Luci della città,
braccio di ferro sul compenso
tra Dante Ferretti e il Comune
PANORAMA D'ITALIA - “Non ho visto ancora un euro”, scherza ma non troppo il premio Oscar intervistato da Raffaele Curi ed Emanuela Fiorentino al ‘Lauro Rossi’. Tanti ricordi: “Quel vecchio palco affittato da mio padre che 80 anni fondò la Bottega di famiglia”. “Quella mattinata davanti ad un fatidico portone a vicolo Marefoschi”. “Quante sale cinematografiche in centro. Ed adesso…riaprite l’Italia”. Il mistero sulla bella ‘Bongiona’ e quello perdurante sull’identità dell’amichetto che lo conduceva a caricare l’orologio sulla torre civica


Dante Ferretti
di Maurizio Verdenelli
(Foto di Lucrezia Benfatto)
“Sarà un buio bellissimo”. “Macerata illuminata? Con i primi chiarori dell’alba”. E, perché il ‘concetto’ sia ancor più illuminante, la gag finale del doppiaggio con Raffaele Curi. Il quale saluta la platea come fosse l’Ospite illustre che da parte sua muove solo le labbra. Riprendendo prontamente voce allorché Raffaele/Dante promette gratuità assoluta circa l’opera attesa, le nuove luci della città natia (leggi l’articolo). “Col ca…” lo interrompe Ferretti, l’interessato. Poco prima, il pluripremio Oscar aveva definito Carancini ‘generoso’ ma…”finora non si è visto un euro”.

Emanuela Fiorentino intervista Dante Ferretti
E all’intervistatrice Emanuela Fiorentino (vicedirettore di Panorama) che definiva ‘costoso’ l’intervento in rapporto ai noti problemi di finanza pubblica, il maestro aveva controreplicato, sorridente e letale: “Lei non sa allora quanti soldi ci sono a Macerata?!”. La giornalista: “Ma lei non si sente maceratese…?”. ‘No, non sono nato a Macerata’. “Dove allora?”. ‘Da qualche parte…’. Da buon maceratese, Dante tiene in realtà e fortemente, all’equo compenso. Non ci rinuncia e tiene anche al risparmio. “Dove ho sistemato le sei statuette di Hollywood, le mie e di mia moglie? Di lei poi rappresento solo un quarto: acquisendo anche il suo cognome non mi chiamo forse Dante Ferretti Loschiavo (giù risate ndr)? Gli Oscar, dove li tengo, dunque? Rigorosamente su scaffalature Ikea”. Ferretti è innamoratissimo di Francesca: alla sua assistente numero uno non rinuncerebbe mai. “Se mi dicono che per l’arredatrice si è già provveduto, rispondo: allora provvedete anche per lo scenografo”.

Da sinistra: Raffaele Curi, Dante Ferretti ed Emanuela Fiorentino
Per un’ora, tra calembour e gag, Dante Ferretti ha sedotto il teatro Lauro Rossi, lasciando alla fine un po’ costernati soltanto Romano Carancini e Stefania Monteverde. I quali si aspettavano probabilmente una pubblica apertura di credito in merito ad un progetto che fa sognare Macerata e già ampiamente pubblicizzato. Eppure tutto sembrava essere iniziato nel migliore dei modi auspicabili nell’evento clou della giornata a cura di ‘Panorama d’Italia’. Cominciato attraverso l’inedito inno d’amore del grande esule per le sue radici. “Sarà che passano gli anni, anche se ne ho appena 50 più Iva, o meglio tredici o quattordici tanto è vero che mi devono ancora crescere i capelli, però torno sempre più volentieri a Macerata. Che da parte sua, mi appare sempre più bella . Quando sono qui, mi piace camminare sbucando da via Lauri per i vicoli, ascoltare il silenzio della notte -di sicuro a Dante non è mai capitato il giovedì della movida perché avrebbe materiale per una scenografia sulla bolgia dei dannati che neppure il suo celebre omonimo… (ndr)”. Poi l’adagiarsi inusuale e prolungato sui ricordi. Alcuni addirittura mai rivelati. “Quando frequentavo l’Istituto d’Arte e venivo rimandato ogni volta in 4 o 5 materie – eccetto una maturità addirittura trionfale perché sapevo del premio finale che era Roma- ci ritrovavamo spesso io e miei compagni di ‘salina’ a gironzolare davanti al bordello di vicolo Marefoschi sognando quando avremmo potuto varcare quel fatidico portone. Un giorno ne vedemmo uscire il nostro direttore –Rozen il soprannome. Ci guardammo vicendevolmente come in un film western, per comprendere alla fine che il nostro problema era risolto. Da quel momento non avremmo avuto più necessità di giustificare, imitando la firma dei genitori, le nostre future assenze…”.

Nel pubblico, da sinistra: Stefania Monteverde, Marika Marcolini, Betty Torresi e Romano Carancini
Poi il grande amore per il cinema. Ed un appello, attuale perché Macerata torni a pullulare di sale: “Ai miei tempi il centro n’era pieno. A cominciare dal cine Italia, benissimo restaurato ed ora chiuso! Poi tante sale parrocchiali. Ricordo quella all’aperto della chiesa di San Giorgio. Vedevamo un quarto di pellicola, più non era possibile da quella posizione, da viale Leopardi. Un brutto giorno ci piazzarono un semaforo proprio sulla nostra prospettiva, tolta del tutto dall’attesa al rosso dei camion. E noi agli autisti: ‘Forza, partite: è scattato il verde’. Non era vero, ma per noi importante era continuare a vedere il film”. Poi la vocazione alla scenografia. “In verità me la indicò Umberto Peschi, c’era tuttavia mio padre che nella bottega di famiglia – quest’anno compie la bella età di 80 anni!- voleva che io lo sostituissi un giorno. Così quando un professore gli disse che avevo superato l’esame di maturità: ‘Elvio non ci crederai: Dante è stato il migliore!”, mio padre quasi svenne. Non tanto per contentezza quando per il fatto che, forse pensando che non ce l’avrei fatta mai a prendere buoni voti, mi aveva promesso che in caso di successo mi avrebbe lasciato andare a Roma”. E a Roma, otto film con Pasolini (in ‘Uccellacci ed Uccellini’, Ferretti ha preso a prestito il paesaggio maceratese) sei con Fellini e dieci (uno è in via di lavorazione) con Scorsese. “Con Pierpaolo grande collaborazione: gli ho arredato anche tre sue case”. ‘Eppure sempre del ‘lei’ tra voi, vero?’ Gli chiede Emanuela. Dante: “Verissimo: forse non ero il suo tipo..”.
Dalle risate viene giù il ‘Lauro Rossi’. Già il teatro, anche questo ancora prima del restauro come la torre civica nella visionarietà (cfr Hugo Cabret) dello scenografo più amato di Hollywood. “Grande nostalgia di un palco al terzo piano, a sinistra. Veniva affittato ad ogni veglione di carnevale da mio padre. E tutti con gli occhi nell’emiciclo dove le coppie ballavano. Al centro degli sguardi una bellissima ragazza mora, che chiamavano la ‘bongiona’. Insomma la felliniana ‘bona’: ne eravamo tutti innamorati. Sapevamo anche dove abitava, in fondo al corso, una traversa. E li ci piazzavano per vederla uscire di casa, sognando. Chissà dov’è ora?”. Già e dov’è pure il figlio del custode della torre, il suo amichetto che a 10 anni lo conduceva lungo le scale per ‘caricare l’orologio’. E’ rimasto finora ignoto: “Non riesco a ricordane il nome, proprio”. Ed allora questo giornale lancia un appello all’amichetto ignoto e alla ‘Bongiona’: amici di Dante che fu, svelatevi, se vi riconoscete nel racconto e venite a trovarci in redazione. Vi aspettiamo! Alla fine, tutta la platea si è riversata sull’Ospite atteso che ha parlato a viso aperto. Ne ha avute per tutti. Indirettamente per l’amministrazione maceratese, per l’amico Marty Scorsese (“Sta continuamente a vedere i film, che palle!”), per Federico Fellini (“Mi telefonava per andare al caffè Canova o di domenica a Fregene perché sapeva che io guidavo e lui no”) per il cibo (“Che mangiate dal ‘Mastino’ e poi grazie a ‘La Cascina’ e all’abbacchio alla romana, cucinato divinamente, riuscii a far girare Gangs of NY a Cinecittà”) e un grazie a Tom Cruise (“Per lui sono riuscito a completare la scenografia della piazza di Gangs, che Harvey West non voleva finanziare con 120.000 euro. Si trattava di una facciata di chiesa. Per via delle pressioni di Cruise, ce la feci. E quando lui mi chiese poi com’era andata, gli dissi: tutto ok e per ringraziarti ho dedicato la chiesa a Saint Tom. Nicole Kidman cominciò a ridere, a ridere che quasi non smetteva più”.

I nipoti di Dante Ferretti, Renata e Federico




Raffaele Curi

Emanuela Fiorentino



L’inaugurazione della nuova sede della Bottega Ferretti, nel giugno scorso, presnete il Premio Oscar, appena reduce allora dalla trionfale apertura del Festival dei Due Mondi di Spoleto
Abbiamo gustato una storica intervista a Dante Ferretti in cui, come sa fare lui, ha raccontato in breve la sua vita e l’amore per Macerata.
Ma quando è osannato, ha vinto degli Oscar va bene, ma è ora di farla finita .Ci saranno dei bravi giovani Maceratesi che lo potranno sostituire ?
@ Livia Cosma:
certo che ci saranno dei bravi giovani maceratesi che lo potranno sostituire, ma al momento non lo hanno ancora fatto per cui invece del “vuoto” continuiamo con lui in attesa che altri si facciano avanti. O forse la sua è semplicemente invidia per il fatto che Ferretti ha vinto “degli Oscar” mentre lei personalmente non è riuscita a realizzare un bel niente??? Basta con questo dover sempre denigrare tutto e tutti a prescindere! Posso capire che potrebbe non esserle simpatico, ma resta sempre il fatto che Ferretti è Ferretti e nel bene o nel male stà dando lustro e visibilità a Macerata, e su questo non ci piove, mentre i suoi (di Livia Cosma) livori, rancori, invidia e quant’altro non fanno notizia da nessuna parte!
peraltro Ferretti e’ orgoglioso di dire che e’ italiano e di Macerata…ambasciatore migliore di lui all’estero per la nostra citta’ non c’e’!!!
e comunque come al solito..nemo profeta in patria….
La tariffa delle prime luci dell’alba d’una nuova era dovrebbe essere agevolata.
Me sa tanto che Ferretti, ( considerando poi che qui si parla di un rapporto lavorativo con un ufficio pubblico ) per mettere le luci all’alba di notte fa ” stenne stenne “.