soprattutto da quando in Italia la crisi economica e occupazionale ha iniziato a farsi pesantemente sentire, la Gran Bretagna è diventata una meta per migliaia di italiani. Oggi vivono stabilmente nel Regno Unito più di 600 mila italiani, di cui la metà solo a Londra, tanto da farne la città estera con il maggior numero di italiani. Enrico Franceschini, nel suo libro “Londra Italia” ha scritto che la capitale britannica è la quinta “città italiana” dopo Roma, Milano, Napoli e Torino.
Ecco perché gli italiani, al pari di tanti altri cittadini europei, sono particolarmente interessati all’esito del referendum di giovedì prossimo: “Brexit”, cioè uscita dall’UE oppure “Britin”, permanenza nell’Unione europea ?
Quali potrebbero essere le conseguenze dell’eventuale uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea? Lo abbiamo chiesto a Matteo Santecchia, un giovane maceratese che vive a Londra e che per il suo lavoro è abituato a sentire ogni giorno “il battito” dell’economia mondiale.
Dopo la maturità conseguita nel 2008 al liceo scientifico di Macerata, Matteo Santecchia si è laureato nel 2013 alla Bocconi di Milano, con un percorso di studi di tipo 3 + 2 (laurea triennale in Economia e Finanza e poi laurea specialistica in Finanza). Durante i cinque anni alla Bocconi ha avuto anche modo di trascorrere un semestre accademico negli Stati uniti (in Ohio) ed uno in Cina (a Pechino), nonché alcuni mesi a Tokyo per una Summer School.

matteo santecchiaDa quanto tempo ti trovi a Londra e di cosa di occupi?
Mi trovo a Londra ormai da tre anni. Sono arrivato a lavorare in Inghilterra immediatamente dopo la laurea specialistica, quale sbocco occupazionale dovuto al percorso di studi svolto e alla passione per la Finanza ed il mondo del business. Lavoro in una banca d’affari internazionale come analista finanziario e mi occupo di fusioni ed acquisizioni nell’ambito di istituzioni finanziarie, banche, assicurazioni, gestione di investimenti. L’avventura nel mondo della finanza è iniziata il penultimo anno di università quando ho fatto un tirocinio in una banca d’affari internazionale e alla fine di quella esperienza mi è stata fatta un’offerta per l’anno seguente, valida da quando avrei finito gli studi.

La Gran Bretagna sta vivendo un’importante vigilia referendaria. È in gioco la sua permanenza nell’Unione Europea. Ritieni che dal “Brexit” il Regno unito abbia più da guadagnare o da perdere?
Ci sono argomentazioni diverse a favore di entrambi gli scenari. Contro la Brexit si fa generalmente riferimento ai benefici di essere parte di un’unione, di qualcosa di più grande e generalmente più forte che garantisca un ambiente favorevole al commercio, seppur sottostando agli obblighi derivanti dall’appartenenza all’Unione europea. L’argomentazione opposta è invece riassumibile come “più sovranità e meno burocrazia”. A mio avviso, considerando costi e benefici di entrambe, la prima posizione appare ben più convincente.

Matteo Santecchia nel giorno della laurea alla Bocconi nel 2013

Matteo Santecchia nel giorno della laurea alla Bocconi nel 2013

Quali sarebbero i vantaggi per la Gran Bretagna di rimanere nell’UE?
La mia è una posizione a favore della Gran Bretagna come parte dell’Unione Europea, specialmente in considerazione della grande incertezza sugli eventuali benefici dell’uscita e i relativi costi.
I vantaggi per la Gran Bretagna, nel caso decidesse di rimanere, sarebbero considerevoli ad iniziare dalla sua maggiore influenza internazionale, quale parte di una realtà economica costituita da 500 milioni di persone. Inoltre, ci sarebbe un vantaggio anche sul piano della sicurezza, poiché terrorismo e criminalità transfrontaliera sono meglio fronteggiabili grazie ad una maggior cooperazione. Per il mondo degli affari, occorre tener presente che il libero commercio all’interno dell’UE è un fondamentale motore di crescita per le imprese. In aggiunta, l’appartenenza all’Unione garantisce maggior potere contrattuale nel negoziare trattati commerciali con le altre potenze extra UE come USA, Cina e Brasile. Ultimo, ma non in ordine d’importanza, è il potere di acquisto dei consumatori garantito da una moneta forte, figlia di un’economia stabile e dalla posizione privilegiata assicurata alla Gran Bretagna in fase di stipulazione dei trattati.

Quindi nessun svantaggio a rimanere nell’UE?
Chiaramente tutto ha un prezzo. Rimanere nell’Unione significa innanzitutto sottostare alle sue regole, seppur con delle libertà, e alla sua burocrazia. Questo si traduce in contributi annuali all’Europa, una politica monetaria di fatto non totalmente libera e una condivisione più o meno forzata delle politiche comunitarie internazionali come, per esempio, in materia di immigrazione.

Quali sarebbero le ripercussioni di un eventuale Brexit e quali i possibili scenari?
Inizialmente vi sarebbe un clima di forte incertezza politica dato che nessun paese è mai uscito dall’Unione e una procedura standard non è mai stata testata. Il Regno Unito si troverebbe, infatti, di fronte ad una vasta gamma di possibili soluzioni e tutto dipenderebbe dall’esito dei negoziati. In generale, i possibili risultati negoziali s’ispireranno allo status particolare di altri paesi Europei che non aderiscono all’Unione.
La prima possibilità sarebbe l’adesione all’Unione Economica Europea (EEA), come nel caso della Norvegia. In questo scenario, la Gran Bretagna manterrebbe l’accesso al mercato unico, rispettandone tuttavia le regole. In tal caso, si perderebbe il diritto di voto sulla determinazione delle decisioni comunitarie, pur continuando a versare i contributi comunitari e garantendo la libera circolazione degli individui, ma non beneficiando degli accordi commerciali negoziati dall’UE.
La seconda possibilità sarebbe la stipulazione di un accordo bilaterale che stabilisca l’accesso al mercato unico solamente per alcuni settori specifici, come per la Svizzera. In tal caso, il maggior vantaggio sarebbe il non dover sottostare alle regole comunitarie seppur beneficiando dell’assenza di dazi doganali per la maggioranza dei settori. In cambio, la Gran Bretagna sarebbe tuttavia obbligata a versare contribuiti comunitari e a garantire la libera circolazione degli individui.

I conflitti interni potrebbero però non far avverare queste due possibilità e cosa succederebbe?
In tal caso entrerebbero in gioco le norme stabilite dall’Organizzazione Mondiale del Commercio e l’unico vincolo al rapporto tra Gran Bretagna e UE sarebbe un limite massimo ai dazi e tariffe imponibili, evitando una “punizione esemplare” inflitta dall’Unione per l’uscita. L’accesso al mercato unico sarebbe perso, garantendo la libertà di fissare norme, limitare l’immigrazione ed evitare la contribuzione al bilancio dell’Unione.

Le ripercussioni sarebbero quindi rilevanti nonostante i diversi scenari.
Sì. Basti pensare che molte organizzazioni e infrastrutture Europee hanno sede a Londra come risultato di trattative politiche intercorse negli anni. In caso di uscita molte situazioni sarebbero delegittimate e alcune istituzioni potrebbero essere trasferite nell’Europa continentale.
Questi sono degli effetti collaterali che spero gli Inglesi ponderino bene prima di andare a votare, perché nelle campagne referendarie spesso l’elettorato non è veramente posto di fronte ad un “elenco ragionato” di vantaggi e svantaggi, quindi lo slogan vince su tutto.

Per l’Italia pensi che ci siano più vantaggi o svantaggi con la Gran Bretagna fuori dall’U.E.? Quali sarebbero i principali vantaggi/svantaggi?
Per l’Italia in casi di vittoria del Brexit vedo prima di tutto svantaggi, principalmente legati alla restrizione del mercato unico per la perdita di un paese comunitario. In particolare, lo svantaggio più grande sarà per le imprese italiane che esportano in Gran Bretagna, anche se il costo al momento non è quantificabile dato che non sappiamo quale sarebbe l’esito della negoziazione in caso di uscita dall’UE.
In aggiunta, se la gran Bretagna dovesse smettere di contribuire al bilancio comunitario la quota sarà probabilmente ripartita tra gli altri stati contribuenti. Germania, Francia e Italia, poiché economie più grandi dell’Unione, saranno i primi stati a pagare il conto.
Probabilmente ci sarà anche una ripercussione per gli Italiani che intendessero iniziare a lavorare in Gran Bretagna, dal momento che il controllo sull’immigrazione è una delle frecce nell’arco dei pro Brexit.

Ritieni giustificati i timori delle Borse in questa vigilia? Oppure è solo una momentanea “difficoltà” legata all’incertezza?
Penso che l’andamento delle borse sia dovuto all’incertezza. D’altronde, nessuno può prevedere cosa accadrà nei prossimi giorni e le borse non possono prescindere da questo. In tal senso, se pensiamo all’importanza della scelta, direi comunque che la paura sia fondata. Ad esempio si teme che, sulla scia della Gran Bretagna, altri paesi possano tentare lo stesso referendum. Chiaramente i movimenti nazionalisti nati o rafforzati dalla crisi non aiutano.

Se dovessero risultare in maggioranza i favorevoli all’uscita dall’UE, pensi che cambierebbe qualcosa per gli italiani che già vivono in Gran Bretagna? E per te cambierebbe qualcosa?
Immagino che per chi già risiede in Inghilterra non cambierebbe molto nel breve periodo, almeno fino a quando i trattati non saranno rinegoziati. Trasferirsi dopo l’eventuale Brexit, invece, potrebbe essere più difficile.
Per me la situazione è un po’ più complicata, poiché tutto dipenderà dalle scelte del settore finanziario: lasciare o meno la sede londinese.

C’è dibattito su questo referendum tra i tuoi amici inglesi e tra i tuoi compagni di lavoro? Cosa dicono?
Sicuramente il dibattito è acceso anche perché in ufficio ci sono molti non inglesi e quindi direttamente interessati alla faccenda da un punto di vista lavorativo. Tra i miei amici non c’è nessuno che sia a favore del Brexit, ma i sondaggi dicono un’altra cosa.

Marcello Foa, giornalista esperto di politica internazionale, nel suo blog ha scritto che dopo l’omicidio della deputata laburista Jo Cox, il “Brexit” avrebbe già perso. Secondo lui è forte in UK l’emozione collettiva e il clima in queste ore è tale da condizionare gli indecisi e indurli a non abbandonare la strada nota. Anche tu hai questa sensazione?
Credo che in generale Marcello Foa abbia ragione e non solo gli indecisi possano essere emotivamente toccati da queste vicende. Nel caso specifico non saprei se un gesto folle possa decidere le sorti del paese. I giornali britannici sono stati relativamente cauti sulla vicenda e il gesto non è stato particolarmente strumentalizzato. Detto questo, le maggiori testate si sono, in maniera più o meno formale, schierate da tempo sulla Brexit e come è facile immaginare le reazioni sono abbastanza diverse. In generale comunque si è spesso parlato di “lupo solitario” e non ne è stato fatto un simbolo. In tanti altri casi, e soprattutto con un omicida di altri profili o etnie non credo sarebbe successo.

Tu personalmente come vivi questa vigilia referendaria?
Sono preoccupato per la situazione. Onestamente non so cosa sceglierà il popolo britannico il 23 giugno. Lavorando in finanza, l’incertezza è principalmente legata a un possibile spostamento degli uffici in altri paesi europei, magari a Francoforte, Parigi o Dublino.
Alla fine penso e spero che gli elettori faranno la scelta giusta e decideranno di rimanere nell’Unione. Una scelta pro Brexit sarebbe a mio avviso un salto indietro nel tempo, dettato dalla rabbia per la recente crisi finanziaria che ha portato a demonizzare l’Europa. A mio modesto avviso questa sarebbe una scelta egoista del popolo britannico, non tanto verso gli altri Europei ma per le loro stesse future generazioni.

Due domande più personali per chiudere l’intervista: A Londra cosa ti manca dell’Italia?
Direi il bel tempo, cibo e lo stile di vita. Suonano come solite banalità ma sono una certezza dell’Italia. Ovviamente anche famiglia e amici che, d’altronde, mi mancherebbero anche se fossi tedesco!

E se tu dovessi ritornare in Italia cosa pensi che ti mancherebbe di Londra?
Mi mancherebbero l’ambiente internazionale e le sue opportunità. Londra è una gran bella realtà, ma a volte un po’ frenetica.



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