“Innamorati” a tempo di rock
L’opera di Goldoni che piace ai giovani

MACERATA - Applaudita al Lauro Rossi la rivisitazione moderna dell'opera del XVIII secolo ad opera della compagnia Anà-Thema di Udine e ideata dal regista Luca Ferri. Grande successo di pubblico, con una numerosa presenza di ragazzi

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Una scena di "Innamorati - Opera Rock"

Una scena di “Innamorati – Opera Rock”

di Walter Cortella

(Foto di Maurizio Iesari)

Finalmente un Goldoni originale. Dopo numerose e talvolta stucchevoli rappresentazioni de “Gli innamorati” nel consueto cliché, approda al 47° Festival Macerata Teatro una versione completamente rinnovata dell’opera goldoniana che sposta l’azione, pur nel rispetto del testo, dalle lussuose dimore dei nobili di Venezia e la riporta nell’ambito più spartano della commedia dell’arte, con l’aggiunta di innovazioni di grande effetto, che la rendono nuova e unica, adatta a tutte le età, con un occhio di riguardo alle giovani generazioni. Per la cronaca, domenica in platea al Lauro Rossi c’erano molti ragazzi che normalmente non frequentano la rassegna. Questo Goldoni che non ti aspetti è nato da un’intuizione di Luca Ferri, regista della compagnia Anà-Thema di Udine, al suo esordio sulla ribalta dellagrande kermesse maceratese con “Innamorati – Opera rock”. Al centro della vicenda, la bizzosa Eugenia e il nobile Fulgenzio, che incarnano la giovanile passione amorosa, con tutto il suo corredo di contrasti, assolutezze, turbamenti, capricci e ripicche proprie degli innamorati di ogni epoca. La versione sperimentale proposta dalla compagnia friulana si muove, come detto, tra elementi classici e momenti di estrema modernità, grazie ad una lettura registica giovane che, partendo dal testo goldoniano, porta in scena un adattamento capace di creare un linguaggio più immediato e più vicino alla realtà contemporanea. E per questo di sicura presa sugli spettatori, anche quelli legati alla tradizione. Si tratta di un allestimento che ha ottenuto lusinghieri consensi dovunque, già fin dalla sua prima apparizione. Certo, lo spettacolo può far arricciare il naso a coloro che sono poco inclini ad accogliere le innovazioni, tanto meno le contaminazioni, ma sicuramente il pubblico del teatro Rossi ha dimostrato in maniera inequivocabile il suo gradimento con calorosi applausi.

 

Eugenia, intepretata da Claudio Del Toro

Eugenia, intepretata da Claudio Del Toro

Quella fornita dalla formazione friulana è senz’altro una performance di primissimo ordine. L’intero cast ha messo in mostra una preparazione artistica davvero solida, di alta scuola. I movimenti corporei sono precisi, senza sbavature, la mimica eloquente, la sicurezza e la versatilità ammirevoli. Alcuni di essi, altro elemento di contatto con la commedia dell’arte, hanno assunto il doppio ruolo, come Luca Marchioro (l’innamorato Fulgenzio e lo scanzonato servitore Succianespole) e Fabio Bonora (il Conte Roberto e Ridolfo), vestendo anche abiti femminili, come lo stesso Luca Ferri, ineccepibile e sontuoso il suo zio Fabrizio e irriconoscibile quando indossa i panni dell’altera Clorinda. Per non parlare di Claudio Del Toro, protagonista principale della pièce, strepitoso nel ruolo della bisbetica Eugenia. È uno spettacolo nello spettacolo. Ma anche gli altri interpreti non sono da meno. Che dire, per esempio di Stefania Maffeis? Molto ben caratterizzata la sua vigorosa Flamminia, dalla voce tonante, agli antipodi rispetto alla melanconica sorella Eugenia. Bravissima.

 

Lo "zio Fabrizio" interpretato da Luca Ferri

Lo “zio Fabrizio” interpretato da Luca Ferri

Il regista porta in scena anche tre musicisti, anzi quattro, poiché Elena Pontini impiega uno strumento di prim’ordine, la sua bella voce corposa da soprano. Le travolgenti musiche suonate dal vivo (chitarra, basso e percussioni) sono una creazione originale della band Evenfall, mentre i testi delle canzoni portano la firma della stessa Pontini. La scenografia, minimalista e funzionale, è costituita da un’impalcatura metallica da cantiere edile, sulla quale si muovono attori e band, mentre lo spazio recitativo è quello tradizionale della commedia dell’arte, una pedana di legno con quattro punti luci, il tutto a due palmi da terra e niente più. Una menzione particolare meritano i costumi ideati e realizzati da Emmanuela Cossar. Pur ricordando gli abiti dell’epoca, sono realizzati con l’impiego di materiali moderni, dalle sgargianti policromie e dalle fogge bizzarre, come le incredibili e insolite parrucche di poliuretano espanso che conferiscono ai personaggi un che di futuribile, da film di fantascienza. Strepitoso, dunque, l’esordio della compagnia friulana che pone la sua candidatura al successo finale della manifestazione maceratese. 

«Innamorati - Oprea rock» 2


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